La Svizzera non deve sottoscrivere accordi con l'Italia per permettere il lavoro ai lavoratori frontalieri. È quanto chiede il Consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che ha inviato oggi una mozione in questo senso al Consiglio federale.
“I frontalieri che possono usufruire dell’home office – si legge nella mozione di Quadri - non sono certo quelli attivi nell’ambito delle cure (ospedali, case per anziani, ecc) , e nemmeno quelli sui cantieri o nelle fabbriche. Sono invece quelli che lavorano in ufficio, e la cui presenza - sempre più sproporzionata - nuoce al mercato del lavoro locale. Un’ ulteriore agevolazione di questa categoria tramite il telelavoro sarebbe totalmente sbagliata. Non è nemmeno vero che gioverebbe alla viabilità. Chi desidera dei collaboratori da mandare in home office, non ha che da assumere residenti.”
L'esponente leghista ricorda che, da parte italiana, l’Associazione dei comuni italiani della fascia di confine ha scritto a Roma chiedendo la sottoscrizione con la Svizzera di un accordo che permetta il telelavoro dei frontalieri fino ad una percentuale lavorativa del 40%, richiesta che sarà presto affrontata dal parlamento italiano. Quadri chiede che il Consiglio federale non entri nemmeno in merito alla sottoscrizione di un accordo con l'Italia sul telelavoro.
Il fatto che altri paesi abbiano già firmato tali accordi con la Svizzera è irrilevante, sostiene il deputato della Lega, in quanto la situazione ticinese è “un unicum” in Svizzera e non va paragonato con altre regioni. Il telelavoro non va quindi incoraggiato, oltretutto quando è già possibile seppure con “oneri fiscali ed incertezze”. “Sarebbe del tutto sbagliato – conclude Quadri nella mozione - da parte del CF, incoraggiare delle gravi distorsioni che vanno invece corrette”.
“I frontalieri che possono usufruire dell’home office – si legge nella mozione di Quadri - non sono certo quelli attivi nell’ambito delle cure (ospedali, case per anziani, ecc) , e nemmeno quelli sui cantieri o nelle fabbriche. Sono invece quelli che lavorano in ufficio, e la cui presenza - sempre più sproporzionata - nuoce al mercato del lavoro locale. Un’ ulteriore agevolazione di questa categoria tramite il telelavoro sarebbe totalmente sbagliata. Non è nemmeno vero che gioverebbe alla viabilità. Chi desidera dei collaboratori da mandare in home office, non ha che da assumere residenti.”
L'esponente leghista ricorda che, da parte italiana, l’Associazione dei comuni italiani della fascia di confine ha scritto a Roma chiedendo la sottoscrizione con la Svizzera di un accordo che permetta il telelavoro dei frontalieri fino ad una percentuale lavorativa del 40%, richiesta che sarà presto affrontata dal parlamento italiano. Quadri chiede che il Consiglio federale non entri nemmeno in merito alla sottoscrizione di un accordo con l'Italia sul telelavoro.
Il fatto che altri paesi abbiano già firmato tali accordi con la Svizzera è irrilevante, sostiene il deputato della Lega, in quanto la situazione ticinese è “un unicum” in Svizzera e non va paragonato con altre regioni. Il telelavoro non va quindi incoraggiato, oltretutto quando è già possibile seppure con “oneri fiscali ed incertezze”. “Sarebbe del tutto sbagliato – conclude Quadri nella mozione - da parte del CF, incoraggiare delle gravi distorsioni che vanno invece corrette”.