Svizzera, 15 gennaio 2019

La nuova vita dell'ex brigatista Alvaro Baragiola: lavora all'Università di Friborgo

“Lasciatemi stare”. Poche parole e un “no comment” convinto. Si è rivolto così ai giornalisti di Tio.ch Alvaro Lojacono Baragiola, un latitante “rosso” per le autorità italiane, che da 40 anni sono sulle sue tracce. Grazie alla madre di nazionalità svizzera, l’ex terrorista ha ottenuto a sua volta il passaporto elvetico.

Dopo l’arresto di Cesare Battisti in Bolivia, gli ex terroristi degli “anni di piombo” sono tornati sotto i riflettori. Il nome di Baragiola (meglio noto come Alvaro Lojacono) figura ancora nella lista dei latitanti fuggiti all’estero, anche se l’ex brigatista al portale ha dichiarato di “non aver niente da chiarire e di essere solo un omonimo”.

L’inchiesta giornalistica di Tio ha permesso di scoprire che Baragiola attualmente lavora negli uffici del Dipartimento di scienze sociali. L’ex terrorista ticinese è stato condannato per due omicidi: un giudice e un militante di destra negli anni ‘70 e ha fatto parte del commando che nel 1978 rapì Aldo Moro.

Tramite un portavoce, l’Università di Friborgo ha preferito non prendere posizione, limitandosi a dichiarare di “non esprimersi su questioni riguardanti i nostri dipendenti”.

Nel giugno del 2000, “Varo” - così lo chiamavano gli amici - viene arrestato sulla spiaggia dell’Isola Rossa, in Corsica, su mandato di cattura della magistratura italiana. Ottenne però la scarcerazione e riuscì ad evitare l’estradizione in Italia in quanto il diritto francese non riconosce la condanna in contumacia e il diritto svizzero non prevede l’estrazione per i propri cittadini.

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