Svizzera, 21 settembre 2020

27 settembre: una legge pensata per chi vive la montagna

Le modifiche apportate alla Legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici sono state approvate dal parlamento federale nel settembre 2019 e sarebbero entrate in vigore quest'anno. Alcune clausole sono apparse eccessive alle cerchie ambientaliste, che hanno lanciato un referendum abrogativo. Il 27 settembre si voterà se accettare le modifiche di legge (votando Sì) o accettare il referendum (votando No).

Le modifiche apportate riguardano soprattutto la seconda parte della denominazione della legge, cioè i concetti di protezione. Vengono istituite le basi per creare corridoi faunistici, per monitorare scientificamente l'evoluzione degli ambienti e per rafforzare la tutela di alcune specie. Ciò che non viene digerito dai referendisti è la possibilità di regolazione degli effettivi di alcune specie protette. Questi ultimi sono pervicacemente convinti che ci si possa e ci si debba affidare al potere di autoregolazione della natura. In un ambiente antropizzato questa delega risulta difficile poiché genera enormi oscillazioni periodiche di prede o predatori e porta a conflitti con le attività umane, in particolare con l'allevamento di montagna.

Quest'ultimo è già in difficoltà per le vicende economiche legate alla globalizzazione, ma stava gradualmente riprendendosi a partire dal nuovo millennio grazie a una rinnovata sensibilità nei confronti dei prodotti a chilometro zero, per la genuinità, per lo slow food e per i prodotti bio e quant'altro. Infatti il declino delle aziende di allevamento si era praticamente arrestato attorno al 2005.

Poi, la proliferazione massiccia ed indiscriminata dei lupi residenti (che sono passati da singola unità a oltre un centinaio in vent'anni) ha di nuovo messo in difficoltà le aziende di allevamento. Le misure di protezione si sono rivelate costose, poco utili e in alcuni casi persino dannose per il benessere di animali e di uomini e laddove intraprese hanno quasi azzerato il magro reddito. Questi sforzi supplementari stanno scoraggiando decine di aziende, e l'abbandono ha ripreso con preoccupante accelerazione.

La nuova Legge passa la responsabilità del contenimento dei grandi predatori dalla Confederazione ai Cantoni, permettendo così azioni mirate a ogni singola realtà. Le condizioni per la regolazione restano comunque molto rigide e consone ad una conservazione della specie. Noi rimaniamo convinti che la nuova legge conceda un margine di manovra migliore che non il dispositivo precedente. Per questa e per molte altre ragioni che non possiamo purtroppo riassumere in questo articolo, ma che potete verificare sulle nostre pagine internet (1), raccomandiamo di accettare questa legge. Un ritorno alla precedente non avrebbe senso.

I fruitori della montagna e i lettori di questa Rivista sanno benissimo che il paesaggio alpino si presenta così affascinante ed evocativo soprattutto perché per secoli è stato meticolosamente plasmato e curato. Questo periodico ha ospitato articoli di firme autorevoli che hanno saputo raccontare e valorizzare con grande perizia e passione i nostri luoghi. Quando i pascoli vengono abbandonati o i prati non vengono più falciati, si insediano cespugli e piante invasive, e la biodiversità diminuisce fortemente. Molti sentieri non vengono più mantenuti adeguatamente e le opzioni di accesso al territorio alpino diminuiscono. L'allevatore e l'alpigiano restano i migliori alleati degli escursionisti.

Dobbiamo perciò lanciare un segnale chiaro a sostegno delle attività di allevamento a pascolo libero, che è la forma ecologicamente maggiormente sostenibile e che garantisce il benessere degli animali da reddito. In caso contrario fra meno di un decennio, le nostre montagne cambieranno volto e ci rimarrà solo l'allevamento intensivo da recinto, magari con foraggio importato dall'Argentina.

Amici della montagna, questa è la scelta che dobbiamo compiere. Per questa ragione vi invitiamo a deporre un chiaro Sì nell'urna il prossimo 27 settembre. Le montagne vi sapranno sempre ringraziare per questa vostra comprensione.
 
Sandro Rusconi
coordinatore del comitato Sì alla legge sulla caccia

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