Sport, 11 marzo 2022

Follie dello sport moderno: è la storia di Tonya Harding

La pattinatrice USA organizzò l’aggressione alla compagna di squadra Nancy Kerrigan

Tonya Harding non ha mai avuto il fisico della pattinatrice. Molto forte atleticamente e abile saltatrice, non aveva le stigmate dell’eleganza. Si portava appresso, questo sì, le sfumature di una esistenza dura, violenta e sottomessa, che le avevano forgiato un carattere scontroso. Era nata a Portland sul finire del 1970: famiglia di basso livello culturale e contesto difficile, nel quale dominavano gli uomini. Il fratellastro usava con lei la cintura per picchiarla, ed un paio di volte tentò pure di violentarla. La madre? Autoritaria e scarsamente propensa a gesti affettuosi.


Tonya cresce fra i traumi e uno spirito di rivalsa che si trasforma presto in odio verso qualsiasi persona che provi a sbarrarle la strada. Soffre d’asma ma per lei non è un problema: è abituata al peggio. Quando si presenta per la prima volta su una pista di ghiaccio le consigliano di cambiare sport: non ha il fisico per diventare una brava pattinatrice. Ma lei non se ne cura e con grande applicazione sale pian piano tutti gli scalini delle varie categorie. Qualche volta perde ma nella maggior parte dei casi è la migliore. A soli 18 anni è una delle prime in America, tanto da meritarsi la convocazione per i Mondiali e per le Olimpiadi. Il grande pubblico yankee la conosce perché è la seconda donna ad eseguire il triplo axel in una competizione ufficiale. Prima c’era stata solo la giapponese Midori Ito.


Il suo punto debole sono le figure obbligatorie che spesso le compromettono i risultati. Il 1991 è il suo anno migliore. Agli assoluti americani esegue il suo primo axel, trionfando con un 6.0 (il massimo, la perfezione) nel punteggio tecnico. Nello stesso anno ripete altre volte quel salto: una volta ai Mondiali (nei quali si classifica seconda dietro alla connazionale Kristi Yamaguchi) e due volte allo Skate America, uno degli eventi più importanti che si svolge negli States. In quel periodo la nazionale USA è forse la più forte al mondo: oltre alla Harding, si mettono in evidenza anche la talentuosa Nancy Kerrigan e Kristi Yamaguchi. Poi però qualcosa si inceppa: nel 1992 conclude solo terza ai campionati nazionali mentre ai Giochi olimpici invernali di Albertville sfiora il podio per un nulla. Quarta e delusa: si era preparata tantissimo per quell’evento. Ai Mondiali chiude ancora più lontana dal podio: ottava. Ma Tonya finisce sui giornali anche per altri motivi: nel marzo del 1992 fa a botte con un motociclista; con il marito sono frequenti le liti furibonde dentro casa. 



Da Jeff Gillooly divorzierà nel 1993. Intanto la Kerrigan diventa una delle pattinatrici più brave del pianeta mentre la Harding comincia ad avere una serie di contrattempi che le provocano risultati deludenti. Una volta ha problemi causati dall’asma, poi sospende le sue esibizioni per i lacci allentati dei pattini o per le lame montate male. Le sue crisi sono ormai croniche e i commentatori cominciarono a dubitare di lei. E dentro Tonya nutre un sentimento di odio nei confronti di Nancy Kerrigan, ora la numero 1 in patria.


Il 6 gennaio 1994, il giorno prima dell’inizio dei campionati nazionali, Nancy Kerrigan viene aggredita alla fine di una sessione di allenamento. Un uomo la colpisce con un manganello al ginocchio: il suo scopo, come emergerà dalleindagini, è quello di romperle la giuntura edimpedirle di continuare a gareggiare. Il brutto gesto viene parzialmente immortalato dalle TV locali. Nancy a terra grida: “ Perché?”. L’episodio fa il giro del mondo e alla prima conferenza stampa di Nancy Kerrigan arrivano centinaia di giornalisti. Anche dall’Europa.


La pattinatrice annuncia che dovrà rinunciare ai prossimi appuntamenti stagionali anche se poi riuscirà ad andare ai Giochi di Lillehammer, grazie ad una prodigiosa guarigione. Intanto però l’aggressore di Nancy viene arrestato. Si tratta di Shane Stant, un energumeno dai mezzi sbrigativi, che accusa l’ex marito della Harding, Jeff Gillooly, e la sua guardia del corpo di averlo pagato per aggredire la pattinatrice a suon di manganellate. Poi, come un fulmine a ciel sereno, Gillooly coinvolge Tonya Harding. Afferma che era a conoscenza dell’aggressione e non ha fatto nulla per impedirla. Al processo Tonya ammette di aver saputo dell’aggressione ma soltanto a fatto avvenuto e di non averlo rivelato. Versione totalmente diversa da quella dell’ex marito, il quale sostiene che la moglie era la mente del piano.


Al termine del dibattimento e dopo feroci polemiche fra innocentisti e colpevolisti (ci fu anche una rissa fuori ad un bar di Portland fra le due fazioni), Tonya viene condannata a tre anni con la condizionale, 100 mila dollari di multa, 50 mila da devolvere a Special Olympics, 500 ore di servizi sociali e, la peggior sanzione, viene squalificata a vita dalla Federazione statunitense di pattinaggio. È la fine della sua carriera.

JACK PRAN

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