Ticino, 26 settembre 2020

Una situazione allarmante e un presente invito dalla Francia

Dall'Agricoltore Ticinese- Lo scorso mese ho avuto l’occasione di incontrare due persone che vivono attiva- mente la problematica dell’espansione del lupo da due punti di vista diversi:
Michel Revelin è un ingegnere civile in pen- sione che da diversi anni sta approfonden- do il tema del lupo e della sua protezione dal punto di vista scientifico. Egli è autore del libro “Les enjeux du pastoralisme face aux loups”1 dove dimostra che molte pub- blicazioni di specialisti relativizzano l’inte- resse ecologico della presenza del lupo (la cui protezione si basa soprattutto su un “mito”) e sottolinea invece l’importanza dell’allevamento all’aperto per la conserva- zione della biodiversità.
Patrice Marie è un pastore di pecore che è stato confrontato a diverse riprese con gli attacchi dei lupi. Fa parte di associazioni per la difesa della pastorizia ed è l’autore del libro, appena tradotto in italiano, “Il pastore Jean Veymont, cantore indignato”1.
Ecco alcune loro risposte ai miei interrogativi.
 
Quanti lupi vi sono in Francia?
«I dati ufficiali dell’ONCFS parlano di 530 lupi.2 In realtà devono essere molti di più, forse 700 - 800, poiché i metodi di valuta- zione sono inadeguati. Questo vertiginoso aumento è avvenuto in 25 anni. La prima apparizione di un lupo italico è infatti stata accertata nel parco del Mercantour nell’e- state 1992. E l’espansione continua in modo impressionante. Basti sapere che nel 2017 sono state registrate predazioni di animali domestici in 24 dipartimenti, nel 2018 in 30 dipartimenti e quest’anno in 37!»2

Ma lo Stato francese non fa nulla per limitare tale espansione?
«Può fare poco, perché il lupo è protetto secondo la Convenzione di Berna e la Direttiva Habitat.
Ha cercato di limitare i danni obbligando gli allevatori a mettere in atto un piano nazionale di protezione delle greggi, idea- to nel 2005 dall’ONCFS, che prevede la pre- senza continua di un pastore (spesso anche di un aiuto-pastore), la chiusura delle greg- gi in recinti notturni elettrificati (che i lupi superano facilmente) e una massiccia intro- duzione di cani da protezione (ora sulle Alpi sono oltre 3’000, con i numerosi pro- blemi di convivenza con gli escursionisti e i turisti, spesso attaccati da questi cani). Allevatori e pastori hanno collaborato atti- vamente così che ora la maggior parte delle greggi sono protette.
 
In tal modo la spesa per lo Stato ha però raggiunto una cifra enorme; senza contare il personale statale e la partecipazione europea, nel 2018 si sono spesi 34,4 milioni di euro ossia 80’000 euro per lupo e per anno! Il lupo francese è il più costoso al mondo».
Immagino quindi che il numero delle preda- zioni sia in diminuzione.
«Purtroppo no! È vero che negli ultimi anni vi è stato un certo rallentamento, ma le cifre rimangono impressionanti.
 
Nei primi 10 mesi dell’anno i dati ufficiali dei capi predati accertati sono i seguenti:
2017 - 10’023 capi 2018 - 10’418 capi 2019 - 10’953 capi
Se si conteggiano anche i capi dispersi (circa il 20%), in alcuni greggi i capi periti a causa del lupo rappresentano oltre il 2% degli animali al pascolo».
 
Ma come è possibile?
«I branchi di lupi attaccano anche di giorno e anche se i greggi sono custoditi con cani da protezione e in presenza del pastore: attendono che si abbassi la nebbia, che qualche animale sia nascosto dietro cespu- gli o rocce e parte l’attacco... A volte alcuni attirano i cani lontano mentre altri attacca- no il gregge. Il lupo francese non teme più né l’uomo né i cani da protezione. Si avvici- na alle abitazioni. Soltanto i tiri immediati con il fucile potrebbero permettere al lupo di conservare l’atavica paura nei confronti dell’uomo; non i tiri autorizzati attualmen- te soltanto dopo una quarantina di attac- chi. D’altra parte gli animali selvatici hanno imparato ad essere attenti al lupo, stando di più all’erta, disperdendosi maggiormen- te sul territorio. Per un branco di lupi com- porta meno dispendio energetico predare un gregge custodito che rincorrere i selvati- ci. Infatti nel 2017 il 92% degli attacchi è avvenuto in greggi protetti. Questa è la nostra realtà. Il lupo è un animale molto intelligente che riesce, in un modo o nell’al- tro, a eludere le misure di protezione adot- tate».
 
Quali sono le regioni più toccate dal fenomeno?
«Certamente le Alpi francesi. In questo ter- ritorio (circa 35’000 km2) vivono circa 60 branchi (400 - 500 lupi) e pascolano circa 850’000 ovini (pecore e agnelli) suddivisi in circa 3’000 greggi.3 Ebbene nel 2017 sulle Alpi sono stati predati 10’548 animali domestici (in tutta la Francia 11’741). Nel dipartimento Alpes-Maritimes, (4’299 km2; 175’000 capi estivati) ad esempio fino al 31 ottobre 2019 si contavano già 2’595 capi predati!»4
 
Come vedete il futuro dell’allevamento in Francia?
«Nero. Da qualche anno lo Stato ha intro- dotto la regolazione del lupo che autorizza l’uccisione di un determinato numero di giovani esemplari suddivisi nei vari diparti- menti toccati dal fenomeno. Ogni anno questa quota aumenta. Nel 2019 era fissata a 100 e ne sono stati eliminati 97. Tuttavia, nonostante la mortalità naturale abbastan- za elevata, questi prelievi e diversi atti di bracconaggio, il numero di lupi presenti continua ad aumentare dell’ordine del 20% ogni anno. E le predazioni pure».5

E Marie, il pastore, conclude «Il problema non sono soltanto i lupi che aumentano. Il problema è che l’attività Patrice Marie con il suo gregge di pecore sulle Alpi. Foto: Michel Revelin
pastorizia è in crisi, che certi pastori sono scoraggiati. Ma noi non accettiamo la morte della pastorizia! Perciò la lotta conti- nua: non dobbiamo chinare il capo di fron- te a un fenomeno che viene propagandato come ecologico, ma che in effetti è soltanto basato su una ideologia.
Voi in Svizzera avete ancora la possibilità di tenere sotto controllo la situazione, ma dovete reagire. Spicciatevi. Non aspettate che la situazione sia fuori controllo come da noi in Francia. Fatelo fin che siete ancora in tempo!»

 
Armando Donati,
 
presidente ATsenzaGP, sezione Ticino








 
1I libri possono essere acquistati telefonando al nostro segretariato (091 851 90 93). Chi desidera può anche ricevere l’intervista integrale in francese.
2 Dati dell’Office nationale de la chasse et de la faune sauvage.
3 Quale confronto aggiungo che la Svizzera ha una superficie di 41’285 kmq, il primo lupo è
riapparso nel 1995 ed ora, ufficialmente vi sono 8/9 branchi e si contano 50 lupi. In realtà sono di più. Nel 2018 i capi predati sono stati 513. Sugli alpi d’estate pascolano circa 420’000 capi (ovini e caprini).
                 4Come paragone, il nostro Canton Vallese, dove nel 2019 si sono constatati 205 capi preda- ti, ha una superficie un po’ più estesa (5’224 km2).
 

 
ANNO 152 - NUMERO 3 - VENERDI’ 17 GENNAIO 2020 1

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