Mondo, 12 maggio 2025

Il PKK si scioglie: fine di una guerra lunga 40 anni

Dopo oltre quarant’anni di conflitto, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha annunciato ufficialmente il proprio scioglimento e la cessazione della lotta armata contro lo Stato turco. La decisione è stata comunicata al termine del 12° Congresso del movimento, tenutosi tra il 5 e il 7 maggio in Iraq, ed è stata resa nota da fonti curde e confermata da diverse agenzie di stampa.
 

La scelta rappresenta un passaggio storico per la Turchia e per la popolazione curda, dopo decenni di violenze che hanno provocato oltre 40.000 vittime dal 1984, anno in cui iniziò l’insurrezione armata del PKK nel sud-est del Paese.
 

Determinante è stato l’intervento del fondatore e leader del PKK, Abdullah Öcalan, detenuto dal 1999 nel carcere di massima sicurezza sull’isola di Imrali. In un messaggio diffuso il 27 febbraio, Öcalan ha chiesto esplicitamente la fine della lotta armata e lo scioglimento del movimento. Il suo appello ha avuto luogo dopo una serie di colloqui con rappresentanti del partito filo-curdo DEM, autorizzati a incontrarlo in carcere dopo anni di completo isolamento.

Dietro l’apertura a questo dialogo vi sarebbe anche un’iniziativa politica promossa dal MHP, partito ultranazionalista e alleato del presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha proposto la fine della militanza armata del PKK in cambio di un possibile allentamento del regime carcerario di Öcalan. Un appello che ha trovato l’approvazione sia del governo che di gran parte delle forze politiche turche.
 

Il PKK ha confermato di aver accolto la richiesta del suo leader, dichiarando un cessate il fuoco già il 1° marzo. Ora, con la decisione del Congresso, viene avviato il processo di scioglimento dell’organizzazione, che – come dichiarato – sarà gestito direttamente da Öcalan.
 

Fondato nel 1978 come movimento marxista-leninista per l’indipendenza del Kurdistan, il PKK è stato classificato come organizzazione terroristica dalla Turchia e da molti Paesi occidentali. La sua scelta di deporre le armi apre oggi una nuova fase, che potrebbe segnare un importante passo avanti verso una riconciliazione storica tra Ankara e la comunità curda.

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