Sport, 15 luglio 2022

Maria, un sogno infranto da un incidente assurdo

La tragedia della pilota spagnola De Villota, collaudatrice di formula 1

LUGANO - Maria nasce a Madrid all’alba del 1980. È figlia di Emilio de Villota, che ha corso due volte in Formula 1 al volante della Mc Laren (1977 e 1980) e in Spagna ha fondato la prima scuola per piloti. Fra i suoi allievi Carlos Sainz (papà del Carlos ferrarista), Pedro de la Rosa, i fratelli Marc e Jordi Gené e il futuro campione del mondo Fernando Alonso. Maria si appassiona sin da bambina alle corse ed ogni volta che c’è il Carnevale si veste da driver. A soli 6 anni riceve in regalo il suo primo kart. A 16 varca l’Oceano Atlantico e accompagna il padre a Cuba, dove è stato invitato ad una gara di kart organizzata da Fulvio Ballabio e alla quale partecipano alcuni ex piloti di formula fra i quali Arturo Merzario, René Arnoux e il nostro indimenticato Clay Regazzoni. In programma c’è anche una competizione per i più giovani.


Con una tuta prestatale dall’incredulo papà (alto un metro e 83!), la giovane e temeraria Maria si butta in pista alla caccia del risultato. Si capisce subito che ha stoffa ed una dose di sfrontatezza non comune, tanto che ottiene il miglior tempo nelle qualifiche. I cubani allibiscono quando vedono che sotto quel casco più grande di lei, si nasconde una bella ragazzina dai capelli biondi. Maria sbaraglia il campo ma verso la fine della gara finisce fuori pista. La classe, insomma, non manca, la ragione un po’ meno. Intanto fioccano le prime proposte di lavoro televisive e arrivano quasi inevitabilmente i primi reality show. Ma lei ha sempre un sogno nella testa e non demorde: si iscrive così ad una scuola per aspiranti piloti di Formula 1. Dei 2500 partecipanti ne passano solo cinque. E Maria è fra questi! Nel 2004 debutta in Formula 3. È la prima donna iberica ad approdarvi. Poi arriva anche la 24 ore di Daytona. In Spagna non ci sono piloti per la Formula 1. I vari Fernando Alonso, Pedro De la Rosa, Marc Gené e Jaime Alguersuari sono ancora sull’uscio della categoria più famosa del pianeta. L’automobilismo iberico fatica ad affermarsi. Maria scalpita: perché non lei? Intanto, inattesa, ecco che arriva la telefonata che le cambia la vita: ”Ti abbiamo visto alla Daytona, ti vogliamo alla Ferrari Challenge Europa”.


A stretto giro di posta entra nella scuderia austriaca Maurer Motorsport e corre per la Ferrari nel campionato spagnolo. María fa esperienza, ma contro i maschi è dura. Lei non si tira indietro ed è sempre più convinta di essere pronta per guidare una formula 1 e disputare il Mondiale. 



E così nel 2011 si presenta ai box durante il Gran Premio d’Europa a Valencia: si avvicina senza nessun timore riverenziale al boss dei boss Bernie Ecclestone e gli dice: “Voglio correre in Formula 1. Sono pronta”. Il capo della Formula 1 ci pensa un attimo e poi chiama Eric Boullier, responsabile della Lotus-Renault e le dice di mettere la ragazza nelle migliori condizioni per provare una delle sue monoposto. E a lei dice: “Preparati, faremo qualche manovra in low profile, che non se ne accorgano. Tu sii sempre pronta”. Tempo dopo si allena in pista con Gerry Convy, mentore di Montoya e Hamilton, e riempie la sua abitazione di appunti e disegni, cura l’alimentazione e il fisico. Ce la mette tutta insomma. E, finalmente, arriva il gran giorno: la visita alla Renault. María veste la tuta color oro e nero dello sponsor (JPS), si siede nel posto di Nick Heidfeld, che potrebbe avere misure simili alle sue, ma il sedile non è fatto su misura. La macchina viene adattata e poi María effettua i test, non ufficiali: è il 3 agosto 2011. Prima di salire abbraccia papa Emilio e poi scende in pista. “Non so spiegare quello che provai durante quei 300 km, la durata di un GP, dentro alla Formula 1 della Lotus quel giorno. Una mescolanza di concentrazione ed estasi: se riuscissi a descriverla, sarei una scrittrice”, scriverà nel suo libro, “La vida es un regalo”.  Il dado è tratto e nel gennaio 2012 firma il contratto con Mark Blundell, ex pilota, della scuderia Marussia: fungerà da pilota collaudatrice del team di Formula 1.


Poi finalmente il 2 di luglio 2012 arriva la chiamata per un test aerodinamico in Inghilterra: deve collaudare la vettura sulla pista aeroportuale di Duxdorf in vista del Gran Premio di Gran Bretagna. Quel giorno la marcherà per sempre: la pista è bagnata, improvvisamente l’auto accelera e purtroppo la Marussia si schianta contro la rampa di carico di un camion posto a bordo pista quando la monoposto viaggiava a velocità non troppo sostenuta. Un incidente assurdo. Quattro secondi e lo schianto. La ragazza viene soccorsa e trasportata in ospedale: la situazione appare subito complicata e i medici la tengono in coma farmacologico. Maria potrebbe perdere un occhio: nei giorni a seguire la Marussia avvia un’indagine interna ma si dirà estranea all’incidente. Il mondo dei motori è sconvolto. Alla fine, dopo una lunga degenza negli ospedale, María de Villota torna alla vita. “La prima volta che sono riuscita a vedermi allo specchio dopo l’incidente con il volto completamente scoperto avevo 140 punti e sembrava che fossero stati cuciti con una fune da barca. Inoltre avevo perso il mio occhio destro: ero terrorizzata”. 


Già, la spagnola aveva perso il suo occhio. Ma il suo pensiero correva al futuro: sarebbe salita ancora una volta su una Formula 1? Poi la cura, gli amici, la famiglia e c’è un’auto da guidare con un occhio solo ed un esame di guida da rifare. Maria prova a costruirsi una nuova vita. Determinata e stoica. Diventa ambasciatrice della neonata Commissione Women in Motorsport. Nel frattempo scrive la sua storia nel libro “La vita è un regalo” e comincia a raccontarsi in un tour promozionale. Ma il destino, ancora una volta, è dietro l’angolo: muore infatti in un albergo di Siviglia, forse per infarto o forse una complicazione dovuta all’incidente. È l’11 ottobre 2013, la sesta donna che abbia mai guidato una monoposto di formula uno se ne va. Adios, Maria!

JACK PRAN

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