Svizzera, 12 aprile 2026

"Come voi, ho pensato: che vicenda deplorevole e meschina"

“Come voi ho visto la notizia del ritorno dell'ambasciatore italiano in Svizzera. Come voi, ho pensato: che vicenda deplorevole e meschina. Riassunto?” scrive Sergio Savoia. Il riferimento è al 24 gennaio 2026, quando Roma ritirò l’ambasciatore dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, indagato per la tragedia di Crans-Montana. “Meloni gridava all’«oltraggio», Tajani tuonava contro la magistratura elvetica.”
 

Savoia sottolinea la portata del gesto: “Se non sbaglio i calcoli, l'Italia ha ritirato l'ambasciatore da due soli paesi negli ultimi dieci anni... Uno siamo noi, la Svizzera... L'altro è l'Egitto (caso Regeni).” E aggiunge: “Palesemente la mossa non ha aiutato le indagini o le vittime. Ma aveva forse una utilità politica interna.”
 


 

Nel mirino anche il contesto italiano: “In Italia era in corso una campagna referendaria sulla riforma della magistratura... Il ritiro dell'ambasciatore è stato un gesto mediatico, non diplomatico. Una pressione politica indebita su un sistema giudiziario straniero sovrano.” Il referendum è poi passato e perso, e “guarda caso, l'ambasciatore torna a Berna.”
 

Intanto, osserva Savoia, “nei talk show italiani, delle vittime di Crans-Montana non parla quasi più nessuno”, mentre “la Svizzera sta continuando a cercare di fare il suo lavoro: indagini in corso, cooperazione giudiziaria avviata”. Con una conclusione netta: “la vicenda dell'ambasciatore italiano resta una macchia indelebile”.
 

Fonte: Sergio Savoia (post social)

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