Ticino, 17 novembre 2020

“Devo stare in quarantena ma rischio il posto di lavoro”

*Dal Mattino della Domenica

Il momento è grave: i contagi aumentano, gli ospedali sono quasi pieni e le precauzioni non sembrano mai troppe. La gente comunque sembra reagire bene o quantomeno ci prova. Bisogna fare di necessità virtù, come in primavera, se possibile ancora di più. Intanto però c’è qualcuno che fa il furbo. È il caso di un datore di lavoro che, dimostrando scarsa sensibilità e scarsa umanità, ha minacciato una sua dipendente di licenziarla nel caso non dovesse presentarsi al lavoro. Quest’ultima è stata a contatto con un suo collega positivo al Covid-19 e perciò, nel pieno rispetto delle normative sanitarie, se ne sta (giustamente) in quarantena. La signora, un cittadina straniera con tanto di regolare permesso, è funzionaria delle pulizie in una ditta del Cantone. Negli scorsi giorni ci ha contattato per raccontare questa assurda vicenda.
 

Da dove partiamo?
 

Dalla profonda delusione per quanto mi sta succedendo. Non credevo di dover subire una minaccia così vile (espressione ripetuta più volte, ndr). Cosa è successo è presto detto: un mio collega di lavoro ha contratto il coronavirus e ha dovuto giocoforza starsene a casa. Per fortuna in una forma contenuta, visto che ora si sta pian piano riprendendo. Purtroppo proprio nei giorni in cui lui ha cominciato a maturare i sintomi, ci siamo incontrati per caso fuori dal lavoro e siamo andati a bere qualcosa. Lui stava apparentemente bene. Qualche giorno dopo, però, ha cominciato ad avere febbre e mal di gola e quindi si è sottoposto al tampone… Quindi…
 

È risultato positivo e logicamente è entrato in quarantena. A casa. Non è stato necessario il ricovero in ospedale. A quel punto, siccome io ho avuto contatti con lui, ho dovuto restarmene al mio domicilio e seguire l’iter sanitario. Ho contattato il mio datore di lavoro e inoltre, per sicurezza, l’ho fatto chiamare anche dal mio medico.

Al che lui è sbottato… Vale a dire?

Ha detto che non era sufficiente un solo contatto per entrare in quarantena e che mi avrebbe licenziata se non mi fossi presentata al lavoro. Mi anche detto che non conoscevo le regole e che avrei dovuto farmi consigliare meglio da un dottore. Cosa che ho puntualmente fatto. Ma non è bastato… Lui mi ha nuovamente minacciata.
 

A questo punto cosa è successo?
 

Mi sono consultata con mio marito il quale si è arrabbiato moltissimo ed ha chiamato il datore di lavoro. Quest’ultimo non si è fatto trovare al telefono. Non ci restava allora cheaffidarci ad un avvocato per far valere i miei diritti..
 

È servito a qualcosa?
 

Mio marito mi ha subito indirizzato una raccomandata al titolare della mia ditta. Aspettiamo una risposta. Una mia collega comunque mi ha riferito che hanno già comunicato che io sono stata licenziata, anche se per ora non ho ricevuto nessuna comunicazione. Di certo questa è una situazione assurda: il parere di uno qualsiasi vale di più di quello di un medico e soprattutto il mio padrone vuole eludere le regole sanitarie. Ma dove andremo così?

Bella domanda…

*Edizione del 15 ottobre 2020

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