Svizzera, 23 novembre 2020

Aveva ucciso una pensionata nella sua casa, lo trovano 23 anni dopo grazie al DNA

La polizia aveva scoperto il corpo senza vita di una pensionata di 86 anni all'inizio di luglio 1997 a Küsnacht, nel canton Zurigo. L'inchiesta aveva presto rivelato che l'anziana signora era stata molto probabilmente uccisa nella sua villa. Sulla scena del crimine, gli agenti avevano trovato tracce di DNA appartenenti ad un uomo ma, nonostante le intense ricerche, l'autore dell'omicidio non era mai stato identificato – fino a oggi. A più di 23 anni dal fatto, il Ministero pubblico del canton Zurigo ha ora depositato l'atto di accusa contro un settantasettenne italiano. Lo accusano di omicidio, secondo un comunicato pubblicato lunedì e ripreso dai media svizzerotedeschi.

Gli inquirenti sono riusciti a risalire all'identita del sospetto dopo una rapina avvenuta a una gioielleria di Thun nel 2016. La polizia bernese aveva constatato che le tracce di DNA trovate sulla scena del crimine di Thun corrispondono a quelle trovate nella villa di Küsnacht nel 1997. Il settantenne è stato nel frattempo arrestato in Spagna nel 2017 (nella foto il momento del fermo) ed estradato in Svizzera lo stesso anno.

Nel giugno 2018 è
stato condannato per rapina qualificata, sequestro di ostaggi, rapimento, coercizione sessuale e violazione di domicilio. Nel settembre 2016 a Thun, aveva preso in ostaggio la direttrice di una gioielleria, suo marito e la loro figlia. Dopo aver rapinato la loro casa e aver abusato della ragazza, li ha costretti ad aprirgli la cassa del loro negozio. Attualmente l'uomo si trova ancora in detenzione preventiva.

Affinché l'uomo venisse processato per i fatti commessi nel cantone di Zurigo, il Ministero pubblico doveva attivarsi presso le autorità spagnole in quanto l'estradizione già avvenuta doveva essere richiesta anche retroattivamente all'accusa di omicidio.

Il sospetto ha fatto ricorso ovunque gli fosse possibile. Le autorità spagnole hanno finalmente dato il loro accordo finale all'inizio di febbraio di quest'anno. Il fatto che un crimine commesso tanto tempo fa possa ancora essere indagato e processato dimostra "l'importanza dell'analisi del DNA come strumento indispensabile" nella lotta contro la criminalità, sottolinea il Ministero pubblico del canton Zurigo nel proprio comunicato.

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