Opinioni, 06 maggio 2019

Armi: sì o no alla direttiva UE?

I cittadini dovranno decidere il prossimo 19 maggio; la posta in gioco è alta

a cura di Lorenzo Quadri

Il prossimo 19 maggio, i cittadini elvetici dovranno decidere se accettare di recepire la direttiva UE sulle armi, o se invece dire di no. L’importanza del tema travalica la questione specifica.
Non si tratta di prendere posizione su tecnicismi quali il numero di colpi che può contenere un caricatore. Si tratta di stabilire se permettere all’UE di comandare in casa nostra; contro le nostre tradizioni, contro le nostre leggi, contro la nostra volontà popolare.
C’è chi ritiene che accettare la direttiva di Bruxelles sia una scelta “pragmatica” e chi invece non ne vuole sapere (la Lega ed il Mattino, come noto, appartengono a questa seconda categoria).
Abbiamo interpellato alcuni interlocutori, ai quali abbiamo chiesto: - E’ favorevole o contrario/a alla trasposizione nel diritto svizzero della direttiva UE sulle armi? Per quali motivi?
 
Sem Genini Deputato in Gran Consiglio (Lega)
Sono estremamente contrario a questo ennesimo e prepotente diktat da parte dell’Unione Europea. Nella vita di tutti i giorni ritengo importante cambiare o perlomeno cercare di modificare in parte le situazioni che non funzionano. Ce ne sono tante da mettere a posto, anche nel nostro Paese.
In questo caso però non vedo nessun motivo per portare delle modifiche inutili al nostro diritto nazionale. In Svizzera i controlli per l’acquisto e l’utilizzo delle armi da fuoco sono seri e severi. Altresì il servizio militare fornisce già una formazione adeguata in tal senso, e responsabilizza i cittadini sul significato di possedere un’arma da fuoco. In altre nazioni tutto questo non succede; né all’interno dell’Europa, né in altri continenti. È ovvio che questo inasprimento della legge, che entra in conflitto con la nostra Costituzione e la nostra volontà popolare, mira a disarmare e criminalizzare i cittadini onesti, che da secoli hanno un rapporto maturo, serio e responsabile con le armi da fuoco. Inoltre questa modifica di legge non servirà nemmeno a prevenire eventuali atti terroristici, come si vuol far credere: questi, chiaramente, vengono perpetrati con altri mezzi o con armi illegali.
Da cittadino svizzero e ticinese, da cacciatore, da amante del tiro e da persona che vuole mantenere una Svizzera libera, sovrana e fiera delle sue tradizioni, spero di cuore che questa nuova direttiva venga bocciata.
 
 
Tullio Righinetti Già Presidente del Gran Consiglio (PLR)
Sono decisamente contrario. Anzitutto perché, se approvata, questa direttiva costituirebbe un ulteriore cedimento di fronte alla prepotenza di Bruxelles: la rinuncia alla nostra autonomia di Stato libero e indipendente. In sostanza una strisciante adesione all’UE. Potrebbe essere un punto di non ritorno, pensando anche all’accordo quadro istituzionale in discussione ed al cui proposito l’Europa, arrogantemente, ha già fatto sapere che non c’è più alcunché da negoziare. I fautori sostengono che accettando l’imposizione di Bruxelles non cambierà nulla, cosa del tutto falsa. Le minacce di una nostra esclusione dallo spazio Schengen in caso di rifiuto, rappresentano un facile argomento ricattatorio. Ma nessuno ha interesse ad escludere la Svizzera da Schengen, anzi. Ma veniamo alle armi. Da noi sono severamente registrate da anni, e non risulta siano mai state usate armi svizzere iscritte per perpetrare atti di terrorismo. Il commercio in nero di pistole e fucili non verrà minimamente influenzato da questa direttiva. Chi la racconta in modo diverso mente sapendo di mentire. Saranno invece penalizzati quei cittadini onesti che per le loro armi nutrono un amore e una passione, spesso di origine familiare, ma più in generale figlia di una tradizione nazionale. Con la Direttiva UE il possesso sarà condizionato alla regolare frequenza del poligono di tiro. Purtroppo quando una persona, per età o salute, non sarà più in grado di rispettare questa condizione, le sue armi verranno confiscate, senza alcun compenso finanziario. Questo in contrasto con il costituzionale e sacrosanto diritto alla proprietà. Le eccezioni ci sono,
ma fatte proprio per dire di no.

Questi gioielli di famiglia, spesso preziosi cimeli, dovrebbero potere essere conservati dai legittimi proprietari e poi lasciati ai figli, nel rispetto delle condizioni in vigore.
Per concludere, ma di argomenti ce ne sarebbero tanti altri, è previsto che la normativa venga aggiornata ogni 5 anni, dichiaratamente in maniera restrittiva. Non facciamoci illusioni, la prossima tappa sancirà nuovi divieti e in particolare la soppressione della atavica e svizzera tradizione per il milite, di ricevere a fine servizio la sua arma in regalo. I vertici dei partiti a partire dal PS, ma pure PLR e PPD, e questi in contrasto con la loro base, si sono schierati in favore, per motivi economici dicono, ma anche di evidente servilismo politicamente corretto. Fanno eccezione UDC e LEGA. C’è da sperare che, come già successo in altre occasioni ed in barba ai sondaggi, il saggio popolo svizzero dica di NO a questa assurda e antidemocratica imposizione.
 
Edoardo Cappelletti Consigliere comunale di Lugano (PC)
Sono favorevole, poiché la direttiva UE rappresenta una riforma doverosa, seppure non ancora risolutiva. In modo particolare, essa consentirà di limitare l’accesso alle armi semiautomatiche, che per l’ordine pubblico costituiscono un rischio accresciuto. Grazie a un migliore scambio di informazioni, sarà possibile inoltre sapere quando un’autorizzazione è già stata negata all’estero, per potere agire di conseguenza anche nel nostro Paese.

Più in generale, la legislazione in materia risulta ancora troppo poco severa. Non a caso, si stima che una persona su otto possieda un’arma, mentre sarebbero soltanto la metà a figurare nei registri ufficiali. Ciò crea diversi problemi per la sicurezza del cittadino, considerato che sempre più reati vengono perpetrati proprio con le armi da fuoco: vietando quelle più pericolose, si potrà contribuire almeno a prevenire le evenienze più sfavorevoli. Detto questo, bisogna precisare che nulla impedirà a collezionisti e tiratori di detenerle, diversamente da quanto sostenuto dai contrari.

Benché comprenda i malumori attorno al principio del recepimento di una direttiva UE, che la Svizzera ha avuto comunque modo di negoziare, riconosco però che la stessa deriva anche dal ritardo accumulato dallo stesso diritto federale. In questo senso, andrebbe previsto in futuro anche un registro centralizzato, l’obbligo di depositare l’arma d’ordinanza e quello di annunciare i dispositivi non ancora dichiarati.
 
Michele Bertini Vicesindaco di Lugano (PLR)
Sono contrario e invito a votare un convinto NO alla modifica di legge sulle armi, tema in votazione il prossimo 19maggio. Sono contrario a questo inasprimento voluto dall'UE e approvato da Consiglio Federale e Parlamento, ennesimo attacco alla sovranità della Svizzera. Il sistema paese Svizzera, unico al mondo nel suo genere, è costruito sulla libertà e la responsabilità personale, valori che oggi si vogliono mettere in discussione. L'atteggiamento delle autorità è basato sulla fiducia nei cittadini, inclusi cacciatori, tiratori e collezionisti di armi: un approccio che non è quello dell'UE.
Respingiamo dunque questa modifica di legge che oltre a non migliorare in alcun modo la sicurezza né in Svizzera né nell’ UE, incrina il rapporto di fiducia tra Stato e cittadino.
 
 
Nicola Schonenberger Capogruppo Verdi in Gran Consiglio
Non penso che rappresentare la direttiva sulle armi come un ulteriore tentativo dell’UE di imporre un proprio diktat contro la sovranità e le tradizioni svizzere renda giustizia all’oggetto in votazione. Immagino e mi auguro che nessuno di noi sia contrario a voler proteggere le persone dalla violenza perpetrata con le armi. Tutti ci rendiamo conto dell’ondata di atti terroristici commessi con modalità mai viste prima (anche con armi semiautomatiche) che ha travolto l’Europa e il mondo. Sappiamo anche, e le numerose stragi consumate nelle scuole degli USA lo insegnano, che più l’accesso alle armi è liberalizzato, maggiore ne è l’abuso violento. Penso che una, tutto sommato limitata, costrizione per onesti detentori di armi e tiratori sportivi (che dovranno semplicemente dimostrare di essere membri di una società di tiro) a favore di una maggiore sicurezza per tutti, giustifichi ampiamente una posizione favorevole alla nuova normativa. I nuovi articoli di legge non risolveranno tutti i problemi, si tratta semplicemente di ridurre i rischi.
 
Lelia Guscio Deputata in Gran Consiglio (Lega)
Assolutamente contraria per svariati motivi. Prima di tutto perché il recepimento della direttiva UE sulle armi violerebbe la volontà del popolo sovrano che decise, nel 2011, di non vietare armi particolarmente pericolose. Anche se sono previste delle autorizzazioni eccezionali per i tiratori, è facilmente deducibile che tali concessioni presto verrebbero tolte negando dunque ai cittadini il loro diritto alla detenzione di armi.

In secondo luogo, l’affermazione secondo la quale questa legge contribuirebbe a combattere il terrorismo è falsa: infatti, gli attacchi terroristici islamici sono stati perpetrati con armi di origine illegale e, fatto comprovato dalla cronaca, anche se il numero di armi in Svizzera è elevato, esso non rappresenta un problema come in altri paesi europei.
Infine, il paventato spauracchio di un’esclusione della Svizzera dallo spazio Schengen nel caso di una vittoria del NO, è meramente uno specchietto per le allodole in quanto da nessuna parte tale estromissione è stata dichiarata.
Dunque, un NO convinto ad una legge antisvizzera che ci priverebbe del nostro diritto di libertà.
 
Roberta Soldati Deputata in Gran Consiglio (Udc)

Sono fermamente contraria alla trasposizione nel diritto svizzero della direttiva UE sulle armi, poiché in realtà essa non è di alcuna utilità per combattere il terrorismo e la criminalità. Le armi utilizzate in questi tragici episodi non sono certo registrate, bensì provengono dal mercato illegale. La nostra legislazione attuale sulle armi è un’ottima legge, scritta nel rispetto delle tradizioni della Svizzera e secondo la volontà popolare. È inammissibile che si debba delegare all’UE la decisione sulle nostre leggi; né tanto meno le si può permettere di intimorirci o ricattarci con misure di ritorsione (come la decadenza automatica di Schengen)
 
*Il Mattino della Domenica
 

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