Svizzera, 03 giugno 2019

La Nigeria sequestra una petroliera svizzera, la Confederazione rischia una fattura milionaria

La Svizzera ha chiesto al Tribunale internazionale del diritto del mare di ordinare alla Nigeria di rilasciare una petroliera battente bandiera svizzera sequestrata dalla marina nigeriana e immobilizzata da sedici mesi a Port Harcourt.

"La Svizzera chiede al tribunale di liberare la nave, compreso l'equipaggio e il carico, e di sospendere i procedimenti giudiziari in corso in Nigeria", si legge nel comunicato trasmesso ai media dal Dipartimento degli Affari esteri.

Le autorità nigeriane avevano sequestrato la nave nel gennaio 2018 mentre trasferiva gasolio tra navi di carico, riferisce la televisione romanda RTS.

Il comandante della San Padre Pio, questo il nome della nave, che può trasportare un carico di circa 5'500 tonnellate, è stato accusato dalle autorità nigeriane di essere entrato illegalmente nelle acque territoriali della Nigeria e di traffico illegale di benzina, accuse respinte dal diretto interessato. Il capitano sostiene di aver ottenuto
tutte le autorizzazioni necessarie.

La maggior parte dei membri dell'equipaggio fu autorizzata a lasciare la nave, ma quattro ufficiali ucraini sono dovuti rimanere a bordo e da allora sono bloccati sulla nave.

La situazione è "difficile da sopportare per gli ufficiali", ha detto il ministero, osservando che la nave e il carico stavano perdendo il loro valore ogni giorno che passava, causando danni crescenti alle aziende coinvolte.

Ma le società private non sono le uniche coinvolte. Secondo la RTS, la Svizzera è garante per la nave, il che significa che se la compagnia di navigazione non onorerà i suoi pagamenti, sarà la Confederazione svizzera che dovrà pagare, con il denaro dei contribuenti. E la fattura potrebbe essere di diversi milioni di franchi

"La detenzione continua della nave, compreso il suo equipaggio e il suo carico, ha provocato danni irreparabili alla Svizzera", ha avvertito il DFAE.

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