Svizzera, 20 gennaio 2019

La Svizzera ponga fine alla complicità con il terrorista rosso!

Caso Baragiola: Brasile e Bolivia hanno consegnato Cesare Battisti, la Svizzera invece…

Cassis e Keller Sutter (PLR) si attivino! E le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta si possono anche cambiare quando ci sono di mezzo terroristi assassini (mica ladri di ciliegie!): mozione in arrivo!

Il Brasile e la Bolivia hanno consegnato all’Italia, dopo quarant’anni di latitanza, il terrorista rosso Cesare Battisti che trascorrerà (secondo le dichiarazioni del ministro dell’interno Salvini) il resto dei suoi giorni in prigione.

Altri brigatisti rossi si trovano però a tutt’oggi liberi, latitanti all’estero, invece di stare in galera a scontare la loro pena.

Uno dei casi più scandalosi, citato in abbondanza anche negli scorsi giorni in relazione alla consegna di Battisti al Belpaese, è quello di Alvaro Lojacono Baragiola. Costui, come brigatista, si è macchiato di una lunga serie di crimini, tra cui la partecipazione nel 1978 alla strage di via Fani, ovvero l’uccisione della scorta del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro ed il rapimento di quest’ultimo.

Latitante

Lojacono Baragiola per la giustizia italiana è “latitante” in Svizzera. Nel nostro Paese costui ha trascorso 11 anni in carcere per l’assassinio di un magistrato, essendogli tale condanna stata inflitta dalla giustizia elvetica. Ma questa è solo una piccola parte delle pene che il terrorista deve espiare. In Italia Baragiola è stato condannato in contumacia all’ergastolo per la strage di via Fani nel processo Moro quater (sentenza confermata nel 1997) e a 16 anni di carcere per l’omicidio di uno studente.

E a queste condanne il terrorista si sottrae “grazie” al doppio passaporto. Baragiola ha infatti ottenuto la cittadinanza elvetica tramite naturalizzazione facile in quanto figlio di madre ticinese (di cui ha assunto il cognome: Baragiola appunto). Non a caso su Wikipedia il “nostro” è indicato come: “Alvaro Lojacono, brigatista italiano con cittadinanza svizzera”.

Non è l’unico

La complicità della Svizzera con terroristi rossi italiani è una vergogna per il Paese. Oltretutto il caso Baragiola è senz’altro il più eclatante, ma non è l’unico. Anche altri poco raccomandabili figuri (certamente, e per fortuna, non a questo livello) vicini alle brigate rosse se la spassano allegramente dalle nostre parti.

Vergogna doppia

La vergogna elvetica nel caso Baragiola è doppia se si pensa che costui non solo si trova a piede libero, ma beneficia addirittura del pubblico impiego.

Prima ha lavorato per la Pravda di Comano che, con i soldi del canone più caro d’Europa, stipendia brigatisti assassini. Adesso invece risulta dipendente dell’Università di Friburgo, come ha scritto il portale Tio.ch nei giorni scorsi.

Non ci sono davvero parole per un simile sconcio: mentre tante persone oneste sono in disoccupazione o in assistenza, lo Stato, con i soldi dei contribuenti, fa lavorare un terrorista rosso assassino. Naturalmente ciò può avvenire solo grazie alla connivenza di $inistrati ai vertici di “datori di
lavoro esemplari” come l’emittente di regime e l’università di Friburgo.

E la famosa “reputazione internazionale”?

Il caso Baragiola è uno scandalo. E’ tempo di mettervi fine. Svizzera peggio del Brasile e della Bolivia, che Battisti l’hanno consegnato? Cosa hanno da dire al proposito quelli – gauche-caviar in prima linea! - che si sciacquano la bocca con la “reputazione internazionale” del nostro paese? Forse che proteggere e stipendiare assassini latitanti condannati all’ergastolo non nuoce alla “reputazione internazionale” della Confederella?

Stop alla complicità con dei terroristi!

La Lega pretende che i due Consiglieri federali di riferimento, guarda caso entrambi PLR, ossia il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis e la ministra di giustizia Keller Sutter, si attivino sul caso Lojacono Baragiola affinché questo criminale venga consegnato all’Italia. Altro che pubblico impiego presso l’Università diFriburgo!

Dovremmo pure lodarlo?

I legulei naturalmente ci vengono a raccontare che estradare Baragiola “sa po’ mia” a causa del doppio passaporto: la legge svizzera non prevede l’estradizione di suoi concittadini (?). Sicché, non solo dovremmo continuare a proteggere l’assassino e terrorista, ma dovremmo pure tollerare che occupi un posto di lavoro statale alla faccia dei tanti cittadini onesti disoccupati? E magari dovremmo pure lodarlo perché si sarebbe “ravveduto”, e quindi “lo scopo rieducativo della pena sarebbe stato raggiunto”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Fosse stato un nazifascista…

Se invece di un brigatista rosso, Baragiola fosse stato un criminale nazifascista, vogliamo proprio vedere se non sarebbe stato consegnato, in un modo o nell’altro, alle autorità del paese dove ha commesso le sue efferatezze e dove è stato condannato. O vuoi vedere che le famiglie delle vittime di assassini di sinistra possono anche rinunciare ad avere giustizia, mentre quelle di assassini di destra...?

Le leggi si possono cambiare

La legge che non prevede l’estradizione di cittadini svizzeri si può anche modificare.Ad esempio, si può creare un’eccezione per i crimini di terrorismo. Una proposta in tal senso verrà presentata a Berna. E non sarebbe certo una “lex Baragiola”. Il tema diventa infatti di scottante attualità con il dilagare del terrorismo islamico.

Non sarebbe nemmeno una “cessione di sovranità”. I terroristi “svizzeri” sono svizzeri solo sulla carta. Si tratta di beneficiari di naturalizzazioni facili, o di persone che scandalosamente approfittano del doppio passaporto per disonorare il nostro Paese. Per cui, che vadano pure a scontare ergastoli all’estero (così oltretutto ci risparmiamo di mantenerli nelle nostre carceri Deluxe, dove ci costerebbero 400 Fr al giorno).

LORENZO QUADRI / MDD

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