Mondo, 23 dicembre 2018

Il Patto ONU per la migrazione spacca l’Europa, i sovranisti fanno tremare i governi

Il Patto ONU per la migrazione, anche chiamato Global Compact, continua a mietere vittime tra i governi europei. Mai come questa volta, l’approvazione o meno di questo accordo internazionale appare come uno spartiacque per molti esecutivi. E molti governi tremano, sopratutto quelli più deboli o quelli in cui esiste una forte componente sovranista che teme che l’accordo voluto dalle Nazioni Unite sia l’anticamera per una perdita di prerogative nazionali in tema di difesa dei confini.

L’ultimo caso è quello del Belgio. Questa settimana, il primo ministro Charles Michel ha rassegnato le dimissioni a a seguito della perdita della maggioranza in parlamento. L’alleato di governo, il partito dei nazionalisti fiamminghi, aveva deciso di abbandonare l’esecutivo dopo che il governo aveva dato l’ok all’adesione al Global Compact. Una decisione che aveva fatto infuriare non solo il partito fiammingo ma anche molti altri movimenti di destra. Tanto che nella capitale Bruxelles si sono registrate proteste sfociate in atti di violenza, e la polizia costretta a intervenire con lanci di gas lacrimogeni e cariche.

Il caso del Belgio è l’ultimo. Ma il problema “Global Compact” rischia di dilagare in tutta Europa: Italia compresa. L’esecutivo di Giuseppe Conte sta iniziando a mostrare parecchi dissidi interni proprio sul fronte del patto sui migranti, con Lega e Movimento 5 Stelle divisi tra chi non vuole assolutamente che Roma aderisca all’accordo (Lega) e chi invece vuole il contrario (la parte più a sinistra del M5S, in primis Roberto Fico). L’Italia adesso si ritrova quindi con una maggioranza spaccata e in un momento particolarmente delicato non solo per la tenuta del governo, ma anche per mostrarsi uniti di fronte alle sfide internazionali. Partendo dai negoziati con l’Unione europea.

Anche in Europa orientale, con Paesi sono storicamente avversi all’arrivo dei migranti e a qualsiasi tipo di accordo che ceda prerogative nazionali alla comunità internazionale, si sono rischiate profonde crisi di governo. In Estonia, ad esempio, uno dei partiti che compongono la coalizione di governo si è opposto fortemente al Global Compact minacciando l’uscita dall’esecutivo. Il tutto a pochi mesi dalle elezioni politiche di marzo. Il parlamento ha confermato l’adesione: ma il governo ha deciso di non inviare nessuno a Marrekech.

Se in Estonia la crisi c’è stata ma è subito rientrata, in Slovacchia le cose sono andate in maniera diversa. Il ministro degli Esteri Miroslav Lajcak ha deciso di dimettersi dopo che il parlamento ha votato contro il Global Compact. Il ministro aveva annunciato subito che si sarebbe dimesso qualora l’Assemblea nazionale avesse respinto il Global Compact delle Nazioni Unite. Lajcak è stato fra le altre cose uno degli ideatori del patto Onu sui migranti. Quindi il boicottaggio da parte del legislativo nazionale è stato visto come un vero e proprio smacco.

Crisi su crisi che adesso rischia di dilagare anche in Italia ma che rischia, come già ha fatto, di creare una faglia insanabile fra molti Paesi dell’Unione europea, che adesso si trovano su posizioni molto conflittuali e fortemente contraddittorie. L’Europa, anche in questo caso, è divisa e incapace di trovare una voce unica su un tema molto complesso e che interessa tutti i Paesi del continente, dal Mediterraneo all’Europa settentrionale. I Paesi si dividono al loro interno e si dividono fra loro. E questo rischia di essere l’ennesimo colpo a un’Unione che sta lentamente collassando su se stessa. E ancora una volta, proprio a causa dell’immigrazione.

Se prima è stato l’arrivo dei migranti dall’Africa e dal Medio Oriente a provocare le fratture fra Stati membri dell’Ue, adesso è il patto sui migranti a provocare lo scontro. I governi si trovano su lati opposti della barricata, con Germania e Francia a chiedere la maggiore adesione al patto, e altri governi, più di matrice sovranista, che si sganciano dalla possibilità di aderire. Simbolico uno scontro, quello fra Vienna e Berlino.

Sebastian Kurz ha scelto di sfilarsi dal Global Compact quando era presidente di turno europeo. Angela Merkel, invece, ha scelto di difendere a spada tratta l’accordo dicendo che “l’Europa ha bisogno dei migranti”. L’Ue ormai è completamente divisa.

(Via gliocchidellaguerra.it)

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