Svizzera, 24 luglio 2019

Mercato immobiliare, chi chiede prestiti viene pagato. Crisi in vista?

E’ notizia di attualità che alcune banche cantonali ormai praticano ipoteche con tassi di interesse negativi. In altre parole: chi prende soldi in prestito viene anche pagato. Almeno due istituti di credito – quello grigionese e quello argoviese – hanno ammesso la pratica. Altri 4 (Lucerna, San Gallo, Svitto ed Uri) non si sono voluti esprimere. (A proposito: se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire sottoscritto, l’UE pretenderà la fine del modello delle banche cantonali con garanzia dello Stato, che è considerata una sovvenzione pubblica non accettabile).

A beneficiare di ipoteche a tasso negativo non sono – almeno per il momento – i privati. Sono i “clienti istituzionali che necessitano di un finanziamento molto elevato e molto a corto termine”. Tuttavia la società zurighese Moneypark, attiva nella consulenza e nella intermediazione ipotecaria, afferma che tassi ipotecari negativi sono già oggi applicabili anche a privati in casi particolari ed a “parti di grande peso”. Visto che il buon Sergio Ermotti, presidente della direzione generale di UBS che non ha freddo ai piedi (e non perché fa caldo) non esclude gli interessi negativi
sui conti (quindi: si paga per tenere i soldi in banca), i tassi ipotecari anch’essi negativi sarebbero la logica conseguenza. Certo è che qui qualcosa non funziona, e non c’è bisogno di essere dei premi Nobel dell’Economia per accorgersene.

A proposito delle ipoteche a tasso negativo: il TagesAnzeiger commenta che si tratta di un’evoluzione pericolosissima. Il volume delle ipoteche continua ad aumentare ed il mercato immobiliare si avvia a grandi passi verso la crisi. Quando si parla di bolla edilizia è opportuno ricordare che già vari anni fa il Nano metteva in guardia sul surriscaldamento (il clima non centra) del mercato immobiliare, e sul conseguente rischio di bolla. A fine gennaio 2011, ad esempio, il Mattino proponeva - provocatoriamente, ma fino a certo punto - un Baustopp, ovvero uno stop edilizio a Lugano, visto il proliferare di sempre nuovi stabili plurifamiliari, ma anche amministrativi, col rischio che rimassero poi vuoti (o che si riempissero svuotando i palazzi già esistenti). Inutile dire che il giorno dopo la stampa di regime si produceva in sfottò idioti. Adesso, a qualche anno di distanza, i nodi vengono al pettine.

Lorenzo Quadri  

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