Il prossimo mese di settembre saremo chiamati a decidere qualcosa che va ben oltre una singola guerra, una crisi internazionale o i rapporti della Svizzera con questo o quel Paese. Dovremo decidere quale ruolo vogliamo continuare ad avere nel mondo.
Per me la risposta è chiara: una Svizzera indipendente, disponibile a collaborare con tutti, ma neutrale nei conflitti che contrappongono altri Stati.
Essere neutrali non significa essere indifferenti.
La Svizzera deve continuare a difendere la dignità umana, i diritti fondamentali e soprattutto le persone più deboli. Deve aiutare le popolazioni colpite dalle guerre, offrire assistenza umanitaria, promuovere il dialogo e mettere a disposizione i propri buoni uffici.
Ma proprio per poterlo fare in maniera credibile deve evitare di diventare essa stessa parte del confronto.
Per parlare con tutti bisogna poter essere ascoltati da tutti. Per mediare fra due parti bisogna conservare la fiducia di entrambe.
È questa, a mio modo di vedere, la grande forza della neutralità svizzera.
L'iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» vuole iscrivere più chiaramente nella Costituzione i principi che devono guidare questa politica: neutralità permanente e armata, nessuna partecipazione ai conflitti fra Stati terzi, nessuna adesione ad alleanze militari e regole più precise anche per quanto riguarda le sanzioni nei confronti degli Stati belligeranti.
I contrari sostengono che una simile definizione ridurrebbe il margine di manovra del Consiglio federale.
È proprio qui che sta il punto.
Un principio fondamentale come la neutralità deve poter cambiare a seconda delle circostanze politiche del momento oppure deve avere dei limiti chiari e riconoscibili?
Chi sostiene l'iniziativa sceglie la seconda strada.
La neutralità è credibile quando è prevedibile. Quando amici e avversari sanno che la Svizzera applicherà gli stessi principi indipendentemente dai protagonisti del conflitto.
Non una neutralità diversa a seconda di chi combatte.
Non una neutralità interpretata sulla base delle pressioni internazionali del momento.
Ma una neutralità chiara.
Questo non significa isolarsi dall'Europa o dal resto del mondo. Sarebbe assurdo pensarlo.
La Svizzera vive nel cuore dell'Europa e deve continuare ad avere ottimi rapporti economici, politici e culturali con i Paesi che la circondano. Dobbiamo collaborare con l'Unione europea, con gli Stati Uniti e con tutti i nostri partner internazionali.
Ma collaborare non significa allinearsi e cooperare non significa rinunciare alla propria indipendenza.
La nostra sovranità consiste proprio nella possibilità di decidere autonomamente ciò che riteniamo giusto per il nostro Paese.
Anche il Ticino deve far sentire la propria voce in questo dibattito.
Non contro l'Europa.
Non contro un Paese o un altro.
Ma a favore della Svizzera.
Di una Svizzera capace di aiutare senza diventare parte dei conflitti. Di difendere il diritto senza appartenere a un blocco. Di parlare con tutti senza dover chiedere a nessuno quale posizione assumere.
Nel corso della nostra storia abbiamo costruito qualcosa di raro: un piccolo Paese nel cuore del continente, democratico, federalista, prospero e indipendente.
Non dobbiamo chiuderci al mondo per conservarlo. Al contrario: dobbiamo continuare ad aprirci e a collaborare, mantenendo però saldamente nelle nostre mani la libertà di decidere.
Questa è la neutralità che voglio difendere.
Una Svizzera che non tace davanti alle ingiustizie, ma che non entra nelle guerre degli altri.
Una Svizzera che costruisce ponti invece di scegliere fronti.
Una Svizzera libera, indipendente e credibile.
Per questo il prossimo mese di settembre voterò SÌ all'iniziativa sulla neutralità.
Alessandro Mazzoleni
Avvocato e gran consigliere, Minusio










