Ticino, 13 settembre 2021

"Associazione di volontari? No, mobbing e molte offese"

*Articolo dal Mattino della Domenica. Di A.L

Cos’è o cosa dovrebbe essere il volontariato? Secondo una definizione comune è lo svolgimento di un'attività che non viene retribuita. Sono opere socialmente utili: l'aiuto a persone in condizioni di indigenza o che necessitano di assistenza, il sostegno durante le emergenze occasionali e il servizio nell'interesse della comunità. Il volontariato, è bene ricordarlo, può essere svolto in modo del tutto individuale o attraverso associazioni fondate per scopi umanitari o benefici. Questa forma di solidarietà ha origini lontanissime ma negli ultimi decenni, a causa dell’inarrestabile degrado sociale e dei conflitti, ha accresciuto fra le proprie fila nuovi e appassionati collaboratori. Ma c’è, purtroppo, un ma… Non tutte le associazioni create per motivi nobili funzionano come dovrebbero. O meglio: in superficie forse sì, ma se poi si va in profondità, beh, allora il discorso cambia. E di parecchio. Prendiamo il caso di una nota associazione ticinese di soccorso dentro la quale ultimamente sono successe cose poco gradevoli che ci sono state raccontate da una ormai ex collaboratrice, stanca di convivere con delle situazioni decisamente poco ortodosse (eufemismo).
 

“Sono andata sui social prima, insieme ad altri colleghi e ora mi rivolgo anche ai mezzi di comunicazioni in cartaceo – racconta Lina (nome di fantasia) – perché sono profondamente delusa da questa associazione e volevo che tutti lo sapessero. Tante belle parole, tanta volontà (sempre a parole) di fare del bene agli altri, ma la verità è che al suo interno non c‘era solidarietà e amicizia fra il coordinatore e gli altri volontari come ci sarebbe dovuta essere. Per questo motivo, insieme ad altri quattro colleghi, me ne sono andata”. Creando, fra l’altro, non poche polemiche. “Pensi che il mio ex coordinatore ha proibito a coloro che sono rimasti di parlare con noi, pena sospensione dal servizio. Ma le cattiverie non finiscono lì: in occasione di una recente manifestazione mi hanno riferito che una persona voleva regalare 4 asciugamani di una nuova associazione del ramo appena costituita, e il responsabile operativo del gruppo a cui appartenevo, le ha proibito, non so con quale diritto, di farlo”.

Ma riprendiamo il filo del discorso iniziale: cosa è realmente successo?
 

“Il nostro coordinatore, che fra l’altro risiede in Italia e fa credere a tutti noi, autorità comprese, di abitare in Svizzera, ha sempre avuto parole dure nei confronti dei suoi collaboratori. In sostanza: ne parlava ripetutamente male, usando toni anche diffamatori, violando il senso della collegialità e dell’amicizia da lui tanto sbandierata. E si permetteva pure di usare mezzi ricattatori, come se noi fossimo persone ricattabili o dei poco di buono”. Del tipo? “ Si permetteva di convocare riunioni fuori orario, e chi non poteva parteciparvi veniva sospeso dal volontariato. Una sorta di mobbing che io non ho accettato e che ho denunciato immediamente. Purtroppo però non è stato sufficiente per far cambiare il malandazzo”.

Sugli atteggiamenti dei due signori in questione, poi, ci sarebbe da discutere.
 

“Credo che un responsabile di un’associazione di volontariato dovrebbe essere una persona integerrima. Non sono certo una bigotta e mi sforzo sempre di capire gli altri. Ma questi sono veramente dei tipi particolari: il responsabile operativo, per esempio, usa toni maleducati nei confronti degli altri, lancia loro improperi o insulti e non accetta mai il confronto. Parole come mongoloide o down sono all’ordine del giorno. Tutte cose ampiamente dimostrabili dai messaggi che ho conservato nel mio telefonino. Ma non solo: ha sempre ragione lui e il parere degli altri non conta mai nulla. Impossibile, insomma, continuare”.
 

E per fortuna che la chiamano associazione di volontariato…

*Edizione del 12 settembre 2021


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