Svizzera, 22 settembre 2020

Legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici: non dimentichiamo di votare Sì

Le modifiche alla Legge federale sulla caccia del 1986 approvate dal Parlamento federale nel settembre 2019 avrebbero dovuto entrare in vigore quest'anno. Alcune cerchie ambientaliste hanno lanciato un referendum abrogativo di questa nuova versione poiché irritate dalla possibilità concessa di regolare in maniera ragionata gli effettivi di quattro specie protette (lupo, stambecco, cigno nero, castoro) che, laddove in soprannumero, entrano spesso in conflitto con l'ambiente o le attività umane. Votando "Sì" si conferma l'entrata in vigore delle modifiche, votando "No" si mantiene la legge precedente che non è più consona ai paradigmi attuali.

Tra le modifiche apportate troviamo la delega di maggiori responsabilità ai cantoni e il finanziamento di interventi a favore della selvaggina (corridoi faunistici, studi ambientali e di monitoraggio). La campagna per il referendum la definisce però una "legge per l'abbattimento", lasciando intendere che verrebbe aperta la caccia libera a specie protette. Il numero di specie tutelate è stato invece aumentato e le eventuali misure di regolazione verrebbero intraprese dai guardiacaccia o funzionari addetti.

La battaglia che si cela dietro questo dibattito è di natura puramente ideologica. Le motivazioni dei referendisti si basano sull'ipotesi che la natura sappia sempre raggiungere in maniera
morbida e sostenibile i propri equilibri. È però un quadro ingannevole. In realtà gli equilibri naturali vengono raggiunti attraverso impietose oscillazioni preda-predatore che a volte causano anche la sparizione di qualche specie.

Il paesaggio alpino è così affascinante anche perché è stato plasmato e curato da millenni di agricoltura, allevamento e attività venatorie. Queste attività sono state a volte in conflitto con talune specie di animali selvatici, ma hanno pure generato interessanti biotopi per altre specie (vedi i prati da sfalcio e le altre superfici a favore della biodiversità). In alta montagna l'estivazione di animali di allevamento, oltre a fornire pregiati prodotti a km0, è anche il migliore garante del controllo dell'invasione di arbusti e della manutenzione di sentieri primari e secondari. L'accettazione della nuova Legge permetterà una duratura convivenza dell'agricoltura con le specie selvatiche, garantendo per molti anni l'integrità e la piena fruibilità del nostro bellissimo territorio collinare e alpino. Perciò, tra una passeggiata e l'altra, non dimentichiamoci di mettere nell'urna un meritato Sì il 27 settembre.

Sandro Rusconi, Arosio.
Coordinatore Comitato operativo ticinese della campagna per il Sì alla legge sulla caccia.
 

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