Focus, 14 maggio 2018

Un affitto di 600'000 franchi giustifica il rischio di avere a Losone terroristi e delinquenti?

L’ex caserma dovrebbe ospitare fino a 220 persone per almeno 3 anni.

Il Guastafeste invita i losonesi a votare contro la riapertura del centro per richiedenti l’asilo, sia per contestare la politica dell’asilo e sia per evitare rischi.

In occasione della votazione consultiva in programma per il prossimo 10 giugno i losonesi saranno chiamati a esprimere il loro parere sulla richiesta di riaprire provvisoriamente il centro per richiedenti l’asilo all’ex-caserma a partire dalla primavera del 2019 e per almeno tre anni (con possibilità di prorogare poi questo termine) . Se il progetto andrà in porto, il centro potrà ospitare fino a un massimo di 220 persone e la Confederazione dovrà versare al Comune, proprietario dell’ex-caserma, un affitto di 600’000 franchi all’anno. La votazione, come detto, avrà solo un carattere consultivo e non vincolante. In seguito spetterà al Consiglio comunale decidere se sottoscrivere o no il contratto e la convenzione fra Comune e Confederazione, e a quel momento sarà ancora possibile contestare tale decisione con il lancio di un referendum, che avrebbe carattere vincolante e metterebbe fine a ogni discussione.

Già nel marzo del 2017, con un comunicato inviato alla stampa, il movimento del Guastafeste aveva lanciato l’idea di tastare il polso alla popolazione mediante una votazione consultiva. Va detto che il Municipio non aveva alcun obbligo di farlo e quindi gli va riconosciuto il merito di aver optato per una procedura molto democratica. E’ vero che poi il Consiglio comunale , specie nel caso di una votazione dall’esito molto risicato, non sarà tenuto a seguire il verdetto che scaturirà dalle urne, ma in tal caso i rappresentanti del Popolo si assumerebbero la responsabilità politica di una tale scelta e arrischierebbero di dover fare i conti con un referendum.

E se il progetto venisse bocciato? Ci sarebbe comunque un piano B…

Per completare il quadro della situazione va ricordato che la Confederazione intende creare un Centro federale per richiedenti l’asilo, in grado di ospitare 350 persone, in zona Novazzano/Balerna. In un primo tempo si era detto che tale centro non avrebbe potuto essere costruito prima del 2022, e forse anche dopo. Per questo motivo la Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) , in cerca di una soluzione provvisoria, aveva puntato gli occhi sull’ex-caserma di Losone, che già dal 2014 al 2017, quando ancora apparteneva alla Confederazione, era stata destinata all’accoglienza dei richiedenti l’asilo in barba a una petizione firmata da 6’000 persone (e allora sostenuta dal Municipio) che vi si opponeva.

Ma nelle scorse settimane, con un annuncio a sorpresa, la SEM ha comunicato che il nuovo Centro federale previsto nel Mendrisiotto potrebbe essere in gran parte agibile già nella primavera del 2019 in caso di necessità .

Quindi in un certo senso la SEM si è tirata la zappa sui piedi perché ha tolto ai fautori del progetto losonese un importante argomento a suo favore : quello a sfondo umanitario. Ora si sa che nel caso di un rifiuto popolare da parte dei losonesi vi è già un piano B per garantire un alloggio ai migranti e ai richiedenti l’asilo che entrano in Svizzera da sud. Oltretutto il previsto centro di Novazzano-Balerna sarebbe situato a poca distanza dalla frontiera, e quindi in un’ubicazione assai più favorevole sotto tutti i punti di vista : si pensi ad esempio ai risparmi di tempo e di denaro alla voce “trasferte”.

A chi fanno gola 600’000 franchi all’anno ?

A favore dei fautori del progetto losonese rimane dunque un sol argomento di un certo peso : quello di natura pecuniaria legato ai 600’000 franchi di affitto che il Comune incasserebbe per la messa a disposizione dell’ex-caserma . E siccome si sa che “pecunia non olet” (il denaro non puzza) è immaginabile che a qualche cittadino o a qualche politico o a qualche partito poco interessato alle sorti dei richiedenti l’asilo ma molto interessato al tintinnio dei soldi l’idea di impinguire le casse comunali possa sembrare allettante e possa compensare altri fattori negativi. Ma vale la pena di far correre rischi alla popolazione per il classico “pugno di dollari” ?



DUE MOTIVI A FAVORE DEL NO

Il movimento del Guastafeste si schiera decisamente contro la riapertura del centro e invita i losonesi a votare NO per almeno due motivi :

1) NO per contestare la politica folle e suicida in materia di asilo messa in atto a livello europeo

2) NO per evitare rischi inutili per la popolazione.




1. NO per lanciare a Berna un segnale sulla politica dell’asilo

Per quel che ci risulta è forse la prima volta che in Svizzera, dove solitamente in materia di asilo il Governo impone a Cantoni e Comuni la sua politica e le sue decisioni, la popolazione di un Comune è chiamata a votare, seppur solo in forma consultiva, sul progetto di apertura di un grosso centro federale per richiedenti l’asilo.

I losonesi hanno dunque la possibilità di sfruttare questa rara e ghiotta occasione per inviare alla Confederazione e alla consigliera federale Simonetta Sommaruga un forte segnale, bocciando la politica d’asilo, o meglio dell’invasione di massa, messa in atto in Europa e nel nostro Paese.

Una politica che stende tappeti rossi alla colonizzazione islamica del nostro Continente e che non pone alcun limite numerico all’afflusso di migranti ( basti dire che negli ultimi tre anni sono giunti in Europa ben 3’300’000 richiedenti l’asilo, di cui 85’000 in Svizzera ! Inoltre nel 2017 le domande di asilo presentate in Svizzera hanno superato di quasi il doppio la media europea , ossia 2,2 domande ogni 1’000 abitanti contro una media europea di 1,4 domande ogni 1’000 abitanti) ; una politica che alla lunga arrischia di trasformarsi in una bomba a orologeria sia dal punto di vista della sicurezza e sia da quello dei costi sociali, che stanno letteralmente esplodendo un po’ ovunque.

Votare NO alla riapertura del centro losonese può dunque essere un modo per sfogare il proprio malumore contro la politica delle frontiere aperte praticata a livello europeo e svizzero soprattutto nei confronti dei migranti economici travestiti da rifugiati , ossia gente che non fugge dai loro Paesi per salvare la vita o preservare la propria libertà (come riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati del 1951 ) ma semplicemente per migliorare le loro prospettive di vita a scapito però di quelle degli europei .

Una politica sostenuta a livello europeo soprattutto dai partiti di sinistra (con l’appoggio del Vaticano e del suo iman Francesco ) , che però, proprio a causa di questa loro ottusa e autolesionista ideologia terzomondista e antioccidentale , negli ultimi tempi stanno subendo storiche legnate ad ogni elezione che si svolge in Europa , da sud a nord e da est a ovest , con la rallegrante prospettiva che fra non molto assieme a loro e assieme ai sempre più rari Governi a trazione socialista finirà per crollare pure quell’Unione Europea che in nome del multiculturalismo e della globalizzazione sta favorendo un biblico e destabilizzante esodo di masse di poveri e disperati dall’Africa e dall’Asia verso il nostro Continente e ci sta vendendo all’Islam , con il risultato di accrescere la povertà degli europei e di favorire lo scoppio di guerre civili e di uno scontro di civiltà.

Se vi interessa approfondire i temi toccati in questo primo punto vi invitiamo a leggere l’articolo intitolato “Asilanti e costi sociali : una bomba a orologeria” pubblicato sul sito internet del Guastafeste in data 28 aprile 2018 ( http://ilguastafeste.ch/asilantieaiutisociali.pdf ).

2. NO per evitare rischi inutili alla popolazione

Il secondo motivo per cui invitiamo i losonesi a votare NO è invece legato alla loro sicurezza. I fautori della riapertura del centro sostengono che durante i primi tre anni non è successo nulla di grave all’esterno dell’ex-caserma, se non una serie di furti , taccheggi e molestie varie soprattutto a Losone, ma anche a Locarno e Muralto, imputabili secondo i rapporti di polizia agli ospiti del centro. Beh, forse per le persone che sono state oggetto di furti, taccheggi e molestie non è di gran conforto sapere che quanto successo a loro non è considerato grave. E comprensibilmente esse non vorranno ripetere l’esperienza. E’ però vero che durante l’apertura del centro losonese non si sono fortunatamente registrati reati gravi, quali ad esempio violenze sessuali, pestaggi, accoltellamenti, spaccio di droga, adescamento di minorenni , terrorismo e così via .

Ma chi è in grado di garantire che tutto filerebbe liscio anche in futuro ? E qualora succedesse qualcosa di grave, chi se ne assumerebbe la responsabilità morale ? Se la decisione spettasse unicamente a noi, non ce la sentiremmo di sfidare nuovamente la fortuna e di far correre rischi alla popolazione losonese, neppure in cambio di 600’000 franchi all’anno… Rischi che oltretutto sarebbero inutili visto che, come detto, esiste un piano B per alloggiare i richiedenti l’asilo nel Mendrisiotto , in una zona oltretutto meno turistica del Locarnese e più discosta dai centri abitati.

Occhio ai terroristi e ai delinquenti comuni!

Il rischio che qualcosa di grave possa accadere in futuro non è ipotetico ma reale, e soprattutto a partire dal 2017 tale rischio è aumentato rispetto al passato. Perché ?

Innanzi tutto la sconfitta dell’ISIS in Irak e in Siria ha causato un fuggi fuggi di combattenti del Califfato. Molti di questi “foreign fighters” sono tornati nei loro Paesi d’origine e altri si apprestano a farlo.

Ad esempio un allarme terrorismo era stato lanciato nelle scorse settimane in Tunisia, uno fra i principali Paesi “esportatori” di jihaddisti, con un numero di giovani partiti verso le zone di conflitto valutato dalle principali organizzazioni internazionali fra le 5’000 e le 7’000 unità (cfr. “Corriere del Ticino “ del 26.3.2018) .

Preoccupa dunque il crescente numero di tunisini che chiedono asilo in Europa (in Italia le domande di asilo presentate da tunisini erano state ben 5’500 nel 2017 e in Svizzera
206 ). Tunisino era ad esempio Mohamed Lahouaiej Bouhlel, autore della strage del 14 luglio 2016 sul lungomare di Nizza ( 85 morti) e tunisino era Anis Amri, autore dell’attentato del 19 dicembre 2016 in un mercatino natalizio di Berlino (12 morti) .

Nel luglio del 2017, come aveva rivelato il britannico “Guardian”, l’Interpol aveva fatto circolare una lista con i nomi di 173 terroristi dello Stato Islamico che potrebbero essere stati addestrati a preparare attentati suicidi in Europa come rappresaglia per le sconfitte militari subite dall’organizzazione in Medio Oriente. Nel gennaio scorso il solito “Guardian” aveva diffuso la notizia (non confermata dalle autorità italiane) secondo cui, a detta di un funzionario dell’anti-terrorismo europeo (Interpol) , fra luglio e ottobre del 2017 cinquanta jihadisti tunisini erano sbarcati clandestinamente in Italia per infiltrarsi in Europa.

Un altro motivo di preoccupazione che dovrebbe far riflettere i losonesi è che fra i tunisini che sbarcano sulle coste italiane, e che da qui potrebbero puntare verso la Svizzera, oltre a dei terroristi potrebbero esserci anche degli avanzi di galera. La notizia era stata diffusa dal Corriere del Ticino, in un articolo di Anna Fazioli pubblicato il 17 ottobre 2017 e intitolato “ Migranti : in aumento i magrebini” . Dopo aver rimarcato un nuovo fenomeno registrato in particolare in Italia a partire dall’estate precedente, ossia il netto aumento dei migranti in provenienza da Tunisia e Algeria, l’articolista aveva scritto : “ Per quanto riguarda la Tunisia le partenze sarebbero legate anche ai recenti indulti praticati dal presidente tunisino”. Indulti che avevano portato alla liberazione di circa 1’800 detenuti.

Nell’articolo si ricordava che durante la sessione autunnale delle Camere federali il consigliere nazionale del PPD, Marco Romano, aveva interpellato il Consiglio federale sull’evoluzione degli arrivi dei magrebini (tunisini, algerini e marocchini) alle frontiere elvetiche, e la consigliera federale Simonetta Sommaruga aveva confermato che “in proporzione al numero complessivo di migranti che quest’anno sono entrati in Svizzera dal confine italo-svizzero, quelli di origine magrebina sono effettivamente in aumento, anche se in cifre assolute il loro numero risulta pressoché invariato con 1’872 arrivi da gennaio ad agosto”.

Molti degli atti di terrorismo compiuti in Europa negli ultimi anni sono stati fatti da migranti o da figli di migranti provenienti dal Maghreb, ossia la fascia nordafricana comprendente il Marocco, l’Algeria e la Tunisia ( si pensi ad esempio all’attentato del 17 agosto 2017 sulla Rambla di Barcellona, con 16 morti e 130 feriti, ad opera di alcuni giovani originari del Marocco ). Anche molti dei delinquenti ospitati nelle carceri europee ( specialmente in Francia , ma pure nel carcere ginevrino di Champ-Dollon, dove la percentuale di detenuti musulmani supera abitualmente il 50% ) provengono da questi Paesi. Non è quindi molto confortante sapere che migliaia di magrebini puntano verso l’ Europa. Si tratta chiaramente di migranti economici, e non di rifugiati, visto che i loro Paesi non sono in guerra e non sono governati da regimi dittatoriali e sanguinari. E fra le loro fila vi sono molti fanatici islamisti radicalizzati che odiano l’Occidente.

E quindi la gente non capisce perché questi falsi rifugiati, e veri clandestini, possano sbarcare a migliaia in Europa, e anziché essere rispediti per direttissima nei loro Paesi possano circolare liberamente per mesi e per anni, in attesa che la loro domanda d’asilo venga evasa, o anche dopo che la stessa è stata respinta ( come nel caso del terrorista tunisino Anis Amrin, di cui diremo nel prossimo capitolo).

Il terrorista del mercatino di Berlino era un richiedente l’asilo tunisino

E’ un dato di fatto, e non un’opinione, che la stragrande maggioranza dei richiedenti l’asilo, in Europa e in Svizzera, è di fede musulmana. E visto che praticamente il 100% degli atti di terrorismo avvenuti nel nostro Continente è di matrice islamica , nessuno può garantire che fra i migranti musulmani non si nasconda qualche fanatico terrorista, qualche cosiddetto “lupo solitario”. Non sarebbe la prima volta che ciò accade.

Valga per tutti l’esempio del tunisino Anis Amri, che il 19 dicembre 2016, alla guida di un TIR, aveva compiuto una strage in un mercatino natalizio di Berlino, uccidendo 12 persone e ferendone altre 56. Tre giorni più tardi egli fu ucciso dalla polizia italiana alle porte del nostro Cantone, a Sesto San Giovanni. Quando era ancora minorenne Amri era stato condannato a cinque anni di prigione in Tunisia per furto aggravato con violenza. Nel febbraio del 2011, all’età di 18 anni, era sbarcato a Lampedusa grazie a una delle tante imbarcazioni di trafficanti umani , e venne alloggiato in un centro per richiedenti l’asilo.

Già pochi mesi dopo finì però in carcere per 4 anni per una serie di atti violenti commessi nel centro in cui alloggiava : minacce aggravate, lesioni personali e incendio doloso. Nel maggio del 2015 uscì di prigione con un provvedimento di espulsione che però non potè essere attuato per mancanza di risposta da parte della Tunisia (!), che probabilmente era ben lieta di essersi liberata di un delinquente problematico . Il giovane tunisino si trasferì allora in Germania dove si convertì all’Islam radicale, fino al giorno in cui decise di commettere la strage. Ed ecco come un delinquente tunisino che al suo arrivo in Italia avrebbe dovuto essere rispedito per direttissima al suo Paese, si è radicalizzato nell’Europa sempre più islamica e si è trasformato in una macchina di morte, grazie a una scellerata politica dell’asilo praticata dai Governi europei , la quale consente l’ingresso anche ai delinquenti che nei loro Paesi non sono certo perseguitati per motivi di razza o religione o per le loro idee politiche ma semmai per la loro tendenza a delinquere.

Vale la pena correre il rischio , per 600’000 franchi all’anno, di avere a Losone un altro Anis Amri? Quanti Anis Amri sono già in mezzo a noi o stanno per arrivare a bordo di quei barconi che , con l’aiuto interessato e peloso delle Organizzazioni non governative, fanno la spola fra l’Africa e l’Europa scaricando sul nostro Continente migliaia e migliaia di disperati, in gran parte migranti economici, che poi spesso e volentieri vanno a infoltire i ranghi della piccola criminalità o entrano nel giro di quelle organizzazioni islamiste che radicalizzano i musulmani con l’obiettivo di conquistare l’Europa e imporre la sharia ?

Ultimo in ordine di tempo è il caso di Alagie Touray , cittadino del Gambia , nato nel 1966 e sbarcato a Messina con altre centinaia di migranti il 22 marzo 2017, che é stato arrestato il 20 aprile scorso all’uscita della moschea di Licola, in provincia di Napoli. La polizia aveva infatti scoperto che il giovane , il quale aveva chiesto asilo politico e da un anno risiedeva in un centro di accoglienza a Pozzuoli (Napoli) , di recente aveva giurato fedeltà al califfo dell’ISIS Al Baghdadi e tramite il social network Telegram aveva ricevuto l’ordine di lanciarsi con un’auto sulla folla.

Un centro per candidati all’asilo o un Club Mediterranée per turisti africani ?

Come visto nessuno può garantire che fra le migliaia di richiedenti l’asilo che ogni anno si presentano alla frontiera di Chiasso, e che in futuro potrebbero finire a Losone, non vi sia anche gente poco raccomandabile, delinquenti comuni che sbarcano in Europa attirati dalla possibilità di guadagnare soldi facili o fanatici islamisti con strani “grilli” per la testa e potenzialmente pericolosi (come quelli che in Finlandia, in Francia e altrove hanno aggredito per strada delle donne, uccidendole a coltellate, solo perché erano colpevoli di essere donne occidentali, e quindi ai loro occhi delle prostitute).

E la cosa che più fa riflettere è che mentre la loro domanda di asilo viene esaminata, questa gente di cui poco o nulla si sa (in maggioranza giovani maschi soli) , e che potrebbe costituire un pericolo per la popolazione, sarebbe libera di uscire dai centri di accoglienza, e di andare dove più gli pare e piace, tutti i giorni dalle 9 alle 18 e addirittura ininterrottamente dal venerdì mattina alle 9 fino alla domenica sera alle 19 . Ma stiamo parlando di un centro di accoglienza per candidati all’asilo o di un Club Mediterranée per turisti africani ?

Decidano dunque i losonesi se la concessione di tanta libertà d’azione a persone appena giunte in Svizzera e la cui domanda di asilo potrebbe essere respinta, sia accettabile dal profilo della sicurezza oppure no.

Inevitabile fare dei paragoni con quanto successo durante la seconda guerra mondiale, quando per cinque anni circa 450 internati militari polacchi furono alloggiati a Losone in un campo di internamento : non si trattava certamente di migranti economici in cerca di fortuna , ma di cittadini di cultura europea e religione cattolica rifugiatisi in Svizzera per salvare la pelle dalle truppe naziste , e che durante il loro soggiorno non solo lavorarono duramente per bonificare i terreni a fianco della Maggia e della Melezza ( che vennero poi destinati all’agricoltura) e per realizzare la strada fra Golino e Arcegno (nota per l’appunto come “strada dei polacchi”) ma dovettero rispettare una rigida disciplina militare , sotto la sorveglianza dell’esercito svizzero. Quelli sì che erano veri rifugiati, benvoluti da tutta la popolazione !

Il Guastafeste sostiene il Comitato del NO

In conclusione ricordiamo che contro la prospettata riapertura del centro losonese si è già schierato un comitato composto di una decina di persone, le cui motivazioni possono essere lette anche in un sito internet appositamente creato : www.losone-no.ch .

Pur non facendo parte di questo comitato , il Guastafeste ha garantito allo stesso il proprio sostegno in vari modi , e si unisce ad esso nell’invitare i losonesi a votare contro la riapertura del centro.

La lettura dell’articolo intitolato “Ti stupro in nome di Allah” pubblicato il 16 aprile scorso sul sito del Guastafeste (http://ilguastafeste.ch/articoloconsentitolostuporonellislam.pdf ) potrebbe fornire ulteriori spunti di riflessioni a quei losonesi ( e specialmente a quelle losonesi) che fossero ancora indecisi.

Giorgio Ghiringhelli

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