Svizzera, 20 agosto 2026

Dublino, quasi quattro anni di stop italiano: Quadri vuole presentare il conto a Roma

Dal dicembre 2022 l’Italia ha bloccato i trasferimenti. Secondo la SEM avrebbe dovuto riammettere 3’784 richiedenti l’asilo. Il consigliere nazionale leghista chiede quanto sia costato alla Svizzera e se Berna pretenderà un rimborso.

Dopo quasi quattro anni di stop, i trasferimenti Dublino dalla Svizzera verso l’Italia dovrebbero riprendere dalla fine di agosto. Ma il conto lasciato dal blocco deciso da Roma resta aperto. E ora Lorenzo Quadri vuole sapere quanto è costato ai contribuenti svizzeri.
 

Il consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi ha depositato un’interpellanza al Consiglio federale chiedendo di quantificare le conseguenze finanziarie della sospensione italiana, in vigore dal dicembre 2022. Secondo la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), in questo periodo l’Italia avrebbe dovuto riammettere 3’784 richiedenti l’asilo provenienti dalla Svizzera. Oggi soltanto 652 risulterebbero ancora potenzialmente trasferibili.
 

Il problema è che, quando un trasferimento Dublino non viene eseguito entro i termini, la competenza può ricadere sulla Svizzera. Significa procedura d’asilo da gestire qui, alloggio, assistenza e personale amministrativo a carico della Confederazione. Costi che, moltiplicati per migliaia di casi e per anni di blocco, potrebbero essere tutt’altro che trascurabili.
 


 

Quadri chiede quindi al Governo federale quanti trasferimenti verso l’Italia siano saltati dal dicembre 2022 e quale sia stata la fattura complessiva per la Confederazione. Vuole sapere, in particolare, quanto sia stato speso in più per alloggio, assistenza, procedure d’asilo e personale e quanti casi Dublino siano infine diventati vere e proprie procedure nazionali proprio perché Roma non accettava i trasferimenti.
 

L’interpellanza mette sul tavolo anche i costi della ripresa: voli, accompagnamenti e personale necessario per eseguire i trasferimenti verso l’Italia. L’Italia intende accettare soprattutto persone entrate dopo il 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Le migliaia di casi accumulati negli anni precedenti non spariscono però con un colpo di spugna.
 

Per Quadri, il punto è semplice: se per anni la Svizzera ha dovuto farsi carico di persone che, secondo le regole Dublino, erano di competenza italiana, il Consiglio federale deve almeno dire ai cittadini quanto questa situazione sia costata e se intende presentare il conto a Roma.
 

Fonte: Interpellanza Lorenzo Quadri

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