Mondo, 02 novembre 2019

Milano, attivisti di sinistra offrono alloggio ai migranti in cambio di soldi e partecipazione politica (se no sono botte)

Un appartamento in cambio di soldi e presenza alle manifestazioni. In sostanza è questo il singolare sistema messo in piedi dagli attivisti del centro sociale di Milano Caab (Comitato Autonomo Abitanti Barona). Come riporta il portale milanotoday.it, la polizia negli scorsi giorni ha arrestato cinque persone appartenenti alla Caab, tre italiani, un angolano e un cittadino rumeno, in un'operazione volta a sgominare una rete che assegnava abusivamente abitazioni a persone bisognose, prima di tutto migranti.

Ma a destare clamore non è solo il sistema relativo all’occupazione di alloggi. Ciò che ha colpito gli inquirenti è stato il sistema venutosi a creare dietro non solo il mondo delle case popolari, ma anche delle lotte contro gli sgomberi. Il Caab è un comitato che, fra gli altri, lotta contro gli sfratti ed il riconoscimento del diritto alla casa. Nella pratica, stando a quanto ricostruito dalla Questura di Milano, questo avveniva in primo luogo scassinando appartamenti sfitti e disabitati.

Una volta occupati, il Caab poi procedeva ad una vera e propria assegnazione, la quale però avveniva tramite il pagamento di una somma di denaro. Una somma di denaro che oscillava tra i 700 ed i 1400 Euro per ogni persona che si rivolgeva al collettivo per avere un tetto sopra la testa.

Una tangente od anche un vero e proprio “pizzo” pagato al centro sociale. Ma non solo, chi faceva parte del giro di appartamenti occupati ed assegnati abusivamente,
non doveva dare soltanto soldi ma partecipare ad alcune iniziative pubbliche dello stesso Caab.

Tra tutte, le manifestazioni contro gli sgomberi. E così, diverse persone in difficoltà che vivevano dentro le case occupate dal Caab, come detto in gran parte migranti, dovevano partecipare alle manifestazioni del centro sociale, il che spesso significava essere in prima linea contro la Polizia quando vi erano scontri durante i cortei.

L'inchiesta ha avuto inizio quando uno di questi migranti, un marocchino di 43 anni, ha denunciato alle autorità la situazione. L'uomo ad un certo punto avrebbe smesso di partecipare alle attività politiche del Caab e una volta convocato per una sorta di chiarimento, la riunione sarebbe poi finita con un pestaggio contro il marocchino e contro una sua connazionale di 32 anni intervenuta per difenderlo.

Da qui poi sono uscite tutte le varie storie, fatte di obblighi di fedeltà da parte dei migranti che abitavano nelle case del collettivo. E senza la quale, come nel caso del 43enne, si rischiavano anche pestaggi.

Le indagini intanto proseguono, da parto loro i membri del Caab si sono difesi, tramite un messaggio pubblicato su Facebook, sostenendo che le affermazioni del marocchino sono false invitando i simpatizzanti ad unirsi alle varie manifestazioni di solidarietà verso gli arrestati.

Fonte.

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