Già da diversi anni, la FINMA e le banche svizzere hanno abbandonato la neutralità e applicano le sanzioni statunitensi. Infatti, se non si adeguano ai requisiti americani, si espongono a ripercussioni da parte di Washington. "Le sanzioni statunitensi non sono approvate dal Consiglio federale, ma la FINMA esige che le applichiamo alla lettera, pena l'avvio di un procedimento giudiziario", ha confidato al Blick un membro del consiglio di amministrazione di una banca svizzera.
La FINMA conferma di monitorare l'applicazione delle sanzioni statunitensi in Svizzera: "La FINMA si assicura che le banche dispongano di un'organizzazione adeguata e di un'efficace gestione del rischio. Ciò include, in particolare, l'identificazione, la limitazione e la gestione appropriata dei rischi legali e reputazionali associati alle sanzioni nazionali ed estere. Qualora la FINMA riscontri carenze in tal senso, può intervenire per violazione della normativa svizzera in materia di vigilanza". Tuttavia, se l'iniziativa di neutralità venisse accolta, la FINMA potrebbe trovarsi in una posizione difficile dato che non potrebbe conformarsi alle direttive americane per attenersi alla neutralità.
La FINMA e le banche hanno un alleato di peso nel Consiglio federale. Il Dipartimento federale delle finanze (DFF), guidato dalla Consigliera federale Karin Keller-Sutter, mette in guardia contro l'iniziativa sulla neutralità. Secondo il DFF, se l'iniziativa venisse accettata, danneggerebbe la reputazione del centro finanziario svizzero e avrebbe conseguenze negative per la politica economica del Paese. Un compromesso sembra irraggiungibile: mentre l'UDC insiste sulla rigorosa neutralità, le banche, le autorità di vigilanza e il governo mettono in guardia contro un'iniziativa rischiosa che potrebbe portare a gravi ripercussioni nei loro confronti.






