Svizzera, 13 maggio 2026

Un rapporto bacchetta la Confederazione per i costi sanitari dei richiedenti l'asilo (che sono decine di milioni di franchi l'anno)

Un audit pubblicato lunedì ha quantificato per la prima volta i costi dell'assistenza sanitaria nei centri federali per richiedenti asilo, rivelando numerose carenze nella raccolta dati da parte della Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM), come riporta la testata romanda Le Temps.

L'audit, condotto dalla Controllo federale delle finanze (CDF), rivela che le spese sanitarie hanno raggiunto i 65,5 milioni di franchi nel 2023, pari al 14% dei costi totali dei centri per richiedenti asilo. In particolare, il rapporto evidenzia quella che considera una gestione inadeguata da parte della SEM: dati imprecisi, mancanza di strumenti di monitoraggio armonizzati e impossibilità di confrontare i costi tra le regioni, poiché ogni centro per richiedenti asilo utilizza metodi di monitoraggio propri.

Il rapporto rivela anche significative disparità regionali. La Svizzera romanda ha i costi sanitari più elevati del paese, con quasi 20 franchi al giorno per richiedente asilo, rispetto a una media nazionale di 16,70 franchi per i servizi coperti dall'assicurazione obbligatoria. Solo Zurigo presenta cifre comparabili.



Secondo il quotidiano "24 heures", queste discrepanze si spiegano in particolare con le differenze nelle popolazioni servite e la distanza dalle strutture ospedaliere. Il rapporto critica anche la gestione del contratto assicurativo stipulato con la cassa malati CSS. Su richiesta dell'assicuratore, la franchigia è stata aumentata da 300 a 1'500 franchi nel 2021, una decisione che, secondo il CDF, è costata alla Confederazione circa 1,5 milioni di franchi in più. In risposta alle critiche, la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) promette una maggiore supervisione e trasparenza.

L'audit evidenzia inoltre che i richiedenti asilo georgiani costano significativamente di più rispetto agli altri richiedenti asilo, fino a tre volte di più rispetto al costo medio di tutti i richiedenti asilo. Ciò alimenta i sospetti di "turismo medico", un fenomeno che gli autori del rapporto tuttavia considerano comunque “marginale”.

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