Ticino, 02 novembre 2020

La violenza domestica: "un incubo molto frequente"

*Articolo dal Mattino della Domenica. Di Mauro Botti

La violenza può assumere diverse forme, alcune chiaramente visibili, altre più nascoste, subdole, e difficilmente identificabili. Indipendentementeda come si manifesti, la violenza è sempre in ogni modo inaccettabile e genera gravi conseguenze fisiche e psicologiche a chi la subisce. Nella maggior parte dei casi i comportamenti violenti sono puniti dalla legge, ma per la vittima è spesso difficile dare un nome a quello che subisce, denunciare il responsabile, lasciare l'abitazione coniugale o districarsi nelle diverse procedure giudiziarie che a volte non hanno buon fine. Ognuno di noi, inoltre, almeno una volta si è confrontato con la violenza: in strada, sul lavoro, a scuola, o, purtroppo, tra le mura domestiche. Infatti, le statistiche dicono che la maggior parte dei casi di violenza avviene nel contesto familiare.
 


La violenza si nasconde in casa
 

La percezione della violenza domestica, da alcuni anni, è cambiata radicalmente: la famiglia non è più un territorio privato e segreto, e i panni sporchi non si lavano più soltanto in famiglia. Nei decenni sono caduti molti tabù e a livello legislativo sono state adottate misure per migliorare la protezione delle vittime. Questo genere di maltrattamento non è certo frutto della fatalità, ma di un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. “Non bisogna quindi esitare a chiedere aiuto”,esortano dalle Istituzioni.
 

“Abbiamo visto come si parli di brutalità– ci dice la Polizia –, relativamente a una situazione in cui una persona esercita delle violenze fisiche, psichiche, sessuali o economiche su un'altra persona alla quale è legata da un rapporto familiare, di coppia ancora esistente o terminato da un periodo di tempo non superiore a un anno”. Si distinguono varie forme di violenza che, nella maggior parte dei casi, vengono esercitate parallelamente e rappresentano un vero e proprio modello di controllo: sessuale, psicologico, fisico, economico.
 

Le quattro coartazioni capitali
 

La violenza sessuale è contrassegnata da comportamenti a sfondo sessuale e ogni forma di sessualità attiva e passiva imposte contro la volontà della persona, come ad esempio ogni costrizione al sesso (anche con terzi e per soldi), ogni forma di denigrazione sessuale sino allo stupro. Quella psicologica invece, consiste in comportamenti, azioni e parole che minano e mettono in pericolo l'identità e l'autostima quali ad esempio insulti, denigrazioni, controllo, minacce, isolamento, minaccia di morte o di suicidio (anche davanti a terzi), ricatti, danneggiamento di oggetti importanti, sevizie sino all'uccisione di animali domestici. Poi si arriva a far del male fisicamente; un'aggressione corporea contro la persona con azioni quali: spintonare, colpire,schiaffeggiare, percuotere, strangolare, tirare i capelli, dare calci, ustionare, ferire con l'uso di armi contundenti e/o armi da fuoco, causare mutilazioni degli organi sessuali. La gravità delle lesioni può variare da ematomi, escoriazioni, ossa e denti rotti, a lesioni permanenti fino alla morte. Infine, ci sono quei comportamenti che tendono a produrre dipendenza economica o ad imporre impegni economici non voluti: per esempio il controllo dello stipendio o delle entrate familiari; divieto o costrizione a lavorare; costrizione a firmare documenti o a intraprendere iniziative economiche, a volte truffaldine, contro la propria volontà.
 

Le prende tre volte al giorno

Nel Canton Ticino, la Polizia interviene in media tre volte al giorno per situazioni di violenza domestica. Vista la gravità della situazione il Gran Consiglio ha adottato nel 2008 la modifica della legge sulla polizia che ha istituito la misura dell'allontanamento e del divieto di rientro al domicilio in caso di violenza domestica. Il Consiglio di Stato ha inoltre istituito il Gruppo di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica con il compito di coadiuvare la Polizia cantonale ed elaborare proposte per migliorare il sostegno alle vittime, l'intervento sugli autori, l'informazione e la prevenzione.
 

La Polizia su richiesta telefonica (al numero 117) interviene 24 ore su 24 sul posto dove si verifica la violenza o la lite familiare.

Io, salvata da un barbaro picchiatore

Tutto quello che abbiamo citato prima, sono solo teorie, numeri, fatti senza anima. Per approfondire il tema, ci sembrava doveroso incontrare una vittima, e grazie al suo aiuto capire cosa si prova veramente a subire per 15 lunghi, interminabili, anni botte e vessazioni. “Spesso quando si parla di donne maltrattate dal proprio compagno, marito o fidanzato viene spontaneo dire: ‘Perché non lo ha lasciato? Perché non è andata via? Perché ha sopportato?’ Non biasimo chi pensa queste cose, anche io prima di trovarmi nella situazione che sto per raccontarvi mi sono sempre detta: se mi urla contro o mi alza le mani addosso lo pianto in asso e vado via subito!”. Ma nel frattempo gli anni passano. “Ci conoscemmo durante il periodo universitario, lui era prossimo alla laurea, io più piccola frequentavo il secondo anno. Lui era dolce, premuroso e molto affettuoso durante i primi periodi di frequentazione. Fiori, cene a lume di candela, dolci parole sospirate nel buio della notte, promesse di una vita insieme”.
 

Da principe azzurro a cavaliere nero
 

“I problemi iniziarono a sorgere dopo un periodo nel quale fummo costretti a stare lontani per motivi di studio. Quello che amabilmente definivo “principe azzurro” cambiò radicalmente mostrandomi la sua indole violenta. Niente più rose rosse ma solo male parole e sproloqui nel momento in cui non mi comportavo in base ai suoi dettami e non facevo quello che lui riteneva corretto. Non potevo avere amici e amiche, ogni volta che uscivo con loro mi ritrovavo a litigare con lui e il 99% delle volte i nostri litigi finivano con lui che mi sbraitava contro, chiudeva tutti i telefoni sentenziando la fine della nostra relazione. Puntualmente però dopo qualche giorno ritornavamo insieme e io ero felice di averlo riconquistato anche se lentamente stavo distruggendo me stessa assoggettandomi a lui, cercando (anche se con difficoltà) di fare quello che (secondo lui) era ‘giusto’ per me, per noi”. La nostra interlocutrice si sofferma un attimo, guarda nel vuoto. Ricomincia il racconto: “Ogni volta che mi gridava contro, ogni volta che mi strattonava, ogni volta che mi offendeva, ogni volta che mi lasciava perché non rispecchiavo i suoi canoni intellettuali colpevolizzavo me stessa e il senso di inadeguatezza che mi aveva fatto nascere dentro era destavante. Io, per lui, non ero all’altezza. Ero il suo oggetto, la sua bambola, la ragazza completamente innamorata di lui che si faceva calpestare come uno straccio sporco”.
 

La persona violenta non cambierà mai se la sua indole è quella.

“Era nervoso e insoddisfatto per via del lavoro, guadagnava bene per essere un neolaureato, ma voleva di più. Voleva andare via dal nostro paese, voleva vedere la sua carriera decollare. Iniziò a mandare curriculum, senza curarsi di dirmi nulla e quando lo scoprii non l’ostacolai, volevo solo vederlo star bene. Lui invece scatenava la sua rabbia, causata dalle non risposte, su di me sempre di più. Io, nel frattempo, ero diventata una pezza, mi ero allontanata da tutti i miei amici, piangevo sempre, avevo continui attacchi di panico che addebitavo erroneamente all’ansia dovuta agli ultimi esami universitari e mi dedicavo completamente a lui nel vano tentativo di essere apprezzata e di avere la sua approvazione”.
 

La goccia che fa traboccare il vaso
 

“Ho avuto il coraggio di andarmene quando alzò le mani violentemente davanti agli amici, ho fatto le valigie senza voltarmi indietro e con l’aiuto delle varie associazioni ticinesi sono riuscita a rifarmi una vita e lui non può più avvicinarsi a me. Ora sono viva”.

*Edizione dell'1 novembre 2020

 


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