Ticino, 31 ottobre 2023

Finanziamento del settore anziani: verso il “blocco dei ristorni”?

Giovedì 26 ottobre, a margine della presentazione del Preventivo 2024 della città di Lugano, il sindaco Michele Foletti ha formulato alcune considerazioni sulla perequazione nel settore degli anziani e delle cure a domicilio che sono di grande importanza: in ballo ci sono infatti decine di milioni di proprietà del contribuente luganese. Un tema che abbiamo già lanciato nei mesi scorsi da queste colonne, e che deve diventare oggetto di dibattito politico. Anche se si tratta di un argomento complesso e quindi poco sexy.

20 milioni in più in 5 anni

Il settore degli anziani e delle cure a domicilio è finanziato per il 20% dal Cantone e per l’80% dai Comuni. All’interno di questo 80%, come è facile immaginare, la città di Lugano si ritrova a fare la parte del leone. Ma la situazione è andata fuori controllo.
Per il 2023 Lugano è infatti tenuta a contribuire con ben 60 milioni di franchi. Che è poi la stessa cifra che ci mette il Cantone. Con la differenza però che il Cantone decide (il settore è di competenza cantonale) mentre i Comuni di fatto pagano e basta, e Lugano non fa eccezione.
Questi 60 milioni di franchi, nel 2018 erano 40. La spesa è esplosa di 20 milioni in cinque anni, con un aumento del 50%!

Per il finanziamento delle “sue” strutture per anziani, la città riceve dal Cantone 30 milioni all’anno: quindi la metà di quanto versa. 20 milioni sono per le case anziani e 10 per il servizio di cure a domicilio Scudo, che oltretutto non è attivo solo su Lugano, ma a livello regionale.
E qui c’è il primo dato che dovrebbe far suonare qualche campanello d’allarme a Bellinzona, sia in governo che in Gran consiglio.

Il dato è il seguente: se per il settore degli anziani e delle cure a domicilio la città facesse tutto da sola, quindi rinunciasse ai finanziamenti del Cantone e si chiamasse fuori dal sistema di perequazione, risparmierebbe 30 milioni all’anno. E’ vero che la legge attuale non lo permette, ma le leggi si possono anche cambiare.

100 milioni di crescita

Secondo dato. Il settore anziani e cure a domicilio è composto da case per anziani, servizi di cure a domicilio di interesse pubblico (SACD), Spitex privati, infermieri indipendenti, servizi d’appoggio ed aiuti diretti. Nel 2023 questo settore costerà all’ente pubblico (Cantone e Comuni) 300 milioni di franchi. Nel 2018, la spesa era di 200 milioni. L’esplosione è plateale: l’invecchiamento della popolazione (ormai diventato il coperchio per tutte le pentole) non basta di certo a spiegarla.
Come si immaginerà, all’interno del settore la maggior voce di spesa è costituita dalle case per anziani, finanziate con 193.8 milioni. Il Cantone ce ne mette 38.7, Lugano 38; la differenza la versano gli altri Comuni. Dal 2018 al 2023, la spesa è cresciuta di quasi il 40%.

Finanziare chi non fa i compiti?

Le case anziani della città di Lugano (gestite dall’ente LIS) sono di gran lunga le meno
costose a livello ticinese, e quindi – trattandosi di molti posti letto – contribuiscono ad abbassare la spesa globale. Le strutture luganesi costano meno non certo perché i servizi offerti sono di qualità inferiore, ma grazie alle economie di scala rese possibili dalla messa in rete delle varie case. Tante case per anziani piccole, ciascuna con una sua gestione, costano molto di più di una casa grande – o di varie case piccole messe in rete sotto una gestione unitaria. La messa in rete è un passo che (con modalità diverse) potrebbero compiere in tanti. Alcuni lo fanno o ci tentano, mentre altri non si sognano proprio. E non per un’impossibilità oggettiva, ma per motivi di campanilismo, di difesa del proprio orticello. Risultato: questi istituti continuano a costare uno sproposito per scelta propria, ed il Cantone, invece di intervenire, continua a finanziarne le diseconomie con i soldi dei contribuenti. Ed in primis, come visto sopra, dei cittadini luganesi.

La differenza di costi delle case anziani si manifesta anche nelle rette massime che sono chiamati a versare gli ospiti: il divario tra un istituto e l’altro è enorme ed ingiustificato.

Esplosione incontrollata

Terza questione: le cure a domicilio. Per i sei servizi d’interesse pubblico presenti in Ticino, la spesa a carico del contribuente tra il 2018 ed il 2023 è cresciuta del 15%: un aumento sostenibile. Il problema sta evidentemente altrove. Dove? Lo si scopre subito: per gli Spitex privati la crescita di spesa per il periodo citato è del 226,5% (!), per gli infermieri indipendenti addirittura del 266% (!), per i servizi d’appoggio del 102% e per gli aiuti diretti del 47%.

E’ ovvio che aumenti del 266% in pochi anni non sono sostenibili. Si possono spiegare solo con l’esplosione incontrollata del numero di operatori – soprattutto infermieri privati e piccoli servizi di cure a domicilio - che forniscono prestazioni non necessarie. E lo Stato è “costretto” (?) a pagarle.
Da non dimenticare che, oltre all’ente pubblico, anche un altro attore è chiamato alla cassa: gli assicuratori malattia. I quali pagano senza batter ciglio: tanto in seguito si rifanno sui premi. Poi ci chiediamo come mai in Ticino i premi di cassa malati s’impennano!

Due cose sono quindi evidenti:

  1. Il Cantone deve urgentemente affrontare il tema dell’esplosione dei costi provocata dagli Spitex privati e dagli infermieri indipendenti, e prendere in mano la situazione. Rispondere “sa po’ fa nagott” non è più un’opzione.
  2. E’ illusorio (eufemismo) pensare che la città di Lugano sia disposta a pagare, solo in perequazione sociosanitaria, 60 milioni per il 2023 - che avanti di questo passo tra cinque anni saranno diventati 90 - senza fare un cip. Col risultato di vedersi costretta a tagliare sulle prestazioni ai propri cittadini per far quadrare i conti. Non si può escludere che si arriverà all’entrata a gamba tesa: blocco dei ristorni (verso il Cantone)?

Lorenzo Quadri
Municipale di Lugano

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