La decisione del Consiglio federale di non modificare l’ordinanza sulla perequazione fino al 2030 continua a far discutere. Ma per Paolo Pamini il punto centrale è un altro. Il consigliere nazionale UDC parla chiaro: il Ticino deve guardare prima di tutto in casa propria.
“La decisione del Consiglio federale è discutibile e mostra quanto sia difficile toccare certi equilibri tra i 26 Cantoni. La vera partita, da instradare subito, è in vista della revisione generale della perequazione intercantonale del 2030”, osserva Pamini.
Ma il passaggio più netto riguarda la situazione finanziaria cantonale. “Non dobbiamo però ignorare l’elefante nella stanza: il Canton Ticino ha un problema strutturale di spesa, non di entrate. Non sono 9 milioni di franchi di maggior perequazione a sollevare una spesa annua di oltre 4’000 milioni di franchi, con un deficit strutturale di circa 150 milioni di franchi (di spese da tagliare durevolmente) che potrebbe salire a oltre 500 milioni di franchi con entrambe le iniziative sulle casse malati a regime”.
Conclusione altrettanto diretta sul ruolo del Governo: “Il Consiglio di Stato ticinese dovrebbe pertanto riflettere su dove stiano le priorità e dedicare a quelle le sue energie”.
Fonte: Paolo Pamini, dichiarazione su perequazione finanziaria su MDD






