Sport, 18 marzo 2021

Calcio regionale e caos. Tra la voglia di ripartire e i frontalieri…

Sta facendo molto discutere la situazione del calcio minore, dove diverse squadre si trovano confrontati con molti giocatori che giungono da oltre confine

LUGANO – Venerdì 19 marzo 2021. Questa potrebbe essere una delle dati fondamentali nella lotta al coronavirus. Domani, infatti, il Consiglio federale si esprimerà in merito alle possibile riaperture, ai possibili allentamenti delle misure prese e a partire dal 22 marzo tanti aspetti della nostra vita “normale” potrebbero tornare ad aprire i battenti – sempre con le classiche misure di attenzione e di prevenzione – permettendoci di tornare a vivere una vita normale. Ma… i “ma” sono dietro l’angolo, visto che il numero dei casi non tende a diminuire e diversi aspetti in merito alle riaperture restano irrisolti: perché, ad esempio, favorire quei bar/ristoranti dotati di terrazza, rispetto ai medesimi esercizi commerciali che hanno solo una sala interna? Come gestire la situazione dei frontalieri, provenienti ad esempio da quella Lombardia sprofondata nuovamente in zona rossa almeno fino a fine mese?
 
Quesiti che, in qualche modo, toccano anche il calcio regionale. Diciamocela tutta: la popolazione inizia a non farcela più, i cittadini iniziano davvero a subire le decisioni del Governo e a viverle come delle restrizioni ingestibili – il tutto poi rischia di scaturire negli inaccettabili assembramenti visti sabato alla Foce del Cassarate – e c’è voglia di ripartire, anche con le attività fisiche che, spesso, fanno da collante nella nostra società.
 
Al momento, fatta eccezione per i giovani, gli attivi possono allenarsi sì, ma in piccoli gruppi e senza contatto fisico. Il tutto con la ripresa dei campionati che, anche se ancora in dubbio, è stata fissata per fine marzo/metà aprile. Le diverse squadre del calcio regionale hanno quindi ripreso gli “allenamenti”, ma la loro realtà rischia di scontrarsi in maniera importante ed evidente con gli aspetti burocratici legati ai rapporti tra i vari Stati nella lotta contro il maledetto virus.
 
Ad alzare il polverone è stata una mamma di un ragazzo che gioca negli allievi di una squadra del Mendrisiotto, rimasta sorpresa nel vedere (come se fosse una novità!) che diversi giocatori e l’allenatore della squadra degli attivi giungevano/andavano via dal campo con auto con targhe italiane. Ricordiamo che al momento in Lombardia gli sport di contatto, a
livello amatoriale, sono vietati. C’è un però: nei giorni scorsi la Prefettura di Como aveva sottolineato che dal momento che “la Federazione Svizzera di Calcio permette di svolgere l’attività e che i campionati ripartiranno a fine mese, i residenti in Italia tesserati presso una società dell’Asf possono recarsi in Svizzera per svolgere l’allenamento”.
 
In seguito, però, la stessa Prefettura aveva fatto un mezzo passo indietro, sottolineando, tramite una mail della Segreteria del Prefetto (mail in nostro possesso, ndr) che “non è possibile svolgere gli allenamenti in Svizzera, presso la Società sportiva, se il Campionato di calcio svizzero è sospeso”. Possiamo dirlo? Un totale controsenso (non una novità per quanto concerne l’Italia), perché se le date di riprese delle attività agonistiche sono già state fissate, questi ragazzi, fermi da ottobre, avranno pur diritto di allenarsi e di prepararsi in vista del campionato.
 
A tutto questo si sono aggiunte le parole del presidente della Federazione ticinese di calcio, Fulvio Biancardi, che attraverso diversi media ha fatto capire che “chi esce da Lombardia e Piemonte deve farlo per motivi di lavoro o salute, non per andare a divertirsi facendo sport. È compito del Governo o della polizia ricordare loro che non possono farlo”.
 
Parole giuste, perché un conto è lavorare, un conto è varcare i confini nazionali, provenendo da una zona rossa per lavorare, un altro entrare nel nostro Paese per divertirsi. Ma c’è un particolare non da sottovalutare: tantissime squadre hanno nel loro organico molti frontalieri o per lavoro o per la sola attività sportiva. Come possono queste squadre affrontare le ultime sfide stagionali se non possono avere a disposizione i propri giocatori? La FTC, o per meglio dire l’ASF, vuole portare a termine almeno i gironi di andata dei vari campionati amatoriali per poter omologare i risultati, ma se queste sono le premesse… evidentemente la cosa è completamente impossibile.
 
Come dire: o l’una o l’altra. Anche perché, da che mondo è mondo, senza giocatori (così come senza arbitri e allenatori) è impossibile giocare…

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