Svizzera, 22 marzo 2026

Pressioni ucraine e censura: il caso “Maidan” arriva a Berna

Quadri interroga il Consiglio federale su possibili ingerenze straniere nella libertà di espressione in Svizzera

Il caso del documentario “Maidan, la strada verso la guerra” approda a Berna. Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega) ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale dopo quanto accaduto in Ticino tra Muralto e Bellinzona. Al centro, le pressioni esercitate da gruppi di cittadine ucraine per impedire la proiezione del film.
 

A Muralto, a fine gennaio, la proiezione organizzata dagli Amici della Costituzione e da HelvEthica Ticino è stata annullata dal Municipio dopo una mobilitazione via Telegram. Il documentario è stato accusato di “mettere a rischio il clima di accoglienza”. Dopo la cancellazione, sia l’ambasciatrice ucraina in Svizzera sia il ministro degli Esteri di Kiev si sono congratulati pubblicamente sui social con le autorità locali.
 




Il copione si è ripetuto a Bellinzona, durante le giornate autogestite del liceo. Anche in questo caso sono arrivate pressioni analoghe, ma gli organizzatori non hanno ceduto: la proiezione si è svolta regolarmente il 17 marzo, accompagnata da una contestualizzazione.
 

Nella sua interpellanza, Quadri chiede al Consiglio federale se queste azioni possano configurare un’ingerenza straniera nella libertà di espressione e se vi sia un coinvolgimento diretto o indiretto delle autorità ucraine. Il parlamentare pone anche una questione politica: se tali interventi rientrino nella propaganda straniera che la Confederazione afferma di voler contrastare nella Strategia di sicurezza 2025-2026.

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