Mondo, 07 giugno 2019

Danimarca, quando la sinistra fa retromarcia sull'immigrazione e vince le elezioni

La Danimarca, in ambito politologico, è da tempo sinonimo di “modello scandinavo”. Quello assicurato ai punti di vista di chi ritiene che non possa esistere miglior sistema di governo.

L’integrazione – dicono – è effettiva. I fondamentali economici disegnano la parabola propria di un “Paese delle meraviglie”. La sicurezza sociale è tangibile. Cercando le parole “felicità” e “Danimarca” su un motore di ricerca, si ottengono risultati inequivocabili. Eppure, persino la sinistra socialdemocratica, quella che questa sera dovrebbe uscire vincitrice dalle urne, ha sposato la critica alla società aperta.

I danesi si stanno recando alle urne, assistendo al turning point della piattaforma programmatica di chi quel “modello scandinavo” lo ha sempre rivendicato. Niente più spirito “Hygge”, niente più sostegno all’ineluttabilità storica del multiculturalismo. La gestione dei fenomeni migratori è comparsa tra le priorità del Socialdemokratiet. Certo, c’è la battaglia ecologista, ma Mette Frederiksen ha una Weltanschauung che si distingue per il rigore da adottare sull’immigrazione. Perché i socialdemocratici tengono più all’equilibrio che ha consentito allo Stato danese di distribuire risorse e diritti altrove non rintracciabili che a tutto il resto. Poi ci sono gli altri, quelli che i sondaggi danno dal secondo posto in poi.

La Frederiksen dovrebbe attestarsi attorno al 30%. Però non è così scontato: le elezioni europee hanno dimostrato come i Liberali di Lars Rasmussen, il partito di governo, possano ancora dire la sua. Il Venstre Danish Party, sul piano nazionale, paga il fatto di sedere tra gli scranni dell’esecutivo dal 2015: il calo è fisiologico. Considerata la volubilità del palcoscenico elettorale continentale, è opportuno procedere senza pronunciare sentenze.

Quello che sta per accadere sul lato destro della scacchiera merita un ragionamento a parte. Intanto vale la pena sottolineare come sulla scheda elettorale i danesi possano notare tre differenti sigle sovraniste.

Lo scorso 26 maggio il Partito del popolo danese ha dovuto registrare un calo e oggi dovrebbe perdere qualche altro punto percentuale. La soglia psicologica del 10%, però, non dovrebbe essere in discussione. E ancora gli estremismi, cioè lo Stram Kurs di Rasmus Paludan, che è balzato agli onori delle cronache per la feroce contrarietà espressa nei confronti di quartieri a maggioranza musulmana e per la proposta di redistribuire le persone ivi residenti, e la “Nuova Destra“, che rappresenta una via di mezzo nel campo sovranista. Vedremo come andrà a finire.

Francesco Boezi / it.insideover.com

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