Mondo, 13 novembre 2018

Una ONG insegna ai migranti come fingersi rifugiati perseguitati per poter entrare in Europa

Una ONG che assiste i migranti in Grecia insegna ai richiedenti l'asilo a fingere di essere perseguitati o avere subito traumi nel proprio paese in modo da ottenere asilo e poter entrare in Europa.

La rivelazione è stata fatta dalla giornalista canadese Lauren Southern (foto sotto) che ha pubblicato ieri su YouTube un suo reportage in cui si vede Ariel Ricker, direttrice di Advocates Abroad, una ONG che fornisce assistenza legale ai migranti ammettere, mentre veniva registrata a sua insaputa, di dare consigli ai migranti su come fingere di essere rifugiati in modo da ottenere più facilmente asilo.



Sul suo sito web, Advocates Abroad sostiene di aver aiutato almeno 15'000 migranti ad attraversare il confine con la Grecia e altri 2'500 fuori dalla Grecia. L'organizzazione è massiccia, prendendo volontari dalle principali università, e collabora o riceve finanziamenti da prestigiose istituti come le università di Cambridge, Oxford e diversi parlamentari del Regno Unito.

Nel filmato, Ricker descrive come l'organizzazione offre sessioni di formazione per i migranti che cercano di entrare in Europa, in cui viene insegnato come comportarsi durante le interviste con agenti di frontiera.

La "scuola di recitazione" di Ricker ha persino istruito i suoi allievi a fingere le emozioni dei sopravvissuti al trauma, apparentemente senza un pensiero per coloro che cercano asilo che non hanno bisogno di fingere di essere vittime di un trauma.

Southern sostiene che l'UNHCR ha già risposto ai nastri dicendo che sono "allarmati da questi rapporti", e il contraccolpo sui social media è stato comprensibilmente forte. La giornalista canadese ha anche contattato le università di Cambridge e Oxford e i parlamentari britannici implicati con Advocates Abroad, senza finora aver ricevuto risposta.

Da parte sua la ONG ha inizialmente cercato di minimizzare le pesanti rivelazioni sostenendo in un tweet (vedi sotto) che la registrazione ottenuta fosse "pesantemente modificata". Poco dopo però ha cancellato ogni sua presenza sui social media, tra cui la propria pagina facebook che contava oltre 140'000 sostenitori.




Il reportage di Lauren Southern fa parte di un progetto più ampio che si concluderà in un documentario chiamato "borderless" ("senza confini"). Il video relativo a questa inchiesta, in inglese, lo potete trovare qui.

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