Svizzera, 01 giugno 2020

L'Italia non vuole capire e fa i... Conte senza l'oste

Diventa sempre più controversa la decisione del Governo Conte di aprire le frontiere il 3 giugno, confermata venerdì, dopo la fuga in avanti annunciata già 10 giorni fa. “ Ci aspettavamo, prima di venerdì, di poter trattare le condizioni di riapertura delle frontiere con l’Italia. Nello stesso modo in cui il Consiglio federale ha potuto fare con i Governi di Germania, Austria e Francia, decidendo di riaprire il 15 giugno. L’Italia invece passa dal confinamento tra le Regioni all’apertura totale, sia interna sia esterna. Una decisione, come ho già avuto modo di dire, del tutto unilaterale”, afferma il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi. E ora che cosa avverrà? “ Come autorità cantonale siamo costantemente in contatto con Berna, che è l’autorità competente sulle aperture/chiusure dei confini nazionali. Portiamo la nostra preoccupazione, tenuto conto della grave crisi sanitaria vissuta dalla Lombardia. Insomma: Prima di riaprire con l’Italia, la Svizzera (non il leghista Gobbi…) vuole capire bene la situazione della curva dei contagi e di quanto accade in Lombardia e Piemonte e nelle altre Regioni. Infatti, i dati di nuovi contagi in Lombardia, in proporzione, sono ancora di 8 volte superiori rispetto ai nostri!”.

Questa chiusura delle frontiere ha però evidenziato anche aspetti positivi. “ Esatto, la parziale chiusura della frontiera ha praticamente azzerato la criminalità (e questo è un dato di fatto). I controlli alle dogane hanno inoltre impedito ai “padroncini” italiani e a eventuali lavoratori in nero di venire in Ticino a fare concorrenza sleale ai nostri artigiani nel ramo dell’edilizia e non solo. Una boccata d’ossigeno per questo settore dell’economia ticinese che ha potuto riprendere l’attività
dopo il blocco imposto per questioni sanitarie in modo un po ’più sostenuto. Anche su queste considerazioni invito i ticinesi a riflettere”, sottolinea il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Intanto, quella che viene ormai già considerata la terza fase post crisi coronavirus, in Svizzera e quindi anche in Ticino è partita in modo rapido,dopo le decisioni prese mercoledì dal Consiglio federale. “ Le misure adottate da Berna questa settimana e la settimana precedente ci stanno traghettando corsa. In Ticino avremmo voluto un po’ più di prudenza, ma posso capire le decisioni di Berna, confrontata con vari Cantoni e Regioni svizzere molto differenziate. In alcuni Cantoni soprattutto della Svizzera tedesca la pandemia ha colpito molto meno pesantemente che in Ticino e Romandia”, precisa Norman Gobbi. “Anche in Ticino c ’è voglia di ripartenza e di normalità, soprattutto ora con la bella stagione. In settimana ho usato ancora la metafora di chi va in montagna per lanciare un messaggio: siamo arrivati in cima alla montagna; ora si tratta di ridiscendere, di tornare a casa. Siamo stanchi, le gambe ci fanno male: è il momento di fare molta attenzione per non inciampare e magari fare brutte cadute. Tutte le misure di allentamento già decretate o che entreranno in vigore il 6 giugno no ndevono farci dimenticare che il virus è ancora presente. Dobbiamo mettere in pratica le misure consigliate di protezione personale e di protezione verso gli altri: distanza e lavaggio delle mani, mascherina in ambienti chiusi, quando non si possono mantenere le distanze. Dobbiamo essere prudenti, ma non avere paura in questa fase”, conclude il Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi.

MDD

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