La nomina del professor Mario Padula alla direzione dell’Istituto di ricerche economiche (IRE) finisce al centro di un’interrogazione presentata in Gran Consiglio da Omar Balli. Il deputato leghista chiede chiarezza sui criteri della scelta e, in particolare, sulle competenze del nuovo direttore rispetto all’economia e al territorio ticinesi.
Padula, nominato dall’Università della Svizzera italiana con effetto dal 1° settembre, succede a Mario Jametti. Il suo curriculum comprende competenze nei campi della previdenza, della finanza familiare e dell’economia dell’invecchiamento, oltre alla presidenza della Commissione di vigilanza sui fondi pensione italiana dal 2016 al 2023. Ha inoltre già lavorato all’USI tra gennaio 2015 e marzo 2016.
Secondo l’interrogazione, tuttavia, il comunicato dell’ateneo non precisa quali esperienze direttamente legate al Ticino abbiano pesato sulla scelta, né quali procedure siano state seguite. Un punto tutt’altro che secondario, dato che l’IRE opera anche su mandato del Dipartimento delle finanze e dell’economia e si occupa di mercato del lavoro, turismo, finanze pubbliche e dinamiche regionali.
Balli domanda quindi quali organi abbiano deciso la nomina, quale peso sia stato attribuito alla conoscenza del mercato del lavoro transfrontaliero e delle istituzioni svizzere e quali studi o collaborazioni specificamente riferiti al Ticino siano stati valutati. Si chiede inoltre se il Consiglio di Stato, il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport o il Dipartimento delle finanze e dell’economia siano stati consultati.
L’atto parlamentare solleva anche la questione del domicilio, del grado di occupazione, degli obblighi di presenza in sede e dell’eventuale mantenimento di incarichi esterni. Sul tavolo pure il programma di lavoro per i primi due anni, con particolare attenzione a salari, frontalierato, produttività delle piccole e medie imprese, turismo e sviluppo delle regioni periferiche.
C’è infine il capitolo finanziario. La pianificazione universitaria cantonale 2025–2028 prevede per l’IRE un contributo pubblico di 600’000 franchi all’anno. Balli chiede al Governo se ritenga ancora opportuno mantenerlo e quali benefici concreti per l’economia e la popolazione ticinesi ne giustifichino il costo. L’interrogazione vuole sapere anche quanti dipendenti dell’istituto siano cittadini svizzeri e quanti stranieri, con la suddivisione tra permessi G, B e C.











