Mondo, 03 maggio 2019

Censurati per essere "informazione pericolosa": Come la Silicon Valley decide chi può stare su Internet e cosa viene discusso e condiviso

Esiste l'informazione "pericolosa"? Stando a Facebook, sembrerebbe di sì. Citando i propri termini di utilizzo contro "individui e organizzazioni pericolosi", Instagram e Facebook hanno rimosso giovedì il portale Infowars, le personalità Alex Jones, Milo Yiannopoulos e Louis Farrakhan, Paul Joseph Watson e  diversi altri. Inoltre qualsiasi condivisione di contenuti provenienti da queste persone verrà rimosso, e una violazione ripetuta di questa regola porterà alla rimozione del proprio account.

Quali sarebbero i contenuti "pericolosi" da Infowars e dalle personalità rimosse non è stato specificato. Infowars, fondato da Alex Jones (in alto a sinistra nella foto), è un'entità mediatica, troppo riduttivo definirlo portale o testata, che da decenni promuove una lettura degli eventi alternativa in linea con i valori conservatori della destra americana. Spesso in rotta di collisione con i media mainstream, Infowars è criticato dalla sinistra americana per diffondere quello che ritengono essere teorie cospirazioniste mentre per i suoi sostenitori, oltre a coloro che semplicemente difendono la sua libertà d'espressione, Infowars racconta verità che le altre testate non possono o non vogliono rivelare, e le cui rilevazioni o letture degli eventi vengono spesso corrobate dalla realtà dei fatti. È necessario specificare che né Infowars, né nessuna delle personalità censurate, ha mai agito in modo violento o chiamato a commettere violenza contro singoli o gruppi di individui (cosa che sarebbe comunque illegale).

Un esempio su tutti la sorveglianza da parte del governo e delle multinazionali di singoli cittadini, cosa che Infowars sostiene esistere praticamente dalla sua fondazione. Anni dopo, ecco che un tale chiamato Edward Snowden rivela al grande pubblico l'esistenza di programmi avanzatissimi di sorveglianza da parte dell'agenzia governativa NSA. Pochi anni dopo ancora, nelle case di milioni di persone arriva Alexa, il congegno tecnologico di Amazon che permette agli utenti di comunicare diversi comandi su Internet. Di poche settimane fa, la rivelazione che Amazon registra le conversazioni degli utenti senza che essi ne sono al corrente.

Milo Yiannopoulos (in basso a sinistra nella foto) è invece più uno showman che una personalità mediatica o politica, la cui specialità è la provocazione, in particolare attaccando i dogmi della sinistra e mettendo in luce l'ipocrisia e i doppi standard degli appartenti a questa area politica.

Senza sorprese quindi la sinistra americana ha immediamente bollato Infowars e Yiannopoulos come "estremisti di destra" (fra gli altri, in verità la lista è lunga come l'equatore) e ha messo sempre più pressione su Facebook e le altre compagnie della Silicon Valley, in particolare altri social media come Twitter, perchè fossero rimossi.

La prima personalità a fare le spese della folla virtuale inferocita di attivisti di sinistra era stato lo stesso Yiannopoulos sulla piattaforma Twitter nell'estate del 2016. Da allora moltissime personalità più o meno note, senza contare un numero praticamente infinito di semplici utenti, è finito nelle scure della censura delle multinazionali della Silicon Valley a causa delle proprie opinioni "scomode" e il tema della censura su Internet è diventato vieppiù discusso, tanto che lo stesso Trump si è talvolta espresso sul tema minacciando di prendere provvedimenti, minaccia per ora rimasta lettera morta.

Ciò che rende questa ennesima ondata di censura diversa dalle precedenti è che questa volta non solo singole personalità ad essere rimosse (lo stesso Alex Jones era stato rimosso da praticamente ogni piattaforma nell'estate dell'anno scorso) ma il fatto che adesso addirittura la condivisione di contenuti provenienti o contenenti queste personalità viene perseguito.

A parte pochissime eccezioni, come in questo caso Louis Farrakhan (in alto a destra nella foto) che fa parte di una testata politica islamica popolare tra la comunità afro-americana, la maggior parte fanno parte della destra americana. Gli utenti di Internet che rigettano la censura e mettono in primo piano la libertà hanno da parte loro reagito cercando di costruire alternative, con più o meno successo, alle multinazionali di Silicon Valley. Al motore di ricerca di Google si preferisce DuckDuckGo, come alternativa a Twitter, Facebook e Instagram è nato Gab, invece del servizio email di Google Gmail è diventato utilizzatissimo lo svizzero protonmail.ch, al posto di WhatsApp si promuove Telegram o (anche questo svizzero) Threema, mentre proprio in questi giorni si sta testando Dissenter, un browser che mette in primo piano l'anonimato, la privacy e la libertà di navigazione dell'utente (come alternative attuali sono popolari Opera e Brave).

Ma essendo questa controversia circoscritta quasi unicamente al mondo anglosassone (i paesi non anglofoni ne sono meno toccati) è difficile per queste alternative, spesso portate avanti da giovani senza grandi mezzi se non il solo sostegno degli utenti e ostacolate in ogni modo dai media, da attivisti di sinistra e dalla concorrenza di Silicon Valley che cerca in ogni modo di uccidere qualsiasi concorrente prima che diventi troppo grande, è difficile per loro raggiungere una trazione globale simile alle multinazionali che tutti conosciamo, con il risultato che queste detengono sempre un quasi-monopolio sui contenuti che possono essere discussi e condivisi. Diversi commentatori ritengono quindi sia necessaria una regolamentazione di queste piattaforme che sono ormai diventate, in diversi paesi, l'equivalente della piazza pubblica, in cui avvengono dibattiti e si discutono le vicende di interesse pubblico e, non da ultimo, partiti e politici presentano i propri programmi e punti di vista la cui censura o rimozione può avere conseguenze sul processo democratico.

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