Daniele Piccaluga riassume così la vicenda della perequazione: quando conviene agli altri Cantoni è “un principio sacro”, quando penalizza il Ticino tutto viene rinviato. Il Consiglio federale, osserva, dice di capire il problema ma intanto lo congela almeno fino al 2030.
Secondo il deputato leghista, il nodo è noto da anni: i frontalieri gonfiano artificialmente il potenziale di risorse del Ticino, facendolo apparire più ricco di quanto sia nella realtà. Il risultato è che il Cantone continua a essere penalizzato nei calcoli federali.
Piccaluga paragona la scelta di Berna a chi riconosce che il tetto perde ma decide di ripararlo fra quattro anni, sperando che nel frattempo smetta di piovere. Un’immagine che rende l’idea del malcontento ticinese verso un dossier trascinato troppo a lungo.
Per il coordinatore della Lega non bastano più le dichiarazioni di delusione. Serve un atto concreto: il blocco dei ristorni dei frontalieri, che ammontano a circa 120 milioni di franchi l’anno. “Difendere gli interessi del Ticino non significa alzare i toni. Significa fare il proprio lavoro”.






