Svizzera, 03 giugno 2026

La doppia maggioranza per i trattati con l'UE fa litigare il Parlamento

Il requisito della doppia maggioranza popolare e cantonale per l'approvazione del pacchetto di accordi tra Svizzera e UE continua a essere oggetto di discussioni al Parlamento federale, con commissioni di entrambe le camere che chiedono l'una il contrario dell'altra. Da una parte la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N) si oppone alla necessità di una maggioranza sia popolare che dei cantoni. Alla fine di maggio, anche la sua controparte nel Consiglio degli Stati aveva votato contro, mentre entrambe le commissioni per le istituzioni politiche lo sostengono. Con 15 voti a favore e 9 contrari, la CPE-N ha rifiutato di sottoporre il pacchetto di accordi a un referendum obbligatorio, secondo quanto riportato in una dichiarazione rilasciata dal Parlamento martedì. La commissione si oppone all'inserimento di tali accordi nella Costituzione attraverso una disposizione transitoria. Secondo la commissione, non è necessario un emendamento costituzionale in quanto non ci sarebbe alcuna contraddizione con il pacchetto di accordi commerciali tra Svizzera e UE. In altre parole, la doppia maggioranza popolare e cantonale non è richiesta.

Il dibattito fa seguito a un'iniziativa parlamentare della Commissione per le istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) che intendeva eliminare le incertezze costituzionali tra l'estensione della libera circolazione delle persone, prevista dal pacchetto di accordi, e l'articolo della Costituzione federale relativo alla gestione autonoma dell'immigrazione.

L'iniziativa introduce una nuova disposizione transitoria nella Costituzione che autorizza l'approvazione del pacchetto di accordi nonostante le norme costituzionali sulla limitazione dell'immigrazione e vuole porre fine al dibattito sulla necessità o meno di una doppia maggioranza popolare e cantonale per l'approvazione del pacchetto stesso, sebbene l'iniziativa stessa richieda una doppia maggioranza in quanto modifica la Costituzione.



L'iniziativa stabilisce inoltre che, in caso di conflitto tra il pacchetto di accordi e la Costituzione o una legge federale, la Corte suprema federale deve applicare il diritto svizzero qualora il legislatore si sia consapevolmente discostato da tali accordi. La Commissione Affari Esteri del Consiglio nazionale ritiene invece che non siano necessarie nuove norme costituzionali che disciplinino il rapporto tra diritto internazionale e diritto nazionale.

Secondo questa commissione, "se vogliamo fare le cose per bene, gli accordi di stabilizzazione devono essere approvati tramite il decreto federale proposto dal Consiglio federale". Una minoranza sostiene l'iniziativa, ritenendo necessario un emendamento costituzionale vista la portata del pacchetto Svizzera-UE. Non meno di quattro commissioni hanno esaminato la questione del referendum e durante i lavori sono sorte tensioni tra i parlamentari in merito a chi se ne dovrebbe occupare. La questione sarà affrontata dal Consiglio degli Stati durante la sua sessione autunnale e la parola fine a questa diatriba si avrà quando il Parlamento nel suo intero si pronuncerà.

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