Sport, 05 novembre 2018

Aquila bicipite-Shaqiri: l’elvetico non va in Serbia e il suo passaggio dal Bayer all’Inter finisce sotto osservazione

Il centrocampista offensivo del Liverpool non è stato convocato per la trasferta di Champions in Serbia, ma tramite “Football Leaks” sono emersi dettagli alquanto strani in merito al suo trasferimento del 2015

LIVERPOOL (Gbr) – Niente trasferta in terra serba per Xherdan Shaqiri che non è stato convocato dal Liverpool per la partita di Champions League che si terrà a Belgrado contro la Stella Rossa.

L’allenatore dei Reds, Klopp, infatti vuole tutelarlo, visti i rapporti tesi con la tifoseria serba dopo la sua Aquila Bicipite fatta dopo aver realizzato il gol della vittoria della Svizzera contro la Serbia durante gli scorsi Mondiali.

Shaqiri venne insultato e fischiato già durante la sfida di andata vinta dal Liverpool per 4-0. “Abbiamo sentito e letto molte speculazioni a proposito dell'accoglienza che Xherdan riceverebbe – ha spiegato Klopp sul sito ufficiale del Liverpool – e vogliamo andare a Belgrado per dedicarci al 100 per cento al calcio, senza badare ad altre questioni. Il club non ha alcun messaggio politico da lanciare. Vogliamo solo essere rispettosi e evitare ogni distrazione che potrebbe nuocere alla nostra concentrazione. Pensiamo solo al calcio. Shaqiri ha capito la nostra decisione”.

Ma il giocatore elvetico è balzato agli onori della cronaca nelle ultime ore, anche in merito al suo trasferimento, avvenuto nel 2015, quando lasciò il Bayer Monaco per accasarsi all’Inter. Dai documenti in mano a “Football Leakes”, che ha anche sottolineato come la UEFA abbi aiutato il PSG e il City a non incappare in squalifiche a causa del Fair Play Finanziario, nel 2015 fu Mancini a volerlo in maglia nerazzurra, ma ciò che risulta alquanto strano è il contratto stipulato dai due club, proprio per cercare di “ingannare” lo stesso FPF.

Nel momento in cui i nerazzurri dimostrano interesse per il giocatore si pose un dilemma: da una parte i risultati sportivi per un club come l’Inter erano deludenti, dall’altra parte c’era Thohir
che lottava con una situazione finanziaria ereditata da Massimo Moratti. Neanche volendo Thohir avrebbe potuto immettere altri soldi nella società proprio per i vincoli del FPF. Nel gennaio del 2015 la UEFA teneva sotto controllo l’Inter e i nerazzurri sapevano di non poter sborsare 15 milioni di euro, la cifra richiesta dal Bayern Monaco per Shaqiri.

Col rischio di non qualificarsi per l’Europa e con la tifoseria inferocita, ecco che l’allora dirigente Marco Fassone provò ad aggirare la situazione con un “trucco”: l’Inter e il Bayern non firmano ufficialmente nessun acquisto, ma un prestito dall’8 gennaio al 31 dicembre 2015. Il club tedesco rinunciava ad incassare un gettone e in questo modo il prestito non avrebbe inciso sulle casse dei nerazzurri.

Ma attenzione, “Football Leaks” mette in risalto altri dettagli che fanno risultare il tutto ancora più strano. L’Inter, infatti, aveva l’obbligo di acquistare a titolo definitivo Shaqiri e di pagare i 15 milioni di euro nel caso in cui venisse impiegato tra l’1 luglio e il 31 dicembre 2015 in una partita indipendentemente dal fatto che si trattasse di un incontro ufficiale o di un’amichevole, di acquistare il giocatore a titolo definitivo, al medesimo prezzo, nel caso in cui non venisse impiegato in nessuna partita nel periodo compreso tra l’1 luglio e il 31 dicembre 2015 a causa di infortunio o di squalifica o nel caso in cui la squadra si sarebbe classificata al 31 dicembre 2015 tra le prime 17 della serie A
 
In pratica, il Bayern si sarebbe liberato dello stipendio di Shaqiri con la certezza di incassare i 15 milioni entro il 31 dicembre. Il tutto garantendo all’Inter di evitare la grana del FPF: se tutto fosse vero, ecco che la UEFA potrebbe intervenire ai danni del club milanese.

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