Ticino, 07 marzo 2021

"Ha vinto la Svizzera e il nostro modello di società"

Per la Lega dei Ticinesi quella di oggi alle urne è “un vittoria della Svizzera e del nostro modello di società”. Per contro, è stata “sconfessata (per l’ennesima volta) la partitocrazia immigrazionista. La Lega dei Ticinesi accoglie con grande soddisfazione il voto odierno, favorevole all’introduzione in tutta la Svizzera di un divieto di burqa come quello che già conosciamo in Ticino a seguito della votazione popolare del settembre 2013. L’iniziativa ticinese, che ha fatto da modello per quella federale approvata oggi, venne lanciata dal “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli. La Lega aderì fin da subito al comitato promotore, riconoscendo la necessità di combattere precocemente l’avanzata dell’islam politico anche alle nostre latitudini”.

“Il velo integrale non risponde ad alcun precetto religioso, tant’è che è proibito perfino alla Mecca. È invece uno degli attributi visibili dell’islam politico. L’islam politico è in aperta contraddizione con i valori fondanti del nostro Stato liberale e con il nostro modello di società. Non può dunque avere diritto di cittadinanza in Svizzera. L’islam politico costituisce inoltre l’humus sul quale cresce il terrorismo islamico. Grazie al popolo svizzero (circa il 52% di sì a livello nazionale e il 60.5% in Ticino), che per l’ennesima volta ha sconfessato la solita maggioranza PLR-PPD-PS-Verdi, oggi è stato compiuto un passo concreto a difesa del nostro vivere insieme, e contro la creazione, sul nostro territorio, di società parallele che, invece di adeguarsi alle nostre regole, pretendono di continuare a seguire le proprie”. “Alla vigilia della Festa della donna, il popolo elvetico ha quindi pronunciato il proprio no ad uno strumento di sottomissione della donna, sconfessando così le sedicenti femministe rossoverdi
la cui priorità, ed è apparso evidente nelle scorse settimane, non è certo la parità di genere, bensì l’immigrazionismo spinto.Essendo il burqa un problema di società, e non solo una semplice questione di sicurezza pubblica, è corretto che la sua messa al bando venga iscritta nella Costituzione federale”. Esulta, chiaramente, anche il promotore dell’iniziativa Giorgio Ghiringhelli.

“Quando 10 anni fa – si legge in una nota – ideai e lanciai l’iniziativa “antiburqa” in Ticino , dissi subito che l’obiettivo principale era quello di fare scuola in Svizzera. Oggi posso dire : “Missione compiuta” ! Pur avendo contro tutto l’establishment politico, il popolo e i Cantoni hanno dato un chiaro segnale di resistenza contro l’islamizzazione della Svizzera , e allo stesso tempo hanno dato una tirata d’orecchie al Governo, al Parlamento e a quella maggioranza di partiti che si erano opposti all’iniziativa con il pretesto che le donne con il velo integrale in Svizzera erano solo poche decine, dimostrando così di non aver capito che in ballo vi era una questione di principio e non di numeri, e che la posta in palio era ben più importante della semplice identificazione dei visi , dal momento che si trattava di scegliere il tipo di società in cui vogliamo vivere e che vogliamo trasmettere alle future generazioni”.

E ancora: “Ora v’è da augurarsi che il Governo, il Parlamento ed i partiti , abbiano imparato la lezione. Per troppo tempo essi hanno “non solo sottovaluto ma deliberatamente ignorato la diffusione dell’islamismo” e a questo punto è lecito attendersi da loro altre misure contro gli islamisti e contro la strisciante avanzata della sharia, senza attendere che a fare il “lavoro sporco” siano sempre l’UDC e il Comitato di Egerkingen …”.

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