Svizzera, 28 giugno 2018

"La politica europea di Cassis è appesa a un filo"

Dicendosi disposto a discutere un indebolimento delle misure di accompagnamento alla libera circolazione, Ignazio Cassis ha incrinato l'alleanza tra centro e sinistra che tiene in piedi la politica europea della Svizzera e ha allo stesso messo in pericolo lo stesso accordo quadro con l'UE che il ministro degli esteri sta attualmente negoziando. È questo, in sostanza, ciò che si può leggere in un articolo del portale romando 24Heures pubblicato oggi. 24Heures riferisce di un incontro del Consiglio federale, tenutosi ieri, "lungo e complicato", con il caponegoziatore Roberto Balzaretti che avrebbe dovuto aspettare oltre un'ora più del previsto prima che potesse farvi parte. E anche se finora nessuna dichiarazione ufficiale è pervenuta, il sito romando anticipa che i "7 saggi" comunicheranno mercoledì prossimo la loro decisione di essere disposti a discutere un indebolimento delle misure di accompagnamento, rimangiandosi quanto affermato il marzo scorso quando il mantenimento di queste misure era ancora una "linea rossa", ossia non erano discutibili.

Ma il prezzo da pagare potrebbe essere caro. Per parte della sinistra, in particolare i sindacati, le misure di accompagnamento sono la conditio sine qua non per sostenere la libera circolazione. E oggi stesso ribadiscono lo stesso principio, "le misure di accompagnamento non possono fare parte delle negoziazioni sull'accordo quadro" afferma Daniel Lampart, segretario dell'Unione Sindacale Svizzera (USS). Ciò che i sindacati non accetterebbero, è che l'Unione europea possa dettare le misure per proteggere i lavoratori svizzeri. "Queste misure vanno decise in modo unilaterale dalla Svizzera" dichiara il socialista bernese e presidente di Travail.Suisse Adrian Wütrich. E il suo collega di partito Carlo Sommaruga rincara la dose: "senza misure di accompagnamento la libera circolazione non ha nessun futuro".

"Alleanza europea" indebolita

Le dichiarazioni di Cassis, specialmente se saranno fatte proprie dal Consiglio federale come prevede 24Heures, rischiano di indebolire l'alleanza tra centro e sinistra su cui poggiano le attuali relazioni con l'Unione europea, nel preciso momento in cui l'UDC mostra i muscoli annunciando di essere riuscito a raccogliere le firme dell'iniziativa popolare che intende obbligare il Consiglio federale a rescindere la libera circolazione. E a complicare il tutto vi è il calendario, con le elezioni europee e federali che farebbero rimandare le negoziazioni tra Berna e Bruxelles alle calende greche. "Sta diventando tutto molto complicato. Bisogna terminare le negoziazioni entro l'autunno prima delle elezioni nell'UE e in Svizzera" sostiene il consigliere nazionale Laurent Wehrli (PLR/VD), "è possibile riuscirsi, ma qualsiasi errore o tentennamento e tutto finisce nel vuoto". 

Oltre al contenuto delle dichiarazioni di Cassis, è il modo in cui sono state comunicate che non sarebbe stato gradito. Facendo quelle dichiarazioni nei media senza apparentemente consultarsi con nessuno, Cassis ha rotto la fiducia di quelli che in teoria sarebbero i suoi alleati nelle negoziazioni per un accordo quadro, specialmente nel caso di una votazione popolare, e ha aperto un nuovo "fronte" con i sindacati e parte della sinistra. Se Cassis vuole che le negoziazioni con l'UE entro il suo obiettivo dichiarato di ottobre sarà per lui necessario rimediare a questa perdita di fiducia e intavolare al più presto discussioni con i cantoni e i partner sociali. Ma il tempo a disposizione è davvero poco.

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