Mondo, 27 giugno 2019

La Sea Watch forza il blocco navale, "devo entrare in acque italiane"

"Buonasera, la informo che devo entrare nelle acque territoriali italiane". Con queste parole Carola Rackete, la "capitana" al comando della Sea Watch 3, la nave ONG che dopo aver caricato a bordo decine di migranti africani naviga al largo di Lampedusa con l'intenzione di farli sbarcare, ha annunciato che avrebbe forzato il blocco navale dopo 14 giorni al largo delle coste di Lampedusa.

La conversazione tra l'imbarcazione olandese della ong tedesca e la Capitaneria di porto di Lampedusa è stata riportata da SkyTg24. "Se il vostro stato di necessità è... non posso più garantire lo stato delle persone", dice la 31enne, "Devo far sbarcare le 42 persone che ho a bordo. Virerò la barca, entrerò nelle acque territoriali".

Le autorità italiane ribadiscono l'indisponibilità allo sbarco : "Non siete autorizzati a entrare nelle acque territoriali italiane". Ma Rackete non sente ragioni: "Il tempo di arrivo stimato per l'altro porto è di 2 ore", sentenzia.

Poco dopo, verso le 14, la Sea Watch 3 entra in acque italiane: "Basta, entriamo", scriveva l'ong tedesca sul suo account Twitter, "Non per provocazione ma per necessità, per responsabilità".
La nave è poi stata raggiunta da una motovedetta della Guardia di Finanza e una della Guardia costiera per intimare di nuovo l'alt alla nave. Ordine prontamente non rispettato dalla comandante dell'imbarcazione che si dirige senza fermarsi verso il porto di Lampedusa.
Ma quando, verso le 20, la nave ONG si trovava al largo del porto di Lampedusa, ufficiali della Guardia di Finanza sono saliti a bordo. Hanno controllato i documenti della nave e i passaporti dell'equipaggio e ora stanno aspettando istruzioni dai loro superiori" afferma Rackete in un video diffuso su Twitter dalla ong.

Non si sa ancora quali siano le "istruzioni" date agli ufficiali sul posto ma, fonti del governo italiano, citate da "Il Giornale", segnalano che "prima del Consiglio dei ministri odierno, il presidente del Consiglio Conte, il ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini ed il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi hanno avuto un confronto di aggiornamento sul caso Sea Watch 3. All'esito del confronto, dopo aver preso atto della violazione, da parte della nave, del provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali emesso dal ministro degli Interni in data 15 giugno u.s., di concerto con il ministro della Difesa e con il ministro delle Infrastrutture, e dopo avere preso atto del passo formale compiuto dall'Ambasciatore italiano all'Aja nei confronti del governo dei Paesi Bassi, di cui la nave batte bandiera, hanno concordato di proseguire nelle iniziative formali volte a verificare l'eventuale condotta omissiva di detto governo".

Quindi per ora nessuno sbarco per i 42 migranti a bordo della Sea Watch. Come riporta l'agenzia italiana l'Adnkronos, al momento, non ci sarebbe l'autorizzazione allo sbarco da parte dell'autorità di pubblica sicurezza. La situazione potrebbe evolversi in serata, ma per ora è ferma. La nave si trova davanti al porto di Lampedusa, in attesa delle decisioni delle autorità.

La violazione territoriale della ONG ha scatenato innumerevoli reazioni da parte della politica italiana, tra chi condanna l'azione e chi invece difende l'operato di Rackete, chiedendo che i migranti siano fatti sbarcare.

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini da parte sua è intervenuto ribadendo la sua opposizione allo sbarco e criticando l'indifferenza dell'UE e dei due paesi "proprietari" della nave, Olanda e Germania: "Lampedusa e l’Italia hanno bisogno di turisti che pagano, non di clandestini che dobbiamo mantenere noi. Sulla Sea Watch c'è un Paese europeo, che è l'Olanda, che se ne frega. C'è la Germania, di cui ha la cittadinanza l'equipaggio, che se ne frega. C'è l'Unione europea che, come al solito, dorme".

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