In Svizzera i profughi ucraini hanno superato quota 70mila. Ma proprio mentre si parla di guerra e protezione, emergono immagini che fanno discutere: prima di Pasqua i Flixbus da Zurigo a Kiev risultavano esauriti. Il caso, rilanciato da Inside Paradeplatz e ripreso anche in Ticino, diventa politico. Lorenzo Quadri lo definisce un “paradosso evidente”: “Vanno in ferie nel Paese dove sostengono di non poter tornare”.
Il consigliere nazionale leghista insiste sul punto: “Se il ritorno è possibile per le festività o per l’estate, allora bisogna rivedere i criteri dello statuto S”. Secondo Quadri, il problema non è episodico: “Anche durante le vacanze estive molti spariscono per poi tornare a settembre. Con questo sistema, i controlli sono inesistenti”.
Quadri guarda soprattutto al 2027, quando scatterà il passaggio automatico al permesso B: “Significa permanenza definitiva a carico del contribuente”. E aggiunge: “Per il Ticino si prospetta un aggravio di circa 20 milioni all’anno”. I numeri citati sono chiari: “In Ticino circa l’80% dei profughi riceve prestazioni sociali e meno del 40% lavora. Così il sistema non regge”.
Infine il confronto con l’estero: “Altri Paesi stanno restringendo le maglie, dalla Norvegia alla Germania. In Svizzera invece si va nella direzione opposta”. La conclusione di Quadri è netta: “Serve un giro di vite immediato, a partire dallo stop agli automatismi. Altrimenti il messaggio è uno solo: venite qui, tanto paghiamo noi”.






