Ticino, 24 giugno 2020

"Il Cantone finanzia un'azienda che paga stipendi da mille franchi al mese?"

Soldi pubblici a una ditta che paga i suoi dipendenti mille franchi al mese per un impiego a tempo pieno. Secondo la Lega dei Ticinesi, il Cantone avrebbe fatto capo, per una serie di traduzioni linguistiche, a un'azienda che remunera salari irrisori ai propri impiegati. Lo si legge in un'interrogazione presentata da un gruppo di deputati leghisti al Consiglio di Stato, interrogazione con cui si vuole fare chiarezza sulla vicenda. 

Il Decs e la Cancelleria dello Stato - scrivono i deputati leghisti - avrebbero pagato circa 30mila franchi in due anni a un'azienda di Lugano che, stando a indiscrezioni, remunerebbe i suoi dipendenti appena mille franchi al mese, per impieghi a tempo pieno. 

Informazione però contestata dalla società interessata, la quale, contattata dal portale tio.ch, spiega di aver rilevato l'attività l'anno scorso. "Dalla proprietà precedente, che era a un passo dal fallimento, abbiamo ereditato dipendenti e contratti", spiega il titolare. 

E se è vero che fra i contratti ce n'è anche uno da mille franchi al mese si tratterebbe però di un rimborso spese "per una figura commerciale, che è pagata per il resto a provvigioni per un totale di 6-7mila franchi al mese" assicura il titolare. "Tutti gli altri dipendenti hanno invece contratti regolari, per gli insegnanti di lingue partiamo da 50 franchi all'ora".

Toccherà quindi al Consiglio di Stato fare luce sulla questione. I deputati leghisti, oltre a chiedere conferme, chiedono quali verifiche sono state fatte prime di affidare il mandato alla ditta in questione e vogliono sapere se la società fosse già stata oggetto di segnalazioni simili in passato.

Di seguito l'interrogazione integrale inoltrata dai deputati leghisti :

INTERROGAZIONE

Il DECS e la Cancelleria dello Stato affidano le proprie traduzioni ad aziende che esercitano forte dumping salariale?

Lo scorso 15 gennaio il Consiglio di Stato ha risposto ad un’interrogazione tramite la quale sono stati chiesti lumi in merito ai costi sostenuti annualmente dall’Amministrazione cantonale e della Magistratura per le prestazioni di interpreti e traduttori, con relative informazioni circa i beneficiari dei mandati, e via dicendo. Alla domanda 4, la quale chiedeva quali fossero le persone giuridiche che beneficiassero maggiormente di mandati di traduzioni e per interpreti, spicca l’azienda TI Traduce Sagl di Lugano, alla quale sono stati conferiti mandati di prestazione in particolare per la traduzione di “documentazione nell’ambito di esami per l’ottenimento dell’attestato federale di capacità, come pure a brevi testi legati a eventi protocollari” per un totale di Fr. 7'290.- per l’anno 2018 e di Fr. 22'432.95 per l’anno 2019.

Fin qui, apparentemente, nulla di strano. Tuttavia diversi cittadini attivi nel settore e/o entrati in contatto con l’azienda in questione ci hanno segnalato che la stessa propone contratti di lavoro con condizioni salariali assolutamente inammissibili e censurabili, nell’ordine dei 1'000 CHF mensili con un grado di occupazione al 100%!!! Ogni ulteriore commento è a dir poco superfluo.

Visto quanto precede, chiediamo al Consiglio di Stato:

I Dipartimenti e gli uffici dell’Amministrazione cantonale che si sono rivolti alla citata azienda erano o sono a conoscenza delle condizioni contrattuali che questa sembrerebbe proporre ai suoi collaboratori o potenziali tali? Come valutano dette condizioni?

I Dipartimenti e gli uffici dell’Amministrazione cantonale che si sono rivolti alla citata azienda hanno eseguito alcune verifiche prima di conferirle i mandati? Se si, quali?

Qualora i fatti segnalati dovessero corrispondere al vero, i Dipartimenti e gli uffici dell’Amministrazione cantonale che si sono rivolti alla citata azienda continuerebbero a farlo?

L’azienda in questione è già stata oggetto di segnalazioni presso gli Uffici competenti? Se si, quali azioni sono state intraprese?


Massimiliano Robbiani, Stefano Tonini, Maruska Ortelli, Omar Balli, Bruno Buzzini, Mauro Minotti, Fabio Badasci, Enea Petrini

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