Ticino, 09 settembre 2020

La Lega: "Denunciamo la faziosità del servizio pubblico. Era un'imboscata politica"

Ormai quasi una settimana fa è andata in onda Falò, in cui si è parlato di permessi interviene anche la Lega, partito del Consigliere di Stato, passando al contrattacco.

“La Lega dei Ticinesi ancora una volta si vede costretta a denunciare la faziosità del servizio pubblico della RSI e la strumentalizzazione a scopi politici di alcuni temi sensibili, con l’unico obiettivo di mettere in cattiva luce l’operato degli esponenti del movimento”, si legge. “Solo così può essere interpretato il contenuto del servizio giornalistico della puntata di falò dello scorso 3 settembre”, interpretano da via Monte Boglia.

“Quella che da tutti i media benpensanti viene definita “inchiesta giornalistica” presa come oro colato nient’altro è se non una ricostruzione parziale di fatti che toccano da un lato gli interessi di cittadini – in questo caso stranieri – e dall’altro il lavoro degli uffici dell’amministrazione cantonale. Se la realtà dei fatti fosse veramente quella ricostruita da falò, con molta probabilità – alla luce solo degli elementi mostrati nel servizio - anche la decisione presa dall’ufficio della migrazione sarebbe stata diversa”, si precisa.

“Ma così vanno le cose in quel di Comano,
con i giornalisti che intervistano sull’argomento il ”solito” ex procuratore pubblico Bernasconi, nemico giurato della Lega, e in questo caso – con una scelta molto discutibile - anche l’ex capo dell’ufficio giuridico dell’allora Sezione dei permessi e dell’immigrazione, finito nei guai nel 2001 per lo scandalo dei permessi facili.

Ricostruzione parziale dei fatti, interviste a persone con interessi personali e politici ben chiari: tutto questo ha la caratteristica di una vera e propria imboscata politica a cui il servizio pubblico, pagato con i soldi di tutti i cittadini, mai e poi mai dovrebbe prestarsi”, non usa mezzi termini la Lega, che “denunciando fermamente queste modalità che portano l’opinione pubblica a giudizi e conclusioni non attinenti alla realtà, sostiene l’operato del Dipartimento delle istituzioni e dei suoi uffici in questo particolare ambito dei permessi per i cittadini stranieri che prendono dimora in Ticino e che giungono da noi come lavoratori frontalieri. Un lavoro coerente che ha dato ottimi risultati nel campo della sicurezza e che dovrebbe anzi essere potenziato per eliminare tutti gli abusi sia nel settore delle prestazioni sociali, sia in quello dei contratti salariali, dove il dumping sfavorisce sempre di più i lavoratori residenti rispetto ai frontalieri”.

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