Sport, 28 agosto 2022

Ecco la rivincita di Coppa: Cornaredo sarà all’altezza?

L’ex capitano René Morf rievoca la sfida per il titolo di 21 anni fa fra il Lugano e il San Gallo

LUGANO - Sono passati più di tre mesi dal quel fatidico 15 maggio, dal giorno in cui il Lugano ha riportato in Ticino la Coppa Svizzera 29 anni dopo l’ultima conquista. Un trionfo, in tutti i sensi. Del club, della squadra e del suo temerario allenatore e pure degli oltre 9 mila tifosi che hanno invaso le vie e lo stadio di Berna. Il film di quella finale racconta di un San Gallo annichilito dalla grande concretezza e dalla stupenda spavalderia di un undici che non ha mai smesso di crederci, nemmeno subito dopo il pareggio dei rivali, quando sembrava che la barca dovesse affondare.


A distanza di 90 giorni, i bianconeri attraversano un momento piuttosto delicato: la squadra, che ha vinto alla “vecchia maniera” (difesa, fortuna e contropiede) a Basilea, è in piena fase di ricostruzione dopo le numerose e importanti partenze, i biancoverdi, dal canto loro, sono in gran forma e il 15-0 in Coppa Svizzera inflitto settimana scorsa ad un malcapitato avversario (il Rorschach) attesta la loro forza, anche se una sfida finita a pallate va pesata nel giusto modo. Il calendario ci aiuterà comunque a capire meglio lo stato d’animo di queste squadre: sì, perché proprio oggi Lugano e San Gallo si trovano di fronte a Cornaredo per una partita di campionato e per la rivincita di Coppa Svizzera.


Un’occasione, anche e soprattutto, per i tifosi: sinora hanno snobbato i bianconeri, con una media casalinga ridicola ma ora è giunto il momento di dar man forte ai propri beniamini e dimostrare che non si sostiene la squadra solo nei grandi appuntamenti (vedi Coppa). Un po' come accadde 21 anni fa, nella notte dei tempi o giù di lì. Era il 2001 e allora si parlava un’altra lingua calcistica: si correva di meno e si giocava la palla con più grazia e accuratezza. La primavera era già sbocciata e maggio si apprestava a diventare il mese decisivo per l’assegnazione del titolo svizzero.


A Lugano, dopo tanti anni di delusioni (era dalla vittoriosa Coppa Svizzera del 1993 che i bianconeri non erano più protagonisti), era tornato un `pò di entusiasmo grazie ad un tecnico ticinese (l’indimenticato Roberto Morinini) e ad un gruppo solido e di amici che era riuscito a scombussolare le gerarchie del nostro calcio e portarsi ai vertici. E così il 19 maggio di quel terribile anno (strage 11 settembre, la tragedia del tunnel del Gottardo e il massacro al parlamento di Zugo) i ceresiani si giocarono una fetta di titolo nella sfida casalinga contro il San Gallo, campione nazionale in carica. E quel sabato, quasi clamorosamente, nel vecchio Cornaredo c’erano oltre diecimila spettatori ad assistere alla super sfida! 


A quei tempi a Lugano l’affluenza di pubblico non era certamente entusiasmante. Ma per la partita che avrebbe potuto valere il titolo serviva l’appoggio dei tifosi bianconeri. E allora Roberto Morinini alla vigilia lanciò un accorato appello tramite i mass media: “ Se vogliamo essere campioni svizzeri dovete venire allo stadio a sostenerci”.


Detto fatto accorsero in diecimila (o forse qualcosa di più) per vedere all’opera la squadra ticinese, che in quella stagione aveva sorpreso un po’ tutti. “Nonostante i grandi risultati ottenuti, in quel torneo la media-spettatori a Cornaredo era decisamente insufficiente. Non si arrivava quasi mai a 4 mila”. Ci dice René Morf. Fu comunque una settimana di passione, in Ticino non si parlava d’altro. Persino Mauro Galvao, dal lontano Brasile, intervenne a mezzo stampa invocando lo spirito del Meazza di sei anni prima, quando il Lugano eliminò l’Inter (un... Interucola, in verità) dalla Coppa UEFA.


Rene Morf, allora capitano del Lugano, rammenta che “quella gara fu particolarmente spigolosa e cattiva. Non si risparmiavano colpi, né da una parte né dall’altra. Giocammo in modo alquanto duro e il San Gallo ne risentì non poco”. Ma verso la mezz’ora successe qualcosa di imprevisto e decisamente fastidioso: l’attaccante di Trinidad e Tobago, Nixon portò in vantaggio i campioni svizzeri e sugli spalti calò il silenzio. “Non stavamo giocando bene – dice ancora Morf – Eravamo un po’ tesi a causa della posta in palio. E ciò provocò un pasticcio difensivo di Gaspoz che regalò al giocatore sangallese il pallone del vantaggio”. A quel punto sembrò che il mondo dovesse crollare addosso al Lugano. “Ma noi avevamo un carattere ed una mentalità vincente incredibile: e quell’episodio invece di abbatterci, ci caricò a mille” sottolinea l’ex capitano di lungo corso.


Il primo tempo stava per terminare, quando l’argentino-boliviano Sergio Bastida si ricordò di avere i piedi buoni ed inventò un assist perfetto per Julio Rossi, che se ne andò a battere in contropiede il portiere ospite (Stiel). Per i campioni fu l’inizio della fine. Dopo Nixon, scrisse allora il Mattino della Domenica, venne il diluvio! E fu proprio così, perché dopo appena un minuto dall’inizio della ripresa Christian Gimenez segnò il determinante gol del 2-1. “A quel punto, il San Gallo fu costretto ad aprirsi e noi ne approfittammo per colpire implacabilmente in contropiede. Dapprima con Türkyilmaz, subentrato a Gimmy e poi con Moukwelle. Poi fu trionfo”, ricorda René Morf.


Il San Gallo era tramortito e lasciava praticamente in Ticino le ultime possibilità di confermarsi campione. “ Il pubblico andò in delirio, e alla fine ci fu una vera e propria festa, come se avessimo vinto il titolo” conferma l’ex bianconero. Finì 4-1. Come lo scorso mese di maggio nella finale di Coppa!


Il sabato seguente il Lugano andò a giocarsi tutto a Sion. Al seguito circa tremila tifosi. Dalla Nufenen al Vallese c’era una lunga colonna di macchine proveniente dal Ticino. “Non eravamo purtroppo padroni del nostro destino. Dovevamo battere i vallesani e il San Gallo fermare in casa la capolista Grasshopper. Andò male: perdemmo al Tourbillon e le cavallette vinsero all’Espenmoos, campo imbattuto sino a quell’ultima giornata”, afferma con rammarico Morf. Una stagione brillante terminata malamente, anche se ancora oggi tutti ricordano ancora con affetto la squadra e il suo grande e inimitabile tecnico Roberto Morinini. Ma quella sera del 19 maggio 2001 resterà per sempre scritta nella storia. Per il 4-1 in favore dei bianconeri e per quel pubblico pazzesco di oltre 10 mila spettatori. Pretendere che oggi pomeriggio a Cornaredo (ore 16.30) ci sia lo stesso numero di tifosi è pura follia. Ma che ci sia un pubblico degno di tal nome, si: sperare che Cornaredo sia all’altezza della sua squadra è il minimo. Forse che qualcuno si è già dimenticato che la squadra di Croci Torti ha vinto la Coppa Svizzera ed ha concluso al quarto posto il campionato scorso?


RED
 

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