Mondo, 14 marzo 2019

In Cina cresce la tensione: rischio di un golpe interno?

La situazione è tesa, più di quanto la Cina lasci intendere. All’orizzonte si addensano nubi oscure pronte a scatenare la tempesta perfetta su Pechino. Nello Zhongnanhai, cittadella della nomenklatura del Partito Comunista Cinese a pochi passi dalla Città Proibita, c’è agitazione. Xi Jinping ha un compito arduo ma fondamentale. Silenziare ogni minaccia che possa mettere in discussione l’attuale sistema politico del Paese. Che è messo a dura prova dalla frenata dell’economia interna e da una popolazione sempre più titubante.

La stretta del Partito

La legittimazione prima di tutto. In Cina la vecchia regola alla base del patto tra Partito e popolo si basa su un do ut des. In cambio del continuo miglioramento della qualità della vita e dell’armonia sociale, l’autorità del governo è riconosciuta da tutti. Eppure sulla facciata della Muraglia iniziano a intravedersi delle crepe. Intanto Xi deve fare i conti con la frenata dell’economia. Niente di trascendentale ,almeno per il momento – visti i numeri del mercato cinese – ma una potenziale miccia da spegnere in vista del futuro.

Strettamente collegati al settore economico ci sono poi vari problemi sociali, visti dalle autorità come fumo negli occhi. La flessione economica ha portato alla luce nodi di rilievo, come la chiusura di alcune fabbriche, l’aumento della disoccupazione e le proteste nei confronti delle autorità. Se tali istanze dovessero trovare la sponda di chi chiede da tempo maggiore democrazia nel Paese, per Xi Jinping sarebbero guai seri.

Xi vuole tutti sull’attenti

La risposta di Xi non si è fatta attendere. Recentemente il Presidente cinese ha convocato a Pechino centinaia di funzionari, facendo loro chiaro che il Partito deve affrontare sfide decisive. Qualora i “pericoli”, anche in ambito locale, si trasformassero in vere e proprie minacce, gli stessi funzionari sarebbero stati ritenuti i primi responsabili. Certo, Xi Jinping ha abolito il limite di mandato e intorno a lui non ci sono politici di spicco pronti a mettergli il bastone tra le ruote. Eppure il 2019 è un anno critico per la Cina. Una sorta di cartina al tornasole, dati i numerosi anniversari storici e politicamente sensibili in programma. E il governo vorrebbe neutralizzare già adesso le scintille che potrebbero innescare un vero e proprio incendio.

Un anno di anniversari sensibili

Gli anniversari sensibili sono un incubo sia per
il governo centrale che per quello locale. Ad esempio quest’anno sono passati 30 anni dalle famigerate proteste di Piazza Tiananmen (3 giugno 1989). Ma si celebreranno anche i 100 anni dal 4 maggio, cioè le proteste studentesche patriottiche del 1919. E i 60 anni di una rivolta fallita contro il dominio cinese in Tibet. I 10 di una rivolta etnica avvenuta nello Xinjiang. E pure i 70 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese ad opera di Mao.

Problemi economici e sociali

Insomma, il rallentamento della crescita ha ingigantito a dismisura le croniche paure della leadership del Partito di possibili disordini sociali. I rischi da considerare si possono inserire in due categorie. La prima è economica: l’aumento del debito pubblico locale, ma anche gli effetti della guerra commerciale con gli Stati Uniti e il blocco internazionale contro l’espansione tecnologica della Cina. La seconda è invece di natura sociale: il Partito vuole impedire ai giovani di allontanarsi dal pensiero di Xi Jinping. Proprio per questo motivo il governo ha imposto controlli più severi sull’Internet cinese, e un maggiore indottrinamento per il popolo.

Il ruolo dei funzionari locali

I funzionari locali sono quindi balzati sull’attenti. Un fallimento del “Sistema Cina” andrebbe a ricadere anche su di loro. Le richieste di Xi sono state ferree. I quadri regionali e provinciali dovranno prevenire le perdite di posti di lavoro, ma anche ridurre il debito e chiudere le imprese statali inefficienti. Inoltre saranno costretti a reprimere l’inquinamento e il credito bancario. E, va da sé, dovranno fare in modo che l’opinione pubblica sposi la linea governativa.

Il rischio di un colpo di Stato

La posizione di Xi Jinping non è in discussione, ma vale la pena considerare alcune indiscrezioni. Pare che negli ultimi sei anni il Presidente cinese sia stato l’obiettivo di una serie di tentativi di assassinio. Il motivo sarebbe nell’eccessivo autoritarismo incarnato dal governo di Xi. Alcune politiche del leader, tra cui la lotta alla corruzione, avrebbero dato fastidio ad alcuni apparati burocratici. Quel che è peggio per Xi Jinping è che da quando il Partito Comunista ha preso il potere in Cina, nessun leader è mai riuscito a mantenere la sua eredità intatta. Xi ha accentrato tutto nelle sue mani e sta correndo un forte rischio. E a poco importa se la polizia ha raddoppiato la vigilanza contro eventuali proteste dal basso.

(via gliocchidellaguerra.it)

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