Svizzera, 30 dicembre 2020

Chiedono asilo in Svizzera fingendosi minorenni, vengono smascherati (ma possono rimanere)

Moglie e marito avevano presentato domanda di asilo a Chiasso nel dicembre 2019 dicendo di arrivare dalla Somalia e di essere minorenni ma la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) non gli aveva creduto. Giustamente, visto che entrambi hanno abbondantemente superato la maggiore età, come le perizie mediche hanno in seguito dimostrato. Eppure, nonostante il tentativo di inganno e nonostante l’assenza di motivi validi per l’ottenimento dell’asilo, i due coniugi somali possono per ora restare in Ticino.

Lo ha sentenziato il Tribunale amministrativo federale (TAF), che ha respinto i ricorsi presentati dalla signora Simona Cautela contro la mancata concessione dell’asilo alla coppia somala, ma ha nel contempo confermato la loro ammissione provvisoria in Svizzera. “L’esecuzione dell’allontanamento non è ragionevolmente esigibile” ha ribadito il TAF, confermando
la prassi di non rinviare richiedenti l’asilo respinti verso paesi ritenuti pericolosi.

Come la Somalia, da dove i due coniugi erano partiti per motivi diversi. Il marito ha raccontato di essere fuggito dopo un litigio con lo zio, presso il quale abitava a seguito della morte della madre. La moglie ha invece sostenuto di avere subito violenze da parte del gruppo Al-Shabaab. I due hanno poi aggiunto di essersi sposati religiosamente durante la fuga verso l’Europa. 

Ma la SEM ha ritenuto le motivazioni del marito “illogiche” e quelle della moglie “inverosimili”. E pure il TAF, con sentenze pubblicate oggi, ha respinto le argomentazioni portate avanti dalla signora Simona Cautela. Tuttavia i due coniugi somali possono restare in Svizzera grazie all’ammissione provvisoria. Un’ammissione che, in molti casi, finisce per diventare definitiva.

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