Signor Zali, con l’assunzione della Presidenza inizia un lungo anno di campagna elettorale?
“È la mia terza Presidenza, per la terza volta all’ultimo anno di legislatura. È un po’ particolare, perché ogni volta la legislatura sta volgendo al termine, i giochi sono ormai fatti, il Presidente fa forse più fatica a porre degli accenti”.
Però è un bel vantaggio rispetto al suo concorrente Norman Gobbi.
“Non ho concorrenti in casa, non lo vedo in questo modo. È chiaro che la Presidenza significa visibilità supplementare e la possibilità in determinate occasioni di esprimersi a nome del governo. A volte può essere liberatorio parlare in prima persona, piuttosto che delegare a un collega”.
A inizio legislatura sembrava dovesse essere la sua ultima. Possiamo ringraziare l’UDC se è ancora in corsa?
“Diciamo che si è confermato quanto sia difficile prevedere il futuro e prendere decisioni in anticipo. Sicuramente ha influito il cambio all’interno della struttura del movimento, con l’abbandono del sistema collegiale per tornare a una linea definita da un coordinatore. È qualcosa che ha ridato slancio alla Lega”.
Le punzecchiature dell’UDC non hanno avuto alcun ruolo?
“Come ho già detto, non mi lascio dire dall’UDC cosa devo o non devo fare”.
Avete discusso con Piero Marchesi dopo l’annuncio della sua ricandidatura?
“No”.
Non andate mai a bere un caffè insieme?
“No. È uno dei rimproveri che mi fanno. Dicono che non dedico abbastanza attenzioni ai nostri supposti alleati”.
Con il senno di poi, darebbe ancora loro dei “nulli”?
“Vediamo di contestualizzare. Evidentemente non si può riassumere la valutazione dell’attività di un partito in due parole. È l’estremo della sintesi, ma esprimeva una valutazione a riguardo di come è stato condotto e gestito il dossier tram-treno, in cui loro hanno giocato sporco per meri interessi di bottega. In più l’hanno fatto male senza metterci la faccia al momento giusto. Che su quel dossier si siano dimostrati nulli, o anche meno che nulli, lo posso ribadire e ripetere all’infinito”.
Quindi non era un giudizio sul partito?
“Stavamo parlando di quel dossier, non del partito dalla sua genesi. In quel frangente si sono dimostrati meno che zero, con un tentativo di colpo di Stato, un intrigo di palazzo, peraltro organizzato anche male”.
Però anche lei, non le sembra di provocarli facendo un po’ troppo l’ecologista?
“Tra le altre cose, io mi occupo di ambiente. Se non faccio io gli interessi dell’ambiente, non vedo chi li dovrebbe fare. Sull’ambiente da parte dell’UDC mi è rimasta impressa una frase di Paolo Pamini che disse che il CO2 era un ottimo fertilizzante. Se questo è il loro approccio, allora io sono un verde”.
Come mai ha scelto un giornale nemico, La Regione, per annunciare la sua ricandidatura?
“Questa è politica. L’amico di oggi è il nemico di domani, e viceversa. È stata l’occasione per chiudere una controversia che avevo con loro”.
Qualcuno ci vede una strizzata d’occhio all’elettorato rossoverde.
Qualcuno vede anche la riduzione dei radar come una mossa elettorale.
“Vale la stessa risposta: ogni chiave di lettura è lecita”.
La riduzione sottintende che prima ce n’erano troppi?
“Io credo che la grande insofferenza della popolazione riguardo ai controlli radar non sia del tutto priva di fondamento. Poi è vero che ognuno vorrebbe il radar davanti a casa sua e in nessun altro posto del cantone. Però, al di là dell’aspetto emozionale e soggettivo, torno a dire che il concetto di sicurezza deve essere declinato in altri modi, che magari sono meno facili per chi esegue i controlli che non piazzare un apparecchio che funge un po’ da rete da pesca”.
Il radar è un buon modo per fare cassetta?
“Non mi sento di dire che la polizia cantonale sia in giro a fare cassetta. Credo che questa percezione sia legata all’attività di altri corpi di polizia, che per il resto sono responsabili della maggior parte dei controlli sulle strade ticinesi. Però ci va di mezzo sempre la polizia cantonale, che è quella che viene identificata con i radar”.
Tra l’altro, sono rientrati i dissidi con chi rappresenta la polizia o pretende di rappresentarla?
“Non ci sono mai stati dissidi. All’inizio della partita si mostrano le rispettive credenziali. Loro sono usciti con quel sondaggio, che io ho contestato non nella sostanza bensì nella forma. Non sono insensibile al disagio in polizia. Ma non mi piace che si cerchi la scena mettendo in risalto una minoranza di scontenti e omettendo di dire che c’è anche una maggioranza di contenti. Era una presentazione atta a suscitare una reazione e in effetti ho reagito.
Lei ha assunto la guida della polizia a seguito dell’arrocco con Gobbi. Quali sono stati gli effetti
positivi di questo scambio?
“Senza dubbio ha portato delle reciproche ondate di freschezza nell’approccio a nuovi dossier. Ora, visto che l’abbiamo fatto noi della Lega, l’arrocco è diventato una cosa peccaminosa, sconveniente. Ma già in passato da più parti si chiedeva di introdurre una rotazione obbligatoria dei dipartimenti. Non abbiamo inventato nulla. È stata una sollecitazione del coordinatore e devo dire che, vista la mia esperienza pregressa, per me è stato stimolante potermi confrontare con i temi della magistratura. A maggior ragione quando, con la destituzione di due giudici e la crisi del Tribunale penale cantonale, si è toccato il punto più basso della storia della giustizia ticinese”.
Lei ha già detto che in caso di rielezione vorrebbe tenersi il Territorio. Dunque scaricherebbe la
giustizia dopo poco tempo.
“Ritengo che il tempo sia sufficiente per proporre le riforme che ho in mente e presentare dei messaggi. Ne arriverà un altro sulla riorganizzazione delle preture, per andare a modificare il sistema di nomina”.
“Ritengo che il tempo sia sufficiente per proporre le riforme che ho in mente e presentare dei messaggi. Ne arriverà un altro sulla riorganizzazione delle preture, per andare a modificare il sistema di nomina”.
Qualcuno potrebbe vedere tutta questa attività come il segno che chi l’ha preceduta ha fatto poco.
“Nuovamente, sono letture che non mi appartengono. Ma in tutto quello che faccio o non faccio, non posso impedire che ci siano letture da parte di un pubblico più o meno interessato”.
Com’è il rapporto con il gruppo parlamentare della Lega?
“Molto buono. Non ho un raffronto con altri gruppi, che sono sicuramente più strutturati. Posso solo dire che nella Lega lavoriamo bene insieme. Abbiamo anche aumentato il numero di riunioni per avere più tempo per fare riflessioni comuni”.
E in Consiglio di Stato? A volte si ha l’impressione che vi facciate portare a spasso da Marina
Carobbio.
“Marina Carobbio è una voce nel coro che canta una musica diversa. È così e va accettato che sia così. Ogni tanto si prende delle licenze comunicative, come già faceva il suo predecessore Manuele Bertoli. Per il resto, come capo dipartimento, rivendica giustamente la conduzione del suo dipartimento. Alle volte viene fermata dal Gran Consiglio, altre volte da noi stessi, ma non è sotto tutela. È un’ottima collega”.
Magari le farebbe bene un arrocco con Raffaele De Rosa.
“È eventuale musica della prossima legislatura, vedremo chi ci sarà tra un anno”.
Le competenze sarebbero meglio distribuite.
“È chiaro che dirigere il DSS non è semplice. Vi è una pressione della spesa verso l’alto, che è determinata anche da norme federali e fattori indipendenti dalla nostra volontà. L’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto. Senza riforme profonde a livello federale, la situazione non può che restare preoccupante”.
E poi il popolo approva due iniziative sulle casse malati che vi avrebbero messo meno in difficoltà
se fossero state separate l’una (attuabile) dall’altra (meno attuabile).
“Le due iniziative hanno seguito il normale iter. Ma poi è successo l’imprevedibile. Di fronte alla domanda “volete una Ferrari in garage?” il popolo ha risposto sì, senza chiedersi se poteva permettersela. Sicuramente l’iniziativa della Lega era priva dell’ideologia di fondo che leggo nell’altro testo, che è il precursore della tanto agognata cassa malati in base al reddito. L’iniziativa del PS è un primo embrione, un primo passo in quella direzione. L’iniziativa della Lega invece aveva una maggiore concretezza. In primo luogo andava e premiare il contribuente, non a punirlo. E poi rimaneva attuabile”.
Lei si è esposto sull’iniziativa “200 franchi bastano”. Lo farà anche su quella per la riduzione dei
dipendenti pubblici?
“Qui nuovamente si dovrà bilanciare la funzione governativa con gli auspici di taluni. Soprattutto dovrà essere fornita un’informazione corretta. La macchina dello Stato è complessa, per comprenderla bisogna prima capire quello che le viene richiesto dalla popolazione. Tutti vogliono ricevere le targhe subito, l’iscrizione a registro di commercio in tempo reale, le linee telefoniche sempre libere per chiedere il sussidio di cassa malati, le licenze edilizie rilasciate in un istante. Si chiede molto allo Stato, salvo poi avere questo preconcetto che i dipendenti siano tutti una manica di lazzaroni nullafacenti. Deve essere chiaro che non si può comprimere in misura importante il numero di dipendenti del Cantone senza ridurre le prestazioni dello Stato”.
Quindi è contrario all’iniziativa?
“Io dico che sarà necessario fare molta informazione. Per i posti che sarebbero andati persi alla RSI abbiamo visto una mobilitazione generale, per 40 posti cancellati a FFS Cargo ci sono state levate di scudi. Adesso vogliono tagliare centinaia di posti di padri e madri di famiglia ticinesi, sottolineo ticinesi, senza chiedersi bene che ne sarebbe di loro. Mi fa un po’ specie questa narrazione”.
L’iniziativa sarà messa in votazione prima delle elezioni cantonali?
“Probabilmente l’UDC sarebbe felice di poterla sfruttare a fini di campagna elettorale. Abbiamo già visto altri partiti, come il Centro con la sua iniziativa sull’imposta di circolazione, fare politica in questo modo. Ma non so dire quando sarà messa in votazione, è ancora tutto da vedere”.
È anche da vedere se Lega e UDC correranno insieme. Lei ha già detto di volere una lista di soli
leghisti. Con il rischio che uno tra lei e Gobbi perda il posto.
“Potrebbe succedere. È un’ipotesi di lavoro non priva di concretezza. Ma alle volte magari ridimensionarsi serve a sopravvivere. Da parte mia si corre per confermare due Consiglieri di Stato leghisti uscenti. E per farlo con le proprie forze”.






