Sabato a Bellinzona si è tenuta la manifestazione contro il contributo degli utenti ai costi delle cure a domicilio. Il Gran Consiglio è stato chiamato a discutere la richiesta del PS di stralciare la misura dall’ordine del giorno, nonostante sia stata approvata dal Parlamento nell’ambito del Preventivo 2026. Il tema è chiaro: far pagare una quota agli utenti è una scelta di responsabilità oppure un errore da correggere? Sul punto abbiamo interpellato diversi esponenti politici e istituzionali.
Daniele Caverzasio, municipale di Mendrisio e capodicastero socialità (Lega), non boccia il principio: «Il principio di una partecipazione ai costi nelle cure a domicilio è coerente con il quadro federale e con quanto già avviene nella maggior parte dei Cantoni». Secondo Caverzasio, la misura «può contribuire a una maggiore responsabilizzazione e a una ripartizione più equilibrata degli oneri».
Ma il municipale mette subito dei paletti: «Non si tratta di uno strumento risolutivo». Il settore è cresciuto rapidamente e presenta ancora squilibri. «Una partecipazione dell’utente rischia di incidere sulla domanda, ma non sulle vere determinanti della spesa». E avverte: «Anche importi contenuti possono pesare su persone anziane e con risorse limitate, con il rischio concreto di rinunciare o ritardare cure necessarie».
La linea è netta: prima sistemare il sistema, poi eventualmente chiedere un contributo. «Serve un approccio serio: mettere ordine, garantire equità tra operatori, trasparenza nei costi e controlli omogenei». In conclusione: «Il principio può anche reggere, ma uno Stato credibile non fa cassa sui più fragili. Prima governa, poi eventualmente chiede».





