Svizzera, 09 aprile 2019

"La Svizzera deve il suo benessere alla sua indipendenza, per questo diciamo no all'Accordo quadro"

Secondo l'associazione "NO UE" Accordo quadro per la Svizzera equivale ad "una camicia di forza" che porterebbe a dover accettare "cambiamenti imposti dall'estero" e per questo motivo il trattato con l'UE andrebbe respinto. In un comunicato trasmesso ai media l'associazione sostiene che il benessere di cui gode oggi la Svizzera sia frutto della sua indipendenza, che la rende capace di "reagire in maniera flessibile ai cambiamenti economici e sociali".

Questa indipendenza rappresenta quindi "una posizione di vantaggio" a cui non si dovrebbe assolutamente rinunciare. "No UE" mette quindi in guardia chi, specie tra alcune associazioni che sostengono di rappresentare l'economia, dice che l'Accordo quadro sarebbe necessario per l'economia elvetica quando invece è vero il contrario.

Di seguito il comunicato integrale inviato dall'associazione "NO UE":

L’accordo-quadro indebolisce la nostra economia

I funzionari delle associazioni economiche sono nel frattempo diventati i più accaniti sostenitori dell’accordo-quadro. Tuttavia, l’apparenza inganna. L’integrazione istituzionale nell’UE indebolirebbe la nostra economia. Le conseguenze sarebbero più burocrazia e più spese statali. Dal punto di vista della libertà e dell’economia, questo trattato di sottomissione deve perciò essere respinto.

Affermazioni di funzionari

Alcuni rappresentanti dell’economia (più funzionari che imprenditori) argomentano affermando che il rifiuto dell’accordo-quadro causerebbe un’esclusione dell’economia svizzera. La piazza scientifica e formativa svizzera verrebbe tolta dalla collaborazione europea e ne verremmo esclusi. A tutti deve però essere chiaro che l’economia e la ricerca sono esposti a continui cambiamenti e dipendono da molti altri fattori. Per esempio, dalle proprie finanze, dalla propria forza innovativa e dalla rete globale.

Come il passato ci insegna, tutto ciò ha sempre funzionato bene, addirittura in modo eccellente, senza accordi-quadro e senza integrazione politico-istituzionale nelle strutture dell’UE. Chi è libero, può reagire in maniera flessibile ai cambiamenti economici e sociali. A questa posizione di vantaggio non dobbiamo assolutamente rinunciare. La domanda, con l’accordo-quadro, è piuttosto a sapere se possiamo ancora gestire il cambiamento in loco, ossia qui in Svizzera, o se vogliamo lasciarcelo imporre dall’esterno.

L’economia sarebbe colpita gravemente

Perfino un documento dell’associazione economica Economiesuisse indica che, accettando l’accordo-quadro, ci sarebbero per noi
dei costi in misura ancora sconosciuta. La realtà è che, in caso di accettazione dell’accordo-quadro, parecchi soldi se ne andrebbero all’estero e la burocrazia da esso generata divorerebbe enormi somme di denaro dei contribuenti, senza dimenticare le spese per le aziende a seguito di nuove regolamentazioni!

La continuazione dei pagamenti degli importi di coesione non è stabilita in maniera assolutamente vincolante nell’accordo-quadro, è vero, tuttavia vi è contenuta quale promessa. Per cui, anche qui rimarrebbe alta la pressione sulla Svizzera affinché continui a pagare questo tributo. È comunque chiaro che i costi nel settore della sicurezza sociale aumenterebbero massicciamente, specificamente nell’aiuto sociale e nell’assicurazione-disoccupazione. Inoltre, con diversi nuovi gremii e piattaforme di scambio fra burocrati e parlamentari, ci cadrebbero sulle spalle nuove spese di viaggio e di amministrazione.

Analogie con la votazione sullo SEE

La retorica utilizzata in occasione della votazione sull’adesione allo SEE del 1992 mostra chiare analogie con le attuali argomentazioni a favore dell’accordo-quadro. Già allora si affermava e si fomentavano timori che l’economia e il benessere della Svizzera sarebbero crollati in caso di un NO. Che cosa è successo, invece? Esattamente il contrario! Grazie all’autonomia e alla flessibilità, da noi le cose vanno bene, sicuramente meglio che nella maggior parte dei paesi europei.

Con un NO all’accordo-quadro non è poi che ci si chiuda come un riccio e ci si isoli dall’UE. Si tratta solo di mantenere l’apertura della Svizzera nei confronti del mondo e dell’Europa, senza una camicia di forza impostaci dall’UE. Si può ragionevolmente dire NO alla politica d’integrazione istituzionale nell’UE, preferendole un’apertura globale, economica e culturale nei confronti di tutti i paesi della terra e dell’Europa.

Ricchi grazie all’indipendenza

Per il nostro benessere conquistato con il duro lavoro non dobbiamo ringraziare il centralismo e la dipendenza da istituzioni internazionali, bensì il nostro retaggio liberale e imprenditoriale. L’apertura economica e l’indipendenza politica hanno fatto di noi ciò che oggi siamo: un popolo ben connesso con il mondo, ma anche ben radicato al proprio paese.

Pragmatici e flessibili, siamo capaci di conciliare l’economia globale, l’industria locale e la stabilità sociale in un unico denominatore. In questo modo abbiamo reso compatibili il benessere con la cultura. A ciò dobbiamo attenerci e quindi dobbiamo dire NO all’accordo-quadro istituzionale con l’UE.

NO UE  

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