Ticino, 31 agosto 2021

Il movimento Il Guastafeste annuncia la fine della sua attività politica

Con un comunicato trasmesso ai media questa mattina il fondatore del movimento Il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha annunciato che porrà fine alla sua attività politica dopo la votazione sulla legittima difesa del prossimo 26 settembre. L'annuncio arriva a 25 anni dalla fondazione del Guastafeste, quando Ghiringhelli fu eletto nel Consiglio comunale di Losone nel 1996. Da allora il movimento è cresciuto mettendo radici anche nel resto del Cantone partecipando a innumerevoli elezioni e votazioni e lanciando diverse iniziative popolari. Fra queste ultime ricordiamo il divieto di dissimulare il viso, iniziativa vinta e poi ripresa anche a livello svizzero e che ha fatto discutere il mondo intero. Di seguito riportiamo il comunicato integrale del Guastafeste che ripercorre i suoi 25 anni di attività. Da parte della redazione del Mattinonline facciamo i migliori auguri a Ghiringhelli per il suo futuro.

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Dopo 25 anni di battaglie spericolate il Guastafeste tira i remi in barca

Quest’anno il fondatore del movimento politico Il Guastafeste, cioè il sottoscritto, festeggia i 25 anni di attività politica, che ebbe inizio nel 1996 con l’elezione nel Consiglio comunale di Losone. Poi il movimento è uscito dai confini comunali inaugurando nel 1999 il suo ingresso nella politica cantonale con la partecipazione alle elezioni per il Gran Consiglio e per il Consiglio nazionale e con il lancio dell’iniziativa popolare “contro il monopolio delle tariffe degli avvocati-notai”, approvata in votazione popolare nel 2002.

Numeri impressionanti

Da allora non si contano più le battaglie lanciate dal Guastafeste a livello cantonale a difesa soprattutto dei diritti popolari e dei diritti dei cittadini. Basti dire che in 25 anni il movimento ha speso la bellezza di 250'000 franchi per le sue battaglie, fra cui sei iniziative popolari a livello cantonale (oltre a tre iniziative e due referendum a livello comunale), una dozzina di ricorsi al Tribunale federale, 22 petizioni al Gran Consiglio, circa 35 ricorsi – in gran parte vinti - su temi comunali e cantonali (in particolare per agevolare la raccolta di firme negli spazi pubblici).

A livello istituzionale il movimento ha preso parte – senza mai conquistare un seggio - alle elezioni per il Gran Consiglio del 1999, del 2003 e del 2007 e a quelle per il Consiglio di Stato nel 2007, ed è stato presente con un gruppo nel Consiglio comunale di Losone fino al 2010 (conquistando un seggio in Municipio alle elezioni del 2004 e del 2008).

E’ giunto il momento di “chiudere”

Ma ora, dopo un quarto di secolo particolarmente denso di logoranti battaglie politiche e giuridiche e contraddistinto da molti successi, è giunto anche per il Guastafeste il momento di tirare i remi in barca.

Un po’ per motivi anagrafici (compirò 70 anni l’anno prossimo), ma soprattutto per motivi di salute, l’iniziativa sulla legittima difesa in votazione il prossimo 26 settembre sarà l’ultima lanciata dal Guastafeste a livello cantonale.

Continuerà l’impegno contro l’islamizzazione

Salute permettendo, continuerò comunque a battermi contro l’islamizzazione della Svizzera e a denunciare con articoli i pericoli per la nostra società occidentale (in particolare per le donne) derivanti dalla diffusione del fascismo islamico e da un’incontrollata immigrazione di matrice soprattutto islamica che contribuisce ad accelerare il processo di colonizzazione islamica dell’Europa in corso da una cinquantina d’anni. Inoltre continuerò a organizzare il premio nazionale “Swiss Stop Islamization Award” - destinato a ricompensare ogni anno con 2'000 franchi ciascuno tre critici dell’islam nelle differenti regioni linguistiche – che nel 2022 giungerà alla quinta edizione (qualora per qualsiasi motivo io non fossi più in grado di organizzarlo la continuità del premio sarà garantita dall’Association Suisse Vigilance Islam, che ha sede a Ginevra).

I principali successi del Guastafeste

Fra i principali successi del Guastafeste vanno citati, oltre all’iniziativa sulle tariffe notarili, anche l’iniziativa antiburqa lanciata nel 2011 (che ha fatto da trampolino all’analoga iniziativa lanciata 2016 a livello nazionale e approvata nel marzo scorso da Popolo e Cantoni) e l’iniziativa lanciata nel 2007 che ha agevolato la raccolta di firme per iniziative e referendum a livello comunale. Il mio auspicio è ovviamente quello di fare poker con la votazione sulla legittima difesa, che, bocciata lo scorso anno di stretta misura dal popolo, dovrà essere ripetuta dopo che il Tribunale federale ha clamorosamente accolto un ricorso del sottoscritto.

In campo giuridico va citata la storica sentenza con la quale nel 2011 il TRAM aveva deciso che la competenza a stabilire il moltiplicatore d’imposta nei Comuni era dei Consigli comunali e non – come avveniva da 140 anni - dei Municipi; come pure la sentenza del Tribunale federale di Losanna che nel 2011 aveva annullato la decisione del Gran Consiglio di introdurre una nuova tassa incostituzionale ( che sarebbe costata 35 milioni ai contribuenti) basata sul consumo di elettricità; e pure la sentenza del Tribunale federale di Lucerna che nel 2015 aveva accolto la richiesta di obbligare le Casse malati a rimborsare ai parenti degli assicurati defunti che ne facevano richiesta la parte dei premi pagata per il periodo dopo il decesso.

Tutti per uno, uno per tutti

Tutti questi successi mettono in evidenza come nel Paese della democrazia diretta anche un singolo cittadino che si impegna in qualche battaglia politica o giuridica può raggiungere successi che in qualsiasi altro Paese sarebbero impensabili.

Concludo ringraziando tutti quei cittadini che in questi 25 anni hanno avuto fiducia nel mio piccolo ma combattivo movimento politico, sottoscrivendo le sue iniziative, contribuendo a coprire i costi e sostenendole al momento della votazione.

Un pensiero per le donne afghane

Infine esprimo un pensiero di solidarietà rivolto a quelle povere donne afghane che dopo aver respirato un po’ di libertà per un ventennio dovranno rituffarsi nel medioevo talebano perdendo i loro diritti ( quello di lavorare, quello di studiare, quello di uscire di casa da sole ecc.) e subendo l’obbligo di indossare quel burqa che ora fa inorridire le femministe rossoverdi nostrane : le stesse che pochi mesi fa avevano osteggiato il lungimirante divieto di dissimulare il volto in pubblico in Svizzera facendo del burqa un simbolo di libertà ! Se si vuole combattere l’avanzata del fascismo islamico nel mondo dobbiamo cominciare a dare il buon esempio in casa nostra , evitando che l’islamismo e i suoi odiosi simboli di oppressione si propaghino anche in Europa, dove chi fugge dall’islam oscurantista arrischia di cadere dalla padella alla brace…

Giorgio Ghiringhelli

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