A Stäfa, nel Canton Zurigo, un conducente dei Verkehrsbetriebe Zürichsee und Oberland (VZO) ha steso un tappeto da preghiera davanti al proprio autobus e si è inginocchiato rivolto verso la Mecca. La scena è stata fotografata alla fermata terminale Frohberg, sulla linea 880, verso le 8.30 di un mercoledì mattina di inizio luglio.
Secondo VZO, l’episodio è avvenuto durante una sosta prevista dall’orario e non ha causato ritardi né ripercussioni sul servizio. L’azienda ha comunque annunciato che chiarirà internamente la vicenda con il dipendente.
Il direttore Joe Schmid ha precisato che VZO rispetta la libertà religiosa, ma pretende che durante l’orario di lavoro sicurezza, compiti di servizio e affidabilità restino prioritari. Ha inoltre ricordato che per le attività personali o religiose durante le pause sono disponibili locali adatti e discreti.
La fotografia ha provocato la dura reazione del consigliere nazionale UDC Piero Marchesi. «STOP ALL’ISLAMIZZAZIONE DELLA SVIZZERA», ha scritto sui social, contestando chi continua a liquidare episodi simili come casi isolati o semplice allarmismo.
Marchesi collega la scena di Stäfa alle conseguenze culturali dell’immigrazione e al rifiuto dell’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni». La sua posizione è netta: quando comportamenti e simboli religiosi entrano nello spazio pubblico e nel servizio pubblico, il dibattito non può essere archiviato con una formula di rito.
Il punto non è negare la libertà di culto, ma stabilire limiti chiari sul luogo e sulle modalità. La stessa VZO ricorda di mettere a disposizione spazi riservati. Resta quindi la domanda: era davvero necessario trasformare la fermata e il piazzale davanti al bus nel luogo di una pratica religiosa visibile a tutti?
Fonte: Nau.ch; social PieroMarchesi







